• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Curiosità, Primo Piano

536 d.C. L’anno senza estate. Dai ghiacci del Colle Gnifetti arriva la spiegazione

Harvard University, Colle Gnifetti, Monte Rosa, ghiacciai, peste, eruzione, carestiaPunta Gnifetti. Foto @ Francofranco56 from Wikimedia Commons

Uno studio effettuato sui ghiacci del Colle Gnifetti, sul Monte Rosa, pubblicato lo scorso dicembre sulla rivista Antiquity, ha portato gli scienziati a dichiarare il 536 dopo Cristo come peggiore anno in assoluto per l’umanità, punto di partenza di uno dei periodi più complessi della storia umana.

Si racconta che in quell’anno una strana nebbia oscurò i cieli di Europa, Medio oriente e parte dell’Asia per ben 18 mesi.

Un team internazionale di ricercatori capitanati dall’archeologo e storico medioevale Michael McCormick, docente presso l’Università di Harvard, ha effettuato degli scavi nel ghiaccio a una quota di circa 4500 metri, che sembrerebbero chiarire la causa scatenante della nebbia misteriosa.

Dal momento che i ghiacciai si formano per processi di stratificazione successiva e tali strati non subiscono alterazioni nel tempo (a meno di uno scioglimento del ghiacciaio stesso), una carota glaciale rappresenta una fonte inestimabile di dati storici, un serbatoio di tracce chimiche che consentono, a seguito di una attenta datazione, di dare risposte a quesiti altrimenti non risolvibili. Le analisi effettuate sulle carote di ghiaccio estratte sul Colle Gnifetti hanno evidenziato la presenza di un mix di cenere vulcanica e detriti riconducibile a una potente eruzione vulcanica verificatasi in Islanda nel 536 con conseguente spargimento delle ceneri su tutto l’emisfero settentrionale.

Testimonianze dell’evento calamitoso si ritrovano anche in uno scritto dello storico bizantino Procopio, che aveva parlato di un anno in cui il Sole aveva mostrato la stessa luminosità della Luna.

Le sostanze emesse nell’atmosfera dall’eruzione crearono una sorta di pellicola attorno al Pianeta, in grado di riflettere i raggi solari con conseguente raffreddamento progressivo della superficie. Tra il 536  e 545 furono registrate in Europa e Asia le temperature più basse degli ultimi 2300 anni, addirittura quelle estive toccarono punte di 1,5-2,5°C.

La conseguenza diretta del calo termico protratto fu una grave carestia che, indebolendo la popolazione, la rese più esposta alla piaga della peste bubbonica del 541. La cosiddetta peste di Giustiniano, che all’epoca era a capo dell’impero bizantino, uccise circa il 50% della popolazione

Le disgrazie per l’umanità non si conclusero con la peste. Come  testimoniato dal ghiaccio del Monte Rosa, due ulteriori eruzioni sconvolsero nuovamente il Pianeta, soprattutto l’Europa già alle prese con le scorribande dei barbari, nel 540 e nel 547.

Un intero secolo di povertà, in termini alimentari ma anche economica. Il vecchio continente si può dire che tentò di sopravvivere fino a che la situazione non iniziò a migliorare circa nel 640 dopo Cristo. Attorno a questa data si ritrovano nuovamente tracce di piombo nei carotaggi, da considerarsi testimonianza della ripresa del conio delle monete, che prevedeva la separazione dell’argento dal piombo.

Andando avanti nell’analisi temporale delle carote di ghiaccio, gli scienziati hanno inoltre evidenziato un nuovo calo nella presenza di piombo attorno al 1350, in concomitanza con la diffusione della peste nera.

Un secondo periodo tragico per la storia europea, con conseguenze devastanti a livello di decimazione della popolazione e di crisi economica.

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.