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Himalaya. Un concerto di pianoforte a 5000 metri

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Un musicista londinese ha stabilito lo scorso 7 settembre il record mondiale per il più alto concerto di musica classica, con un’esibizione di 90 minuti in Himalaya.

Evelina De Lain ha portato il suo pianoforte a coda a quota 5000 metri, dove ha eseguito i Notturni di Chopin n. 2 e n. 20. La musicista 41enne di origine ucraina, ha alle spalle esibizioni di fronte a personaggi del calibro del Principe Carlo e Michael Jackson.

Parlando della sua esperienza in quota, Evelina racconta che la maggiore difficoltà incontrata sia stata il vento piuttosto che il freddo, che sembrava penetrarle nelle ossa ogni volta che pigiava un tasto. Doverosi i ringraziamenti alla squadra che si è impegnata per trasportare il suo strumento fino al Passo Singela. La sua esibizione, intitolata “Concert in the Clouds”, è stata organizzata a scopo benefico per raccogliere fondi da destinare al Cystic Fibrosis Trust, mentre il suo piano è stato donato alla scuola locale. Un pianoforte speciale per la musicista, acquistato subito dopo la morte della madre scomparsa nel 2017, da Desmond Gentle, proprietario di un negozio di articoli musicali restaurati nonché organizzatore di viaggi.

Volevo una sedia per pianoforte ma poi ho visto questo bellissimo pianoforte a coda” – ricorda – “Era beige e abbastanza insolito, così ho iniziato a suonare  e Desmond si è innamorato del mio stile. Sapevo che qualcosa del genere mi avrebbe fatto uscire dal mio dolore e mi avrebbe dato qualcosa su cui concentrarmi “.

A voler essere precisi, l’esibizione di Evelina trova un precedente alla medesima quota, nel concerto jazz dei musicisti Ombretta Maffeis e Gianni Bergamelli svoltosi nel 1998 al Laboratorio Piramide, posta a 5050 metri ai piedi del versante nepalese dell’Everest. Un’esibizione che rappresentò il culmine di un’esperienza unica, quella di una spedizione “particolare”, composta da 18 persone, tra cui 5 ospiti della comunità Logos di Bergamo impegnata nel supporto a pazienti con problematiche psichiatriche, insieme a Pier Giacomo Lucchini, educatore, responsabile sociale della comunità, Agostino Da Polenza, alpinista e responsabile del laboratorio-piramide del CNR, un medico (il dott. Carlo Saffiotti) e due guide alpine (Michele Comi e Sergio Gabbio).

Quel giorno batteva un vento fortissimo ed eravamo sottozero. Improvvisammo anche Una jazz session con un gruppo di musicisti nepalesi. A parte i componenti la spedizione, il gruppo era formato da alcune guide alpine incontrate alla piramide” raccontò il musicista Gianni Bergamelli.

Un viaggio finalizzato a far “dimenticare la malattia mentale”, creando un gruppo omogeneo che partendo da Katmandu raggiunse in volo Lukla (2800 m) e in sei giorni di cammino arrivò alla Piramide (5050 m).  Qui i musicisti si esibirono per celebrare il bicentenario della nascita di Donizetti, un concerto unico nel suo genere, trasmesso in videoconferenza il 24 ottobre allo Smau di Milano. Un’avventura preceduta da un anno di sedute in palestra, escursioni sulle Orobie e acclimatamento sul ghiacciaio del Livrio allo Stelvio. Come dichiarato da Michele Comi di rientro dall’esperienza himalayana, “i pazienti hanno dato prova di coraggio e maturità, soprattutto se si considera il lungo lavoro di preparazione sostenuto”.

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