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Alpinismo

Unterkircher: ma quale sacrilegio? I monaci ci aiutano a scalare

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SICHUAN, Cina — Con la limpidezza e la serenità di sempre, Karl Unterkircher risponde alle polemiche di chi, nei giorni scorsi, lo aveva additato di superficialità per aver scalato una montagna considerata sacra agli abitanti del Sichuan. E dire che, mentre in occidente si stracciano le vesti gridando allo scandalo, i monaci stanno aiutando gli alpinisti ad allestire i campi alti per la seconda scalata della spedizione, dopo quella (incriminata) al Mount Genyen.

Unterkircher, pensa di aver peccato di superficialità nello scalare il Mount Genyen?
Anche l’Ama Dablam è una montagna sacra per i monaci di Tiengboche, eppure numerosi scalatori, ogni anno, salgono in cima senza destare alcun malumore. Anche il Kanchenjonga, terzo ottomila della terra, è considerato sacro. Infatti, gli alpinisti che vi salgono rimangono sempre 5 metri sotto la cima. E’ la stessa cosa che abbiamo fatto noi, evitando di calpestare il punto sommitale del Genyen. Perciò non riteniamo di aver violato proprio nulla.
 
Tra l’altro, non siamo i primi alpinisti a visitare queste cime sacre. Ricordo che la scalata al Genyen era già stata tentata nel 1988 dai giapponesi, che può darsi abbiano raggiunto la cima, anche se sul versante opposto al nostro.
 
Come risponde alle accuse di mancanza di rispetto verso la cultura locale?
Il sacro è qualcosa di personale e di relativo, il rispetto reciproco è la cosa più importante. Con i monaci di questo luogo abbiamo costruito un rapporto bellissimo, e stiamo con loro tutti i giorni. Si sono così affezionati che ci stanno aiutando a raggiungere anche i nostri prossimi obiettivi alpinistici.
 
In che modo?
Per esempio ci hanno dato una grossa mano a montare il campo alto della via che stiamo aprendo in questi giorni. Prima, in paese, ci hanno aiutato a trovare i cavalli e poi ci hanno accompagnato su con due portatori.
 
Quindi non hanno fatto nessuna critica alla vostra scalata?
No. Anzi, il fatto che siamo alpinisti gli piace molto. Quando siamo arrivati ci guardavano un po’ storto perché pensavano che fossimo esploratori in cerca di minerali: l’idea che scavassimo nelle loro montagne non li ispirava granchè. Da quando invece hanno scoperto che le montagne, noi, cerchiamo di scalarle, gli siamo piaciuti molto. Incuriositi, hanno iniziato a socializzare. Anche se continuano a ritenere impossibile che qualcuno possa salire così in alto!!
 
Come prosegue la vostra spedizione?
Dopo il Genyen, abbiamo cambiato disciplina. Stiamo completando una via di arrampicata sul Sas-Hung, la seconda montagna più alta del gruppo, alta circa 5.700 metri. E’ tutta su roccia verticale. Durissima. Siamo arrivati a circa tre quarti di parete, speriamo di concluderla entro il 5 giugno, quando dovremo iniziare il cammino di ritorno.
 
Ha intenzione di tornare in questi luoghi?
Se non faremo in tempo a chiudere la via, dovremo per forza… A parte gli scherzi, ieri abbiamo fatto un giro di ricognizione in un’altra valle vicina. Dovunque andiamo, troviamo posti stupendi. E la gente lo è ancora di più. Tornare, sarebbe sicuramente bellissimo.
 
Sara Sottocornola
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