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Kilian Jornet: amo essere sempre in movimento

Kilian Jornet, corsa, intervista, DF Sport SpecialistFoto Salomon

Scialpinista, ultrarunner, per alcuni super eroe, per altri extraterrestre. Il suo palmares ha una lunghezza impressionante e, nella sua carriera, ha polverizzato praticamente qualsiasi record abbia incontrato sulla sua strada e tutti ricordiamo ancora quel minuto ragazzo correre su e giù dal Cervino in meno di tre ore, per l’esattezza in 2h52’02’’. Una prestazione sovrumana che non lascia dubbi su chi sia il personaggio di cui stiamo parlando: Kilian Jornet i Burgada. Qualche giorno fa l’atleta spagnolo è stato ospite di una serata milanese da DF Sport Specialist e noi ne abbiamo approfittato per un’interessante chiacchierata informale.

 

Quante paia di scarpe utilizzi all’anno?

Non molte, cinque o sei paia. Tre o quattro per gli allenamenti e due per le gare. Poi ci sono quelle che mi danno per i test. Mettendole tutte insieme credo di utilizzare circa dieci paia di scarpe.

Un paio l’avrai usato solo per l’Everest…

L’anno scorso all’Everest è stato molto bello perché avevo la forma perfetta e sono riuscito a fare una buona acclimatazione che mi ha permesso di realizzare una grande prestazione.

Rispetto ad altre esperienze in quota questa volta ho avuto la fortuna di trovare il giusto equilibrio in alta quota. Un aspetto molto interessante perché, potenzialmente, potrebbe permettermi di fare concatenamenti o altre ascensioni più tecniche e con una maggiore permanenza in alta quota.

Sotto imprese come la tua capita ogni tanto di leggere commenti contrari alla velocità, al record e al cronometro in montagna, tu cosa ne pensi?

Innanzitutto credo che parlare di record in montagna non sia giusto. Alla fine molto dipende dallo stile e dalle condizioni. Il terreno influenza molto la prestazione, soprattutto in alta montagna. Finché si parla di secco allora si può ancora parlare di record, ma su ghiacciaio tutto cambia. Se vai da solo è in un modo, se vai durante le spedizione c’è un altro affollamento, se poi c’è neve da battere cambia di nuovo tutto.

Credo inoltre che la velocità sia una cosa interessante, soprattutto in quota e per ragioni di sicurezza. In generale meno tempo si passa in luoghi esposti o soggetti a crolli e meglio è. Ci sono poi altre volte in cui invece andare veloce può rivelarsi pericoloso. Personalmente a mi piace molto la velocità, amo essere in continuo movimento. Preferisco qualcosa di meno tecnico ma fluido che un tracciato molto tecnico in cui ci si ferma spesso. Più sono in forma, più è alta la propria capacità tecnica, più voglio andare veloce. Non credo che nessuno vada piano per scelta. Se sei in forma vai più veloce, sta in questo la velocità.

Quanto rischio ti prendi quando affronti una salita in velocità?

Io cerco sempre di muovermi in una zona di comfort. Ci sono però delle volte in cui mi prendo qualche rischio in più. Alla fine però credo che l’importante stia nel calcolare con attenzione questo rischio attraverso l’umiltà e la conoscenza delle proprie capacità.

Conoscere la montagna da affrontare e conoscere se stessi sono i due fattori principali da tenere bene a mente prima di cimentarsi in una salita in velocità. In base a questi calcoli si decide, coscientemente, se andare o meno, se assumersi o meno il rischio. La decisione e i calcoli cambiano ogni giorno. Cambiano in base alle condizioni personali e ambientali. Ci sono, ad esempio, giornate in cui vai in solitaria su un tracciato e ti trovi bene mentre altre volte senti che non va. L’importante è imparare ad ascoltare il nostro senso interiore.

Passando dalle corse in territorio d’avventura ai tracciati organizzati… dopo così tanti anni di agonismo ti piace ancora gareggiare?

Certo, mi piace gareggiare ma quell’emozione che fino a dieci anni fa era molto forte, oggi non la sento più. Le prime vittorie lasciavano una sensazione forte. Un sentimento che capita la prima, la seconda e la terza volta ma che dopo un po’ scema. Credo sia normale dopo tanto tempo non sentire più lo stesso stimolo delle prime volte.

Oggi le gare si sono trasformate in un’occasione per testarmi, per capire se il mio fisico è ok.

Se non cerchi più competizione o l’emozione del podio, cosa cerchi oggi dalla corsa?

Cerco questo movimento in montagna di cui ho parlato prima. Cerco la sensazione di poter fare cose che non so se sono possibili finché non inizio a correre. Per fare un esempio quest’anno ho fatto una lunga traversata in Norvegia. Un itinerario di circa 170 chilometri su un terreno non troppo tecnico (quarto o quinto grado d’arrampicata) ma che dopo 20 o 30 ore di corsa senza sosta possono risultare difficili. Questo cerco oggi nella corsa, un modo per testare me stesso in terra d’avventura e capire come il mio organismo reagisce in situazioni di stress.

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4 Comments

  1. Sia ben chiaro che ognuno decide di affrontare la montagna come vuole ma affermare “non credo che nessuno vada piano per scelta” mi sembra un poco presuntuoso da parte di Jornet (che rispetto come atleta e come uomo). Certo 45 anni fa avevo un tenore e una capacità fisica differente, lo sforzo lo riassorbivo più velocemente ma sinceramente non mi é mai passato per la testa di correre, sopratutto in montagna, pur avendone le capacità (ero un promettente fondista).
    Non é che a un certo punto si diventa schiavi delle famose endodorfine, sostanze che possono dare una certa dipendenza? Ma penso che nel caso di Jornet sia piuttosto dipendenza da sponsor.
    Con tutto il rispetto evidentemente

  2. Be’ se effettivamente ha dichiarato di essere arrivato in cima all’Everest e poi non ci sono le prove e quindi puo’ rimanere il dubbio…..per me questo personaggio perde di ogni credibilita’. Punto.

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