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Storia dell'alpinismo

La “meringa” del Gran Zebrù (3)

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L’ultima puntata vedeva Kurt Diemberger e gli austriaci insieme sotto alla meringa. In questa puntata la fase finale della conquista. Il racconto di una scalata su ghiaccio ai limiti della follia.

La progressione sulla "pancia" strapiombante della meringa è possibile grazie all’ausilio delle staffe. Ma la situazione non è certo tranquilla. Kurt è appeso con un piede sul vuoto, con la faccia schiacciata al ghiaccio che lo sovrasta.

Ma dopo interminabili momenti, che passano come ore, il primo rigonfiamento è vinto. Un attimo solo di sosta per riprendere fiato e una certezza: da li indietro non si torna. Si può soltanto proseguire.

Ma la seconda "pancia" è alquanto diversa dalla prima. E’ composta di strati di neve compattata dal vento. E’ la parte più recente della meringa. E qui i chiodi faticano non poco a tenere.

Alla certezza di avere realizzato un appiglio valido segue la delusione e lo spavento quando il chiodo cede. Costringendo Kurt a manovre da funambolo per mantenere l’equilibrio.

"Talora inserisco fra gli strati di neve il manico della piccozza. Con un movimento circolare scavo un buco e vi infilo il braccio fino al gomito. Stringo il pugno, carico, mi tiro su. E ripeto l’operazione dall’altra parte. Una fatica immensa". Sono le parole di Diemberger, tratte dal suo ultimo libro "Passi verso l’ignoto".

Non è più arrampicare. La sfida è un arrangiarsi alla belle e meglio per raggiungere la cima. E’ uno strisciare verticalmente con il corpo schiacciato alla parete. Rimane un solo chiodo da ghiaccio. Ma non si può piantare, serve per la progressione.

All’improvviso una voce dal basso. E’ Hannes che chiede se va tutto bene. E le sue parole tradiscono l’ansia. Al freddo e su di un piccolo terrazzo in una posizione scomoda, l’austriaco sta garantendo la sicurezza ormai da ore a Kurt. Le sue condizioni non devono essere certo delle migliori.

Poi, finalmente, dopo l’ultimo sforzo la gioia più grande. La corona del Re. Kurt sbuca sulla cima inondata dal sole e inizia le manovre per far salire anche gli altri due. Quando finalmente sono su tutti e tre, può scoppiare l’allegria. E la consapevolezza di aver compiuto un’impresa ai limiti delle possibilità umane.

In fondo una nota di cronaca. La notte tra il 3 e il 4 giugno del 2001 segnò la fine della meringa gigante. Mentre imperversava un violento temporale, gli abitanti di Solda udirono un boato fragoroso.

Il mattino seguente la scoperta. Le migliaia e migliaia di tonnellate di ghiaccio che la componevano erano precipitate a valle, giu per i 700 metri della parete nord. E con essa la splendida impresa di Diemberger e dei due austriaci.

 
Massimiliano Meroni
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