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Nuova perturbazione in arrivo su Nanga e K2. Filippo Thiery: “Un anno molto nevoso ma niente di unico”

Filippo Thiery, meteo, Nanga, K2, cambiamento climatico, inverno, perturbazioniTom Ballard durante la salita a C2 sul Nanga Parbat lo scorso 15 febbraio. Il maltempo non abbandona la montagna. Foto FB @Daniele Nardi

Dopo un inizio di settimana perturbato che ha visto ferme a campo base tutte le spedizioni invernali in corso sul Nanga Parbat e K2, negli ultimi giorni tutte le squadre si sono mosse verso i campi più bassi, approfittando delle precipitazioni nevose non intense.

La coppia Nardi-Ballard ha raggiunto C2, una vera e propria toccata e fuga con rapido rientro al CB a causa del maltempo. Il team russo-kazako-kirghiso ha trasportato materiale a C1, per essere pronti non appena la tanto agognata finestra di bel tempo si deciderà ad arrivare. Strategia seguita anche dalla squadra di Txikon.

Cosa c’è da aspettarsi per i prossimi giorni? Riusciremo a vedere gli alpinisti nuovamente in azione verso i campi più alti? Lo abbiamo chiesto ancora una volta a Filippo Thiery, meteorologo del programma Geo e specialista di previsioni sugli Ottomila e riferimento ufficiale di Daniele Nardi in ogni sua spedizione sul Nanga Parbat.

 

Prima domanda. Cosa ci dicono le previsioni per i prossimi giorni. Arriverà finalmente una finestra di bel tempo?

La perturbazione d’inizio settimana si sta esaurendo. Diciamo che venerdì è stata una giornata discreta, per sabato attendiamo un’altra giornata buona, anche se i venti si vanno intensificando. Ma domenica 17 inizierà in maniera debole o moderata una nuova finestra di tempo nevoso. I venti saranno piuttosto forti in quota, soprattutto dal 17 e 18 in poi. In sintesi il 15 e 16 febbraio rappresentano, come già capitato nelle scorse settimane, una finestra breve di bel tempo. La nuova fase perturbata dovrebbe durare dal 17 al 22, andando a interessare dunque gran parte della prossima settimana.

L’ipotesi su cui si può lavorare, su cui gli alpinisti faranno bene a puntare gli occhi, potrebbe essere rappresentata dal prossimo weekend in cui, potenzialmente, potrebbe aprirsi una finestra di qualche giorno di bel tempo che consentirebbe agli alpinisti impegnati su ambedue le montagne di lavorare a qualcosa di importante. Parliamo di un segnale all’orizzonte, sfocato e dunque da mettere a fuoco nei prossimi giorni, nella speranza che si possa aprire una fase di 3, 4 o 5 giorni di tempo stabile. La durata non si può definire al momento. Dobbiamo tenere conto però di un elemento importante, ovvero che dire tempo stabile non equivalga a dire tempo ottimale per una salita. Bisogna infatti considerare anche la variabile del vento, che non è detto sia debole.

Per i prossimi giorni insomma possiamo al massimo aspettarci qualche capatina ai campi bassi.

Esattamente. Neve e vento non consentiranno di fare molto di più. La cosa positiva è che in questi ultimi giorni non ci sono stati grandi accumuli e dunque si spera che gli ultimi apporti di neve non abbiano determinato un aumento del rischio di valanghe e scarico della montagna.

La perturbazione del 17 interesserà dunque allo stesso modo sia il Nanga che il K2?

Diciamo che arriverà qualche ora prima sul Nanga, perché sta raggiungendo il Pakistan da Ovest. In qualche modo possiamo dire che sia legata a quell’insieme di sistemi perturbati che si trovano al momento tra il Mar Nero e il Mediterraneo orientale, in cui sono anche confluiti gli impulsi perturbati che hanno interessato il Sud Italia negli ultimi giorni. La parte meridionale sta interessando la Siria e  il Libano, spostandosi verso l’Iraq. La parte settentrionale invece è tra Turchia e Armenia e nei prossimi giorni proseguirà sulla medesima latitudine, raggiungendo l’Iran, l’Afghanistan e quindi il Pakistan.

Manca poco alla fine del mese. Cambierà qualcosa in termini meteorologici con l’arrivo di marzo?

Con l’arrivo di marzo le temperature si fanno relativamente meno rigide. Senza andare a toccare la polemica tra le varie scuole di pensiero alpinistiche sulle date di inizio e fine dell’inverno, gennaio e febbraio sono senza dubbio i mesi più freddi dell’anno. Per convenzione parliamo di trimestre invernale, quindi tocca o aggiungere una coda a questi due mesi, a marzo o a dicembre, ma in ogni caso, che sia prima o dopo, in queste due code attorno al bimestre centrale dell’inverno le temperature sono meno rigide.

Una domanda delicata. La presenza durante questo inverno di finestre di bel tempo così rare e decisamente brevi, è da considerarsi una anomalia?

Ho avuto modo di affrontare l’argomento con Daniele Nardi pochi giorni fa. Ottimista come sempre ma un po’ perplesso sui lunghi tempi di attesa al campo base. Ci siamo messi a ragionare sulle situazioni cui ci siamo trovati di fronte negli scorsi anni, scoprendo che in realtà di anomalo non ci sia proprio nulla.

Negli ultimi anni sono state due le finestre di bel tempo più lunghe e importanti cui ci siamo trovati di fronte. La prima è stata quella sfruttata da Daniele con Txikon e Sadpara nel 2015, quando sfiorarono la vetta del Nanga, ed eravamo già a metà marzo. Una finestra giunta dopo settimane trascorse a campo base, 40 giorni con poche sortite a C2 e rapidi rientri a causa delle continue valanghe. La seconda  finestra è invece rappresentata da quella usata da Txikon, Sadpara e Moro nel 2016, anche in quel caso arrivata a fine mese, dopo un lungo periodo di febbraio in cui gli alpinisti erano riusciti a fare ben poco. E fu una finestra clamorosa, durata quasi un mese, per gran parte del mese di marzo praticamente.

Quindi che l’inverno sia caratterizzato da settimane nevose e proibitive in termini di attività limitate ai campi più bassi, seguite poi da finestre meteo di bel tempo prolungate, non rappresenta un’anomalia.

Marzo può essere dunque definito più stabile di febbraio in termini meteo?

Questo non possiamo dirlo, per il semplice fatto che non disponiamo di uno studio climatologico in grado di fornirci una valutazione scientifica obiettiva. Servirebbero dati idonei per fare delle elaborazioni di 30 anni e purtroppo in quelle aree del mondo non esiste una stazione meteo che raccolga dati. Sono gli alpinisti impegnati nelle loro spedizioni a fornirci informazioni, quindi non possiamo andare molto indietro nel tempo.

L’esperienza di questi ultimi anni ci consente di dire che questo è stato un anno molto nevoso ma niente di unico.

Quindi non possiamo azzardare di parlare di cambiamenti climatici…

Sulle montagne himalayane, se vogliamo parlare di cambiamenti climatici, conviene prendere in considerazione non tanto il meteo quanto le sentinelle del clima, ovvero i ghiacciai. Ho letto negli scorsi giorni un vostro articolo sulle ricerche condotte nell’ambito della spedizione di Txikon, con un resoconto degli ultimi studi sull’impatto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai himalayani, che è decisamente fuori scala rispetto a ciò che si può osservare negli altri ecosistemi. Gli effetti sullo stato di salute dei ghiacciai si vedono infatti prima e si vedono anche a valle, considerando che essi rappresentano le nostre torri d’acqua. Tutto ciò che avviene in quota ce lo troviamo poi a valle.

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