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Linea Appennino 1201, l’arte di Angelo Bellobono – di Stefano Ardito

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C’è un’arte che nasce dalla montagna, dalla sua conoscenza, dalla fatica sui sentieri. Un’arte nella quale anche la terra, raccolta pazientemente di vetta in vetta, può diventare colore ed essere utilizzata su un quadro. 

Lo dimostra Angelo Bellobono, pittore e maestro di sci che è nato a Nettuno sul litorale laziale, vive e lavora a Roma, ma che come maestro e allenatore di sci ha frequentato le Alpi italiane e francesi, l’Argentina e le montagne del Marocco. Come artista Bellobono ha lavorato a New York e nel New Jersey, sulla costa orientale degli Stati Uniti, dove ha raccontato la storia dei Ramapough-Lenape, i nativi che nel 1624 hanno venduto l’isola ai coloni olandesi. 

Le due anime (l’artista e il maestro di sci) di Bellobono si sono invece incontrate sull’Alto Atlante, in Marocco. Nel quadro del progetto Atla(s)now, oltre a lavorare alla formazione di maestri di sci e guide locali tra l’Oukaimeden e Imlil, il pittore arrivato da Roma ha promosso la realizzazione di opere d’arte importanti. In un altro progetto, Io sono futuro, Bellobono ha promosso l’arte e lo sci tra i ragazzi delle scuole di Arquata del Tronto, di Amatrice, e degli altri centri dell’Italia centrale duramente colpiti dalle scosse di terremoto del 2016.  

La mia mostra Linea Appennino 1201 prende lo spunto da un viaggio, che ho effettuato nell’estate 2018” spiega Angelo Bellobono. “L’Appennino, spina dorsale d’Italia che si affaccia nel Mediterraneo, dalla Calabria alla Liguria si allunga per 1201 chilometri”. 

Il viaggio di Bellobono non è iniziato allo Stretto di Messina ma da Campo Tenese, ai piedi del Pollino. Dopo aver salito la Serra Dolcedorme, che con i suoi 2266 metri è il punto più alto del massiccio, l’artista romano ha raggiunto in auto il Matese, dove ha salito la Gallinola, la vetta più elegante della zona. Poi, dai 2242 metri della Meta, dove s’incontrano Lazio, Abruzzo e Molise, Bellobono ha compiuto un lungo trekking verso nord, in direzione dei 2912 metri del Corno Grande e dei 2473 del Vettore, sui Monti Sibillini. Altri trasferimenti su strada e altre camminate lo hanno portato sui 2165 metri del Cimone e sui 1809 del Maggiorasca, le vette più alte dell’Appennino emiliano e ligure. 

Su ogni cima Angelo Bellobono ha raccolto della terra, che poi ha usato per impastare i suoi colori. Con quelli ha dipinto Monte Appennino, la grande tela che accoglie il visitatore all’ingresso della galleria AlbumArte, nel quartiere Flaminio di Roma. 

Dipingo per tornare a casa. La pittura è la mia mappa di sudore, vento, freddo, sole, salite e discese, è la costruzione del sentiero” scrive Bellobono nel catalogo della mostra. Quando è nata questa mostra Angelo mi ha espresso l’urgenza di esporre la sua pittura dopo molto tempo in cui il suo impegno espositivo si era concentrato su indagini di territori, luoghi e origini, geologie e antropologie. La pittura è l’atto di restituzione della propria storia e della propria memoria” aggiunge la curatrice Elisa Del Prete.

Oltre a Monte Appennino, raccontano le forme, le atmosfere e i colori della catena che attraversa l’Italia quadri dipinti tra il 2014 e il 2018 utilizzando colori “normali” come Migrante, Territorio accerchiato e Floating territory. I paesaggi e i volti dell’Atlante compaiono invece in Sunset Peak (2014) e negli acquerelli realizzati nel corso dei viaggi. Angelo Bellobono ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla IV e V Biennale di Marrakech, e ha esposto a Roma, Milano, Bologna, Napoli, Ginevra, Washington, New Delhi e Bali.

La mostra Linea Appennino 1201, presso la galleria AlbumArte (via Flaminia 122 Roma, 06.3243882) è stata inaugurata il 16 gennaio, e può essere visitata fino al 28 febbraio. 

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