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Della Bordella: Daniele mi ha invitato al Mummery. È come un fratello maggiore

Daniele Nardi con Matteo Della BordellaDaniele Nardi con Matteo Della Bordella. Foto Archivio Della Bordella

Le mani sono ancora doloranti per quell’elegante scalata che l’ha portato in vetta al Cerro Torre passando per la storica via dei Ragni. Una salita cancellata, messa in secondo piano, non appena arrivato al El Chalten. Riacceso il cellulare dopo dieci giorni di latitanza dal mondo la notizia che riempie la testa e il cuore è solo una: Daniele Nardi e Tom Ballard sono dispersi sul Nanga Parbat. “Il mio cuore oggi piange, tieni duro amico mio ci sono tante scalate che vorrei ancora fare insieme” scrive sui suoi canali social il presidente dei Ragni di Lecco Matteo Della Bordella che, con Daniele Nardi ha condiviso, negli ultimi anni, alcuni piacevoli momenti di scalata sul Gran Sasso, ma anche sulle Alpi Occidentali.

“Ero contento per Daniele e Tom, sembrava quasi che si fossero trovati. C’era una grande intesa tra di loro” ci racconta l’alpinista lecchese. “Mi ha invitato ad andare con lui al Mummery, forse già sapendo che era una causa persa perché quell’alpinismo è davvero lontano da quel che faccio io. Nonostante questo ho sempre ammirato tanto questa sua grande determinazione, questo suo grande sogno che ha cercato di raggiungere dimostrando che non ha importanza il pensiero degli altri, che non ha importanza quel che è successo prima.”

“Il sogno di Daniele era il Mummery in inverno con uno stile pulito, una salita da provare senza la paura del fallimento. È difficile rimettersi in gioco come ha saputo fare Daniele, mostrando una forza che ho sempre ammirato.”

“La via un po’ mi incuriosiva, molte volte gli ho chiesto informazioni sullo sperone”. Daniele lo conosceva come le sue tasche, conosceva i rischi e la probabilità di successo. “Nell’alpinismo ci sono rischi che noi dobbiamo conoscere ed essere disposti ad accettare, lui li conosceva. Me ne ha parlato diverse volte, io gli ho chiesto più volte. Era consapevole e sapeva. Purtroppo è capitato e non possiamo fare altro che accettare”.

Seppur distanti nello stile e nell’alpinismo Matteo in Daniele ritrova un po’ se stesso. “In lui riconosco alcuni aspetti della vita e tra gli himalaysti che ho avuto la fortuna di conoscere, devo ammetterlo, Daniele è certamente l’unico con cui sono riuscito a creare un legame. Lo vedo un po’ come un fratello maggiore”. I due si conoscono dal 2010 quando hanno avuto l’ambizione di organizzare insieme una spedizione in Pakistan, un sogno purtroppo rimasto nel cassetto. “Siamo però sempre rimasti in contatto e, dopo esserci conosciuti di persona, abbiamo iniziato a fare qualche esperienza in montagna. Qualche piccola via, una giornata in falesia o un allenamento di corsa. Nell’ultimo anno siamo poi stati insieme sugli Appennini e poi Daniele è ha partecipato al campeggio dei Ragni a Courmayeur”. Uno scambio culturale alpinistico che ha avvicinato queste due realtà, l’una alpina e l’altra appenninica, a mostrare come non sia il luogo di nascita quanto la determinazione, l’impegno e la passione a contare veramente in questo mondo fatto di verticalità ed effimeri appigli.

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1 Comment

  1. Ecco le parole giuste in queste situazioni. Espresse liberamente, da chi conosce Daniele e il suo vissuto, perché condiviso. Parole che hanno un senso e , se serve, danno conforto. Il resto è da soloni

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