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Partono oggi i russi per il K2 in inverno. Possono farcela

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Partono oggi. Chi se li guarda bene questi “ragazzi” russi, kazaki e kirghisi e legge la data di nascita e il minimo curriculum che si trova in rete capisce che fanno sul serio.

Il K2 è sempre tosto e, fatte le debite considerazioni, ha ancora buone probabilità (60/70%  a parere mio) di rimanere un “vergine invernale”. Meno di quelle dell’anno scorso.

I polacchi di Krzytof Wielicki sul campo e Janus Majer a Varsavia, nonostante la naturalizzazione di Denis Urubko, non avevano avuto fin dall’inizio grandi possibilità di farcela. La loro spedizione era “nazionale” per la burocrazia non certo per la motivazione, mentre questa russa lo è per la gerarchia, l’onore sportivo e la voglia di farcela.

Hanno pochi mezzi, ma se riescono a partire rischiano di arrivare in cima.

Il capo spedizione è Vassily Pivtsov 1975 dal Kazakistan e l’organizzatore Artem Brown 1976 dalla Russia. La squadra comprende anche i russi Roman Abildaev 1984 e Konstantin Shepelin (aggiunto al team in ultimo); i kazaki Tursunali Aubalcirov 1985, Dimitry Muraviov 1967. Una squadra ridotta rispetto agli annunci iniziali (dovevano essere in 11) a causa della scarsità di budget. 

La via di salita sarà lungo lo Sperone Abruzzi e le regole d’ingaggio sono chiare: niente ossigeno, niente portatori d’alta quota e sherpa, piazzeranno i campi classici, useranno corde fisse e rimarranno due mesi al campo base.

Si son lamentati che nessuno si cura di loro nè in patria nè fuori e non hanno risorse economiche e visibilità per recuperarne. Ma sono svegli e hanno organizzato crowdfunding (https://www.winterk2exp2019.com) per vendere magliette. Forse Putin in questo momento è occupato in altre più strategiche questioni, altrimenti questa sarebbe la spedizione alpinistica perfetta a gloria della sua 4 elezione. Del resto se arrivassero in cima all’ultimo 8000 vergine son sicuro che il loro valore, anche economico, schizzerebbe alle stelle nella gloriosa e sovranista madre Russia.

Eventualmente, strada facendo, potranno recuperare anche qualche soldo da Alex Txikon e compagni che hanno veramente poche, pochissime, quasi nulle possibilità di salire il K2 per la via degli Americani del 1978, che attacca alla Sella dei Venti (il nome la dice tutta sulla “ventosità” della cresta spartiacque tra Pakistan e Cina). E poi Alex non ce l’ha fatta a superare Colle Sud all’Everest, difficile che qui, dovendo attrezzare un percorso lungo, “periglioso e ventato”, senza ossigeno (in bombola), riesca a far meglio. Non andranno lontani e presto l’unica speranza di un risultato sarà di aggregarsi ai russi: Nanga docet.

Noi seguiremo i russi perché questi son dei duri, o cosi pare proprio essere, e noi dei curiosi. Del resto il K2 raramente tollera chi bluffa e sbugiarda immediatamente gli incapaci.

 

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