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A caccia di trofei… per vanità e soldi

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Un esemplare di ibex – Foto FB @Rawalpindi Road Riders “RRR”

Abbiamo lavorato per definire le regole di gestione del Central Karakorum National Park che nasceva attorno al K2: il parco con altezza media più elevata al mondo, con un’ampiezza di 10.000 kmq, con al suo interno ben quattro montagne di 8000m e ghiacciai che danno acqua a quasi un miliardo di persone fra Pakistan e India.

Un patrimonio unico da preservare con la massima attenzione.

Per questo abbiamo organizzato per 10 anni attività di pulizia sui ghiacciai interni al parco, dove abbiamo raccolto e trasportato a valle oltre 100 tonnellate di rifiuti lasciati dalle spedizioni alpinistiche e dai trekking con la compiacente disattenzione degli alpinisti occidentali, che di queste cose hanno cura e attenzione solo sulle montagne di casa (spesso neppure su quelle!).

Certo, un piano di gestione deve essere sostenibile nel tempo e per questo abbiamo stabilito delle regole per garantire ai 150 villaggi che sono localizzati vicino ai confini del parco, che hanno diritto di uso delle risorse all’interno dello stesso, una quota degli introiti ricavati con le tasse di ingresso al parco stesso.

Questa quota però non è mai stata distribuita per le solite difficoltà legate alla burocrazia e alla “gestione” di questi fondi che sono ancora in banca, generando molta disaffezione da parte delle comunità locali che vedono nel Parco non un beneficio, ma solo un impedimento per lo sviluppo delle economie povere dei villaggi.

Una delle altre opportunità previste di finanziamento delle comunità era legata all’introduzione in alcune valli del meccanismo del “trophy hunting nel rispetto di due le regole: la concessione doveva essere assegnata previo censimento degli animali esistenti che ne garantisse un sovrannumero e un buono stato di crescita; l’obbligo da parte delle comunità di investire la quota loro assegnata (80 % del totale della quota a carico del cacciatore) per attività di protezione ambientale.

Queste le regole, ma la realtà è ben diversa!

I censimenti vengono eseguiti senza un criterio preciso e tutte le valli intravedendo i possibili ricavi hanno fatto domanda per entrare nel circolo del trophy hunting. Non un dollaro è stato reinvestito, ma soprattutto si è accesa una pesante lotta fra le diverse valli per avere assegnati degli animali da abbattere con il beneplacito del dipartimento delle foreste.

La cosa gravissima è che mentre l’ibex (lo stambecco locale da cui era partita l’idea del trophy hunting) ha una popolazione molto numerosa nel parco e pertanto una decina di abbattimenti all’anno potevano essere per certi aspetti accettabili con tutte le criticità emerse, il markhor è specie in via di estinzione con pochissimi esemplari che si concentrano in poche valli della parte più meridionale del parco.

La differenza sta anche nel costo del trofeo che passa da meno di 10.000 dollari a oltre 100.000 che accelera gli interessi di molti.

Negli anni scorsi sono successe anche delle vere e proprie guerre tra villaggi che si contendevano la paternità della localizzazione di dove veniva abbattuto il markhor e sempre più valli hanno ottenuto dei capi da abbattere: un vero disastro!

Cosi, per gli ibex sono rimasti i cacciatori normali, per i markhor si muovono solo i cacciatori ricchi che in inverno si vanno a procurare un trofeo senza la minima fatica sparando direttamente dalla jeep.

Certo che di manie nel mondo ce ne sono tante: quella di collezionare trofei è una di quelle, simile per certi versi a quella di esporre a casa l’attestato di aver salito la montagna più alta del mondo senza badare minimamente alle conseguenze ambientali che questo ha comportato.

C’è la totale attenzione se gli abitanti locali abbattono di frodo un ibex dato che ogni tipo di caccia è vietato nel parco, ma invece vengono sempre più frequentemente concessi permessi di caccia a pagamento per i forestieri che garantiscono elevati introiti per pochi fortunati e tanti illeciti senza assolutamente pensare che danni si arrecano ad un ecosistema fragile come quello delle montagne del Karakorum.

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