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Storia dell'alpinismo

La “meringa” del Gran Zebrù (2)

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Dalla gioia per la conquista dell’interno della "meringa" alla delusione il passo è però breve. Dal punto di sosta improvvisato Kurt e Albert scrutano la cima. Non più di 15 metri li separano dall’impresa.

..ma da li non si ha nessuna speranza di passare.La neve è inconsistente e i chiodi non tengono. E la giornata sta rapidamente volgendo al termine.

E’ ora di tornare. Così, con la delusione nel cuore, i due si avviano a ritroso, metro per metro, tagliando verso la cresta di Solda.

Ma ad un tratto un particolare colpisce Kurt. Proprio sotto al tetto della meringa, spostato rispetto al punto raggiunto, vi è forse l’unico punto debole. Tre sporgenze strapiombanti che però sembrano di ghiaccio buono. Il segreto sembra quello. Salire fin sotto al tetto e traversare su di una cengia infida per cercare lo spazio di passaggio e superare lo strapiombo.

E’ la svolta, la fiamma che accende il lume della voglia di conquista. Ma la partita è rimandata a data da destinarsi. Le vacanze di Albert sono terminate e Kurt si ritrova solo, con in mano la chiave per accedere alla "corona del Re".

I giorni passano, senza che nessuno dia la disponibilità per tentare qualcosa che ai più sembra una follia. Una soluzione ci sarebbe. Andare da solo, con un’assicurazione dall’alto, dalla vetta. Ma l’etica alpinistica si oppone a una cosa simile. La corda deve necessariamente arrivare dal basso.

Quando però, le speranze sono ormai ridotte al lumicino, inaspettata, ecco una botta di fortuna. La ricerca di un compagno di cordata termina grazie a due ragazzi austriaci, saliti per tentare la cresta di Solda bivaccando in tenda.

In un attimo l’accordo. La mattina seguente i tre si sarebbero ritrovati sulla cresta, pronti a traversare per portarsi al di sotto della meringa.

Ma si sa, in quegli anni le comunicazioni a distanza in montagna erano impossibili, ed è così che, fraintendendo gli accordi, i due attaccano la parete nord, integralmente.

Inutile descrivere lo sconcerto di Kurt, resosi conto di quanto stava accadendo dal rifugio Schaubach, a due ore di distanza dalla loro tenda. Con una corsa frenetica in poco tempo è sulla vetta e il contatto è stabilito poco dopo dalla cresta di Solda.

Herbert e Hannes, gli alpinisti austriaci, avevano frainteso Kurt e contavano, una volta salita fin li la parete, di traversare e di aspettarlo al luogo dell’appuntamento. Ma la situazione era nel frattempo cambiata. Rimasti con troppo pochi chiodi da ghiaccio, e con un martello inservibile, i due erano praticamente bloccati alla sosta.

Kurt avrebbe dovuto traversare da solo fino alla meringa, senza assicurazione, e con settecento metri di scivolo di ghiaccio sotto ai piedi. Un’impresa eccezionale. Ma, passo dopo passo, con il cuore in gola e la tensione alle stelle, anche questa è portata a termine. Il desiderio della meringa è più forte di tutto.

Mezz’ora di manovre di corda è il tempo richiesto perchè tutti e tre siano ancorati ad un punto saldo. E finalmente Kurt può passare in testa alla cordata manovrando sotto allo strapiombo per tentare di superarlo. Ad Herbert e Hannes toccheranno ore di attesa, interminabili, al freddo e a 3800 metri di quota. Ma questo già lo sapevano.

Ora la salita ha un senso per tutti, per gli austriaci, che la compiono integralmente in una giornata. E per Kurt, che, seppure effettuandola in due salite distine, è colui che ne ha svelato il mistero.

 
Massimiliano Meroni 
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