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“Slow mountain” è anche “Riduci, Riusa, Ricicla”

Rifiuti abbandonati sul ghiacciaio

Slow mountain passa anche attraverso una nuova visione dei prodotti che si utilizzano in montagna, del modo con cui ci comportiamo con i rifiuti e anche di come ci vestiamo e cosa consumiamo.

Il montanaro è associato culturalmente all’idea del risparmio e del non buttare via niente e ancor oggi, se si lavora insieme ai vecchi in montagna, ci si accorge quanto questa cultura sia profonda e radicata in tutti i loro comportamenti.

Il principio del riuso è la regola base, come pure l’utilizzo delle risorse scarse che la montagna offre per risolvere i piccoli problemi della vita quotidiana.

Maurizio Gallo nell’inceneritore di Namche Bazar, in Nepal

Questo stile di vita millenario per i montanari è stato oggi ripreso e reso per la “gente di pianura” come 3R: Riduci – Riusa – Ricicla. Una regola che dovremmo seguire in maniera attenta quando siamo in montagna.

In realtà non si inventa niente di nuovo, ma ci si deve semplicemente comportare allo stesso modo di coloro che hanno costruito il mondo montagna. Quindi mai utilizzare bottigliette di plastica e mai usare sacchetti di nylon poiché il disastro dalla montagna poi si estende fino al mare! Bisogna ritornare alla borraccia di alluminio, con la copertina termica per l’inverno, e alla scatola di alluminio portavivande forata sul coperchio che ammiravamo dagli alpinisti austriaci nei rifugi e nei bivacchi!

Su un altro fronte, quello delle aziende che producono prodotti destinati a chi va in montagna, stiamo iniziando a vedere dei comportamenti virtuosi e attenti al riciclo di prodotti scartati per nuove produzioni: abbigliamento con materiale riciclato e progettato con già una visione di come potrà essere riusato una volta terminata la sua prima vita. Significa abbandonare la filosofia “usa&getta” per sostituirla con parole tipo: usare “con stile”, attenzione e rispetto. 

Devo riconoscere che in Alto Adige sotto questo punto di vista sono molto più avanti rispetto ad alter Regioni, non a caso Bolzano vince già da diversi anni tutte le classifiche di città vivibile e pulita. L’azienda Salewa rappresenta un riferimento virtuoso in questo senso: oggi, oltre allo sviluppo di prodotti sicuri e durevoli, tutti i marchi del Gruppo stanno adottando soluzioni per ridurre la propria impronta in termini di rifiuti provenienti dalla produzione, anche grazie a diversi progetti di riciclo che innescano un meccanismo virtuoso di economia circolare. Ecco alcuni esempi: i residui di lavorazione della produzione delle pelli da scialpinismo Pomoca sono riutilizzati per realizzare cinture e altri accessori; gli striscioni pubblicitari del Gruppo Oberalp vengono trasformati in borse; i residui delle lavorazioni tessili diventano tee-shirt, giacche e guanti.

L’utilizzo consapevole e attento delle risorse è un tema sempre più importante per il gruppo: grazie al progetto Alpine Wool la lana delle pecore alpine tirolesi è stata trasformata da materiale di scarto senza valore a imbottitura tecnica per la collezione Salewa, portando anche un contributo positivo all’economia dei pastori di montagna. Inoltre, il gruppo è attivo anche con diversi progetti sociali: l’assemblaggio di tutti gli attacchi da scialpinismo del marchio Dynafit viene effettuato da persone con disabilità, mentre il progetto Orto Salewa offre ai rifugiati di Bolzano la possibilità di svolgere un’attività utile e gratificante imparando le basi dell’agricoltura biologica e entrando in contatto con la popolazione locale. “Slow mountain” è anche tutto questo.

Ortovox utilizza già da molti anni fibre naturali non plastiche e crede fermamente nella lana, fibra naturale con interessanti proprietà e sulla quale si è evoluta la ricerca nel tempo migliorandone la tecnicità.

La lana incarna alla perfezione il concetto di sostenibilità ed è naturalmente ecologica al 100%! Le pecore Merino vengono tosate, a seconda della razza, una o due volte l’anno, un nuovo vello ricresce da solo. E tutto ciò che serve per far crescere questa fibra naturale sono acqua, aria fresca, sole ed erba prelibata. Tutto molto basic. La tosatura è un lavoro puramente manuale e completamente indolore per l’animale. E del resto, chi vorrebbe portarsi dietro un tappeto nelle calde giornate d’estate?
Inoltre la lana è biodegradabile e offre un’ampia gamma di funzionalità senza alcun additivo chimico: la tecnologia, così importante per gli sport alpini, è contenuta già da sempre nella fibra e non deve essere creata. Una fibra di lana può essere piegata fino a 20.000 volte senza che si rompa e perciò i tessuti sono particolarmente resistenti.
Dato che i prodotti in lana, grazie alla loro funzione autopulente, non devono essere puliti troppo spesso, hanno anche un effetto positivo sull’ambiente ed è possibile evitare rifiuti inutili.

Altri esempi: PrimaLoft, Inc., leader mondiale in soluzioni avanzate per la tecnologia dei materiali, ha presentato PrimaLoft® Bio, il primo isolamento sintetico in fibre al 100% riciclate e biodegradabili,che è stato ottenuto senza alterare minimamente le caratteristiche e le performance dell’isolamento.
Le fibre di PrimaLoft® Bio si disgregano quando esposte a discariche in ambienti come terreni e oceani, perché questo nuovissimo processo rende le fibre più attrattive nei confronti dei microbi naturali ritrovabili in questi ambienti anaerobici. I microbi smaltiscono le fibre in maniera più rapida, restituendo il materiale a madre natura.
“Grazie alla eccellente qualità, vogliamo che i nostri utilizzatori possano godersi i nostri capi per moltissimi anni” ha spiegato Mike Joyce, presidente e CEO. “Naturalmente sappiamo che i prodotti hanno un loro ciclo di vita e un giorno saranno buttati. PrimaLoft® Bio va a braccetto con la sostenibilità, portando una soluzione per allungare la vita del capo d’abbigliamento”.

Cumuli di rifiuti a campo due, K2

Slow mountain è anche una maggior attenzione ecologica che non deve portare ancora oggi a dover raccogliere tonnellate di rifiuti abbandonati sulle montagne, dalle più alte a quelle vicine a casa, da alpinisti ed escursionisti che del rispetto di questo mondo non hanno la minima attenzione (proprio loro che dicono di frequentare la montagna perché ambiente naturale speciale per la sua bellezza). Un po’ di slow mountain farebbe proprio bene anche ai trail runner dei giorni nostri che lasciano spesso in giro tetrapak di energetici ai lati dei sentieri.

È una battaglia che deve essere rigorosa se vogliamo evitare che i pesci si trasformino anche loro in bottiglie di plastica: in questo ancora una volta il mare e la montagna sono molto vicini e richiedono comportamenti maturi per i giorni nostri.

Mai più plastica in montagna! Buon Natale!

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1 Comment

  1. Magari! Ma mi sembra che si parla tanto, ma si fa gran poco. Io, nel mio piccolo, durante le escursioni raccolgo tutta l’immondizia che trovo lungo i sentieri (porto sempre con me appositamente un sacchetto) e la porto a valle nei cassonetti. Almeno un minimo cerco di farlo.

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