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Itinerari

Pizzo Badile – Via normale

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L’itinerario di questa puntata ha come sfondo la Valmasino. Valle laterale della Valtellina, selvaggia e stupenda, essa è racchiusa da imponenti pareti granitiche che ne fanno il regno incontrastato di alpinisti ed escursionisti. Vette che trasudano storia ad ogni diedro e ad ogni placca.

La nostra proposta è una via di mezzo tra un itinerario estremamente alpinistico e la "passeggiata della domenica". Si tratta del pizzo Badile, esteticamente la montagna forse più bella del gruppo Masino-Bregaglia.

E’ raccomandabile compiere l’ascensione in due giorni, fermandosi a dormire alla capanna Giannetti, anche se chi vi scrive l’ha compiuta in giornata e vi può assicurare che il dislivello è significativo e si fa sentire.

Come si raggiunge la Valmasino
Da Milano si segue la ss36 che conduce fino a Colico, in località "trivio di Fuentes". Da li si svolta a sinistra e si seguono le indicazioni per Bormio-Tirano. Giunti in località Ardenno Masino si svolta a sinistra verso gli abitati di Cataeggio e Filorera. Una volta oltrepassati, la strada porta fino all’abitato di S. Martino Valmasino. Da qui si prosegue verso sinistra lungo una breve strada che porta in località "bagni del Masino", dove si lascia l’automobile e si parte per l’avventura.

Cenni storici
La via normale fu percorsa per la prima volta il 26 luglio del 1867. Dalla valle di Chamonix giunsero le guide F. e E. Devouassoud con l’americano W.A.B. Coolidge e conquistarono la vetta. Le due guide avevano già salito nel 1866 il Cengalo per la Cresta Ovest-Sud-Ovest (3367m) e la cima più alta della Bregaglia, la Cima di Castello (3392m), con l’aiuto di Freshfield, Tucker e Flurv

L’itinerario
Primo giorno – Bagni del Masino (mt. 1172) – Rif. Capanna Giannetti (mt. 2534)
Dai bagni del Masino le indicazioni portano rapidamenmte ad un bivio. A sinistra verso la valle dell’Oro e il rifugio Omio, a destra verso la capanna Giannetti. Si prende il sentiero di destra e subito inizia la salita. Ma da li a poco, una volta fuori dal bosco, lo spettacolo è grandioso.

Davanti e sopra di noi si apre l’anfiteatro glaciale della valle e in cima, svetta lui, il Badile. Ci troviamo alle "termopili", e da qui la salita è tutta all’aperto. Niente più alberi ma solo la maestosità dell’ambiente circostante. Ci vuole all’incirca un’ora e mezza, ma dopo la fatica si giunge alla "casera Porcellizzo". Di fronte a noi lo stupendo spigolo Vinci al Cengalo.

La meta sembra sempre più vicina, ma è un’illusione. Da qui al rifugio ci sono ancora 600 metri di dislivello, che si compiono su ampi panettoni che, alla fine di ognuno, regalano la sensazione che la capanna Giannetti sia sempre li, a portata di mano. In realtà non è così’e ci vuole almeno ancora un’altra ora e mezza prima di giungervi.

Il sentiero è sempre segnato con bolli rosso-bianchi e non c’è nessun pericolo di perdersi. Si può solo godersi la salita e, se fortunati, il sole e il cielo blu di una giornata estiva.

Secondo giorno – Rifugio Giannetti – vetta del Badile (mt. 3308)

Dislivello: 770
Difficoltà: PD (III+)

Dal rifugio si sale verso nord per pietraie puntando alla base dell’evidente speroncino roccioso che si protende dalla cresta sud del Badile. Si attacca sul suo lato occidentale un centinaio di metri sopra il piede, nel diedro che determina il suo punto d’unione col corpo della montagna.

Per un sistema di cenge si obliqua a destra raggiungendo la cresta dello speroncino per poi percorrerla tornando a sinistra Passati sotto uno strapiombo, a gattoni su cengia esposta, si sale per il camino che lo incide sulla sinistra (15 metri, III grado) sbucando presso la croce metallica dedicata agli alpinisti Castelli e Piatti.

Salire per canalini e cenge erbose per circa 80 metri finché le tracce di passaggio raggiungono l’inizio di una evidente cengia che, in discesa obliqua a destra e porta alla base di un marcato canale. Risalire il canale per circa 60 m usando in parte anche la sua sponda destra poi uscire a sinistra seguendo una rampa di belle lame che porta sul filo della cresta sud.

Seguire il crinale per circa 40 metri per poi traversare a destra per facile cengia entrando nel canalone principale e risalendolo per circa 70 metri. Uscirne a sinistra, sfruttando un canaletto-camino, e tornare presso la cresta per abbandonarla subito rientrando a destra e arrampicando per una serie di facili canalini intervallati da placchette che adducono alla cengia terminale di blocchi che, in diagonale verso destra porta poco sotto la cresta sommitale che si raggiunge in breve.

Attenzione!
Per evitare problematiche corde doppie, in discesa ricordarsi della cengia che, alla base del profondo canale, risale (salendo la si è discesa) verso destra avvicinandosi alla cresta sud. In discesa si è infatti portati a pensare che la via scenda direttamente lungo la parete sud, anche se in realtà non è così.

Nota:
la via di discesa è attrezzata con anelli fissi di calata utili in condizioni di tempo cattivo o con neve. 
 
Massimiliano Meroni
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