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Sicurezza sulla neve: non si smette mai di imparare

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La sicurezza sulla neve è un tema che ci troviamo ad affrontare tutti gli anni.  Già ai primi fiocchi infatti scialpinisti e freerider rispolverano gli sci per immergersi nelle neve fresca e andare alla ricerca della curva perfetta. Ogni anno sono sempre più gli appassionati che, attratti da un diverso contatto con la natura e con la neve, scelgono di lasciare le piste. Ma, non sono solo sciatori e snowboarder ad andarsi “a cercare” situazioni di rischio. Molto frequentemente troviamo anche i ciaspolatori che, certi non possa accadergli nulla, si muovono spesso senza alcuna nozione di autosoccorso e (cosa ancor più grave) senza aver con se ARTVA, pala e sonda. Ne abbiamo parlato con il neoeletto direttore del Soccorso Alpino valdostano, Paolo Comune, che fin dai primi giorni di questa nuova stagione si è trovato a dover affrontare situazioni di emergenza purtroppo conclusesi in tragedia.

 

Paolo, di fronte a che tipo di stagione ci troviamo?

Nonostante sia molto diffusa l’idea che non ci sia tanta neve, bisogna sottolineare che dai 2000 metri a salire ci sono almeno un paio di metri, ci sono quindi delle condizioni prettamente invernali. Ovviamente parlo per quanto riguarda la Valle d’Aosta.

Quel che però posso consigliare a tutti, prima di partire per una gita, è di consultare il bollettino valanghe. Se possibile suggerisco di monitorarlo quotidianamente in modo da poter seguire l’evoluzione del manto nevoso.

Hai invece qualche consiglio per chi è alle prime armi?

Se non hanno alcuni tipo di esperienza consiglio di iniziare a conoscere lo scialpinismo rimanendo all’interno dei comprensori, almeno per le prime volte. Sono molte le zone che si stanno dotando di percorsi attrezzati, bonificati, che escludono il rischio valanghe.

Oltre a questo è fondamentale seguire dei corsi o fare almeno un paio di uscite con una guida che possa insegnargli a leggere i pendii. Per fare un esempio riprendo quanto accaduto lo scorso fine settimana a Chamois. In quei giorni c’era rischio 3, ma questo non significa che non si possa fare scialpinismo. Ovviamente servono degli accorgimenti e ci sono aree da evitare. Quel che però voglio sottolineare è che le situazioni di pericolo, in alcune aree, ci possono essere ugualmente a prescindere da quel che dice il bollettino. Un occhio allenato ed esperto le sa riconoscere, chi invece non ha questa esperienza le ignora. Dedicare tempo allo studio e all’approfondimento di quelle che possono essere situazioni a rischio è fondamentale.

Esperienza, ma anche attrezzatura di qualità…

Certamente. Come attrezzatura minima ricordo sempre di portare con se ARTVA, pala e sonda. Oggi poi ci sono tutti i sistemi ABS-airbag che, è stato dimostrato, aumentano la possibilità di rimanere in superficie.

Oltre a questo è fondamentale avere con se cellulare con batteria carica, cosa che si spesso per scontata. È importante per attivare subito i soccorsi. Nel caso di una valanga infatti è fondamentale intervenire nel modo più tempestivo possibile.

Le statistiche ci dicono che dopo venti minuti sotto rimane sono più l’11 percento di possibilità di trovare una persona in vita. Analizzando la procedura d’intervento del soccorso alpino, faccio di nuovo un esempio sulla Valle d’Aosta, noi impieghiamo circa 14 minuti per poter arrivare nella zona più lontana dalla nostra base. Vuol dire che siamo già al limite, poi dobbiamo anche trovarlo e scavarlo. Per questa ragione è anche fondamentale che i compagni siano in grado di intervenire nella ricerca e nel soccorso della persona.

Basandoti sulla tua esperienza, quanti sono i frequentatori in grado di intervenire in un soccorso?

Sempre di più. Qui da noi abbiamo avuto molti casi in cui ad intervenire sono stati i compagni di gita o, addirittura, altri gruppi che si trovavano in zona.

Come dicevamo in introduzione non sono solo gli scialpinisti ad essere in pericolo, ma anche i ciaspolatori…

Si, con loro in realtà è un po’ più difficile perché pensano sempre che su percorsi facili non ci siano problemi. In realtà però sotto alcuni pendii, che magari si affacciano su semplici tracciati, il pericolo esiste sempre. Bisogna fare informazione, e questo è compito anche del Soccorso Alpino, per dare consapevolezza.

Quanto è importante questo continuo processo di formazione?

È fondamentale, ma non solo verso lo studio e la conoscenza della valanghe. È necessario studiare anche gli strumenti che si acquistino in modo da saperli utilizzare nel modo più efficace possibile. Per intenderci si possono acquistare diverse marche di ARTVA ed è necessario conoscerne il funzionamento alla perfezione in modo da saperlo utilizzare anche sotto stress dopo una valanga. Si tratta di un allenamento che vale per tutti dai tecnici del soccorso, ai professionisti, agli amatori.

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2 Comments

  1. Purtroppo i due escursionisti nel Tarvisiano…ancora non ritrovati.I loro Cani hanno portato su tracce che poi finiscono con segni di scivolata lungo precipizio.Sono pericolosi anche i “normali” sentieri da ” passeggiata”, con strati di foglie umide o tratti di ghiaccio duro traditore…o ammassi ventati di neve….polverosa.Oltre alloci alapinismo od escursionismo e ciaspolate, si fa strada anche il Winterwandern..ma anche questo va fatto su percosrisegnalai, ispezionati e ..magari battuti.

  2. L’ articolo esprime cose più che giuste, ma perchè complicare la realtà, si può anche parlare in modo più conciso …
    Gli sci alpinisti sanno benissimo che in caso di slavina devono salvarsi fra loro, il soccorso alpino non arriverà in tempo MAI !
    Gli sci alpinisti sanno benissimo che sondino artva e pala la portano per cercar di salvare gli altri !
    Gli sci alpinisti sanno benissimo usare artva, non occorre essere geniali.
    Gli sci alpinisti sanno benissimo che il soccorso alpino potrò arrivare FORSE solo nella seconda fase, se servisse un dottore o per sgomberare il campo SE l’elicottero potrà alzarsi in volo, il che non avviene sempre.
    La maggior parte dei salvataggi infatti avviene così, arrangiandosi.
    Questo senza voler togliere alcun merito alla gente del soccorso alpino che è disponibile, competente, generosa e superattrezzatissima. Fanno tutto quello che possono.

    Non comprendo tutta la storia dei corsi di formazione in quanto una volta fatto un corso ti basta per tutta la vita.

    Mia opinione:
    Il così detto progresso ha fatto dimenticare che il mezzo privilegiato per andare in montagna sono I PIEDI, non l’elicottero che non può andare quasi mai quando il meteo non è più che favorevole.
    I PIEDI vanno anche di notte e le moderne torce a led illuminano che è una meraviglia. I PIEDI sono il mezzo più potente, assieme alla conoscenza della montagna e un po’di intuizione.
    I cani, anche non molecolari, sono molto utili.
    Grazie per l’ospitalità, se pubblicherete.

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