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Lo studio sui ghiacciai del Karakorum e dell’Himalaya è un patrimonio italiano. Ma facciamo finta di non saperlo

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Il Corriere della Sera scrive in questi giorni che i ghiacciai dell’Himalaya e del Karakorum sono a rischio e che possono sciogliersi entro il 2100. Bella scoperta.

Le informazioni gli provengono da una ricerca dell’ICIMOD, un’istituzione internazionale con sede a Kathmandu che si occupa delle montagne del Karakorum, dell’Hindu Kush e dell’Himalaya.

L’Associazione EvK2CNR, che da 30 dialoga con ICIMOD, si occupa di monitorare, studiare ed elaborare modelli sull’evoluzione dei ghiacciai di quella regione. I suoi dati, ricavati da osservazioni sul terreno con complesse campagne di monitoraggio e poi validati, sono tra i pochi attendibili che possono essere utilizzati per supportare quelli dei satelliti.

Glaciologi come Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti, tra i maggiori esperti europei, insieme ai loro collaboratori dell’Università di Milano ed europei di altissimo livello – come Christoph Mayer della Bavarian Accademy, Elisa Vuillermoz e Giampietro Verza di EvK2CNR – hanno consentito agli organismi internazionali come ICIMOD di fare il loro lavoro di divulgatori territoriali e scientifici di ricerche in buona parte anche italiane.

Stupisce un po’ che il Corriere della Sera non si sia ricordato che il primo catasto dei ghiacciai del Karokorum, pubblicato lo scorso anno da EvK2 CNR con l’Università di Milano e che raccoglie dettagliate informazioni di oltre 600 ghiacciai del Karakorum nella regione del K2, è frutto del lavoro di questo gruppo di scienziati e italiani.

Non è un caso l’UNDP (United Nation Development Programme), il governo del Pakistan e della regione del Gilgit Baltistan abbiano chiesto nei mesi scorsi a EvK2CNR di completare il catasto dei ghiacciai includendovi quelli di tutto il Pakistan, che sono oltre 5000 come scrive correttamente il Corriere, e il cui scioglimento più o meno rapido (risente anche di situazioni regionali) determinerà grandi sconvolgimenti nelle zone a valle delle grandi riserve idriche glaciali d’alta quota. Basti pensare che l’Indo è tributario dei ghiacciai per oltre il 40% della sua acqua.

Di questi giorni poi la richiesta del Governo locale del Gilgit-Baltistan a EvK2 CNR di affiancarsi ad alcuni istituti e centri pakistani per monitorare e valutare i rischi per la popolazione del rapido scivolamento di due grandi ghiacciai a nord della cittadina storica di Karimabad, nella valle Hunza. Sono ghiacciai enormi che scivolano in basso alla velocità di 5-6 metri al giorno e provocano il rischio di formazione di laghi glaciali e del loro immediato collasso con conseguenti inondazioni a valle.

Dimenticavo anche che i dati glaciologici della regione dell’Everest sono un patrimonio storico di EvK2CNR e più recentemente dei glaciologi francesi del CNRS di Grenoble che si appoggiano alle strutture tecnologiche del Laboratorio Osservatorio Piramide, abbandonato negli ultimi anni dalla burocrazia del CNR e tenuto vivo da EvK2CNR e dalla volontà di ricercatori italiani e internazionali.

Infine, da un punto di vista fotografico, scientifico e divulgativo basta pensare a cosa sta facendo Fabiano Ventura, anche lui in missione qualche anno fa con EvK2CNR e oggi grande fotografo e comparatore temporale dei ghiacciai del mondo.

Certo, maggiore attenzione alle eccellenze scientifiche italiane da parte delle istituzioni ministeriali   scientifiche e diplomatiche (e forse anche da parte dei divulgatori del nostro Paese) non guasterebbe.

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