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La riflessione di Rolando Garibotti dopo gli incidenti in Patagonia: “Buoni samaritani e responsabilità”

alpinismo, patagonia, garibottiFoto @ CC BY 2.5 – commons.wikimedia

Le numerose tragedie avvenute nelle ultime settimane sul Fitz Roy, con tre alpinisti morti in un tentativo di salita e due incidenti molto gravi (una statunitense sul Cerro Torre e un giapponese), continuano a innescare profonde riflessioni sui rischi dell’alpinismo patagonico e sulla particolare attenzione che tocca dedicare alle previsioni meteorologiche.

Dopo il lungo post riflessivo dei fratelli Pou, pubblicato sulla loro pagina FB qualche settimana fa, un’altra autorevole voce si leva per sensibilizzare gli alpinisti al non abbassare mai la guardia quando ci si appresta a salire una vetta in Patagonia. È quella di Rolando Garibotti,  nome storico dell’alpinismo patagonico, che ha deciso di condividere con i follower della pagina Facebook Patagonia Vertical, le sue considerazioni in merito in un lungo post intitolato “Buoni samaritani e responsabilità

La serietà di queste montagne e il loro clima richiedono di scegliere obiettivi che corrispondano al nostro livello di abilità e alle condizioni – afferma in apertura del suo lungo post Garibotti, scegliendo delle parole che ricordano esattamente quelle usate dai fratelli Pou  –  “Non basta essere pronti ad affrontare le difficoltà solo se tutto va bene, bisogna avere il giusto know-how per affrontare ogni possibile eventualità”.

A partire da una accurata analisi degli errori alla base del verificarsi degli incidenti delle scorse settimane, Garibotti procede nel definire un elenco di ciò che non può mancare a una cordata impegnata su una vetta patagonica, sia in termini materiali che comportamentali.

In primo luogo bisogna dotarsi di un telefono satellitare o almeno di una radio VHF. La mancanza di idonei mezzi di comunicazione da parte di due delle cordate coinvolte nelle tragedie ha reso complessi i soccorsi. “È probabile che una delle morti si sarebbe potuta evitatare”, si legge chiaramente nel post.

Altro punto importante, come sottolineato già dai Pou, è il meteo. “È indispensabile imparare a leggere con precisione le previsioni meteo”.. il famoso venerdì nero (18/1) in cui si sono verificate le tre morti per ipotermia sul Fitz Roy, decisamente non era una giornata da scalate.

Terzo elemento importante risulta essere anche per Garibotti quello del soccorso in Patagonia. Gli interventi nell’area non risultano agevoli come siamo abituati ad immaginarli sulle Alpi: molto spesso non sono disponibili elicotteri e i soccorsi giungono a piedi, impiegando giorni di cammino. I salvataggi portati a termine nelle scorse settimane, con l’ausilio di due elicotteri, hanno consentito di evitare due ulteriori morti, ma vanno considerati dei casi particolari e fortunati. A piedi sarebbero serviti ben 4 giorni per portare i feriti gravi in ospedale.

Ogni operazione di salvataggio coinvolge numerose persone e mette a serio rischio la vita degli operatori. Garibotti fa il nome dell’alpinista spagnolo Jesus Gutiérrez, di recente rimasto gravemente ferito durante le operazioni di soccorso sul Fitz Roy a causa di una caduta. Così come ricorda la morte di Paolo Argiz, un pilota di elicottero deceduto nel 2014 mentre cercava di salvare uno scalatore.

Un ruolo centrale, spiega Rolando, è svolto dalla Comisión de Auxilio Centro Andino El Chalten, che “svolge da vent’anni un lavoro lodevole, avendo fatto salvataggi fino ai luoghi più reconditi. I suoi responsabili sono riusciti a creare uno spirito di squadra da samaritani”. Come affermato anche dai fratelli Pou, anche Garibotti sottolinea che è pensando a questi veri e propri salvatori che bisogna prepararsi ad affrontare ogni esperienza in Patagonia, scegliendo un obiettivo che tenga conto delle condizioni della montagna, il meteo e le proprie capacità.

“Siamo fortunati di avere libertà completa di fare alpinismo in questa zona, ma la libertà è sempre associata a responsabilità. Sta a noi preservare questa libertà”.

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