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Il ghiacciaio dello Yakutat sta morendo. Le sconvolgenti immagini della NASA

Yakutat, ghiacciaio, Alaska. NASA, Landsat, cambiamento climaticoIl ghiacciaio dello Yakutat in uno scatto del 26 settembre 2011 (R. Motika)

Quando lo Yakutat, un ghiacciaio localizzato nell’Alaska sudorientale in evidente stato di arretramento, fu sottoposto a una prima misurazione nel 1894 la sua morena terminale si trovava sul terreno asciutto di una pianura alluvionale. In un decennio il ghiacciaio ha iniziato a ritirarsi e le acque di scioglimento hanno dato origine nella sua parte finale ad un piccolo lago che a partire da quel momento ha iniziato ad espandersi drammaticamente in conseguenza del progressivo scioglimento dei ghiacci.

Nel corso degli ultimi decenni i cambiamenti nella porzione terminale sono risultati particolarmente evidenti. Le immagini che vi mostriamo sono state catturate dai satelliti del sistema Landsat della NASA, utilizzati per il telerilevamento terrestre.

La prima foto risale al 21 settembre 2018 ed è stata scattata dal più giovane dei satelliti della NASA, il Landsat 8 OLI (Operational Land Imager). La seconda è del 13 agosto 2013 e si può già notare, ponendole a confronto, il significativo arretramento di alcuni chilometri del ghiacciaio con contemporanea comparsa di alcuni iceberg all’interno del lago. Dal 1987 (terza immagine) al 2017 lo Yakutat è arretrato di più di 10 chilometri.

Nel corso di questi 30 anni di analisi sono stati anche osservati grandi iceberg (lunghi più di 2 chilometri) distaccarsi dal ghiacciaio. Nell’immagine del 2013 simili masse di ghiaccio sono visibili mentre galleggiano in mezzo al lago. Nel 2018 questi iceberg fluttuanti sono risultati essere invece molto più piccoli. Il fronte glaciale interessato dai distacchi ha anch’esso subito una riduzione in ampiezza passando da 6 chilometri del 2013 a circa 2 chilometri del 2018.

Gli scienziati hanno previsto per i prossimi anni una riduzione nella velocità di arretramento ma non sono affatto positivi sulla sua sorte. È solo questione di tempo ma lo Yakutat scomparirà.

Accanto al problema dello scioglimento vi è anche quello relativo alla progressiva scomparsa del nevaio che alimenta il ghiacciaio, formatosi centinaia di anni fa durante la Piccola Glaciazione. Nel corso del tempo anch’esso si è infatti contratto, perdendo le connessioni chiave con le aree ad alta quota che risultavano essere le sue principali risorse di neve fresca e ghiaccio.

Ciò che resta oggi è un nevaio che manca di una zona di accumulo in alta quota” – spiega Mauri Pelto, un glaciologo del Nichols College – “la sua sommità non viene più ricoperta da quantità significative di neve”.

Nel 2013 Barbara Trussell e Martin Truffer dell’Università dell’Alaska hanno stimato che lo Yakutat non sopravviverà oltre il 2100 se le condizioni climatiche attuali resteranno inalterate. Lo scenario peggiore, associato ad un potenziale incremento delle temperature nel corso dei prossimi decenni, è quello di una scomparsa attorno al 2070. Al contrario, per invertire il processo servirebbe un raffreddamento di 1,5°C o un aumento delle precipitazioni del 50%. Due scenari considerati dagli scienziati altamente improbabili.

Fino ad ora le stime effettuate si sono rivelate corrette. Le ultime misurazioni mostrano infatti una diminuzione nella velocità di arretramento, con un posizionamento della porzione terminale del ghiacciaio molto vicina a quella stimata dagli scienziati per il 2020. Come sottolineato però da Truffer,è comunque sconvolgente vedere così tanto ghiaccio scomparire in così  poco tempo.

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