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Barry, il San Bernardo simbolo della candidatura UNESCO della gestione del rischio valanghe

Unesco, Svizzera, Austria, San Bernardo, rischio valanghe. soccorsoFoto Jean-Christophe Bott

L’UNESCO ha ufficialmente accettato nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità la candidatura della “gestione del rischio di valanghe” proposta dalla Svizzera in congiunzione con l’Austria.

I due Stati hanno elaborato forme comuni di gestione del pericolo valanghe, partendo dalle esperienze pratiche tramandate da secoli, in un certo senso basate su conoscenze ancestrali, che vengono oggi combinate con tecniche all’avanguardia.

La candidatura è stata elaborata dall’Ufficio federale della cultura (UFC) insieme a rappresentati del Cantone del Vallese, dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF), del Club alpino svizzero (CAS), della Fondation Barry du Grand-Saint-Bernard, dell’Associazione svizzera delle guide di montagna (ASGM), dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e di associazioni e istituzioni austriache. La sua accettazione ha suscitato grande soddisfazione soprattutto nella Fondation Barry du Grand-Saint-Bernard, che ha voluto ricordare l’importanza dell’impiego dei cani San Bernardo nella ricerca sul terreno in  caso di valanghe.

La razza dei San Bernardo pare derivare da un incrocio tra vari cani offerti in passato ai religiosi dalle famiglie vodesi e vallesane. All’inizio venivano allevati per essere usati come cani da guardia e di difesa, secondo il volere di Bernardo di Mentone il cui desiderio era di rendere la montagna un rifugio sicuro. In poco tempo la razza di dimostrò eccezionale nei soccorsi in caso di valanga, grazie allo sviluppatissimo senso dell’olfatto, alle capacità fisiche e alla estrema resistenza. Il loro compito divenne dunque quello di aiutare i viandanti sul passo del Gran San Bernardo, quelli vicini allo sfinimento, coloro che si erano persi o che risultassero addirittura sepolti sotto la neve. Con l’avvento delle strumentazioni elettroniche e dell’elisoccorso hanno progressivamente perso il loro ruolo primario in caso di emergenze. Oggi sono utilizzati come cani “da terapia”, in virtù della loro predisposizione al contatto con gli esseri umani. Dal 2012 la Fondazione Barry, che nel 2005 ha rilevato dai canonici del colle del Gran San Bernardo lo storico canile diventando proprietaria del più antico allevamento al mondo di cani San Bernardo, promuove il loro impiego in ambito sociale, sia a contatto con i bambini a supporto dunque della pedagogia sia degli anziani attraverso visite nelle case di riposo.

Il nome stesso della Fondazione è stato scelto in onore di un cane da valanga leggendario, per l’appunto Barry. Vissuto agli inizi del 1800 divenne il più famoso di tutti i cani di salvataggio del Passo, salvando la vita a più di 40 persone.

Nell’autunno 2019 presso il museo Barryland a Martigny, sarà inaugurata una mostra dedicata proprio alla candidatura UNESCO  della “gestione del rischio di valanghe”, con una particolare attenzione rivolta alle attività di prevenzione e salvataggio promosse sul Passo del Gran San Bernardo da questi preziosi amici dell’uomo a quattro zampe.

 

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