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La squadra nazionale francese di alpinismo femminile firma tre prime ascensioni nella Terra del Fuoco

Cordillera Darwin, terra del fuoco, Patagonia, Cile, ENAFFoto @FFME

La squadra nazionale francese di alpinismo femminile (ENAF) ha realizzato lo scorso ottobre tre prime ascensioni lungo la Cordillera Darwin, nella Terra del Fuoco (Cile).

18 giorni di cui 16 di pioggia per conquistare tre picchi vergini. Questo il grande risultato della squadra composta da quattro giovani alpiniste (Florence Igier, Johanna Marcoz, Marion Pravin, Maud Vanpoulle) e due istruttori (Antoine Pêcher e Gael Bouquet des Chaux), partita per questa straordinaria spedizione il 25 settembre scorso.

Le tre cime conquistate sono il Cerro Nylandia (1114 m) e due vette minori, il Cerro Fernando (1044 m) e il Cerro Akila (1564 m), dislocate lungo la Cordillera Darwin, un massiccio montuoso remoto ritenuto uno dei più selvaggi del Pianeta, situato a Sud della Patagonia e raggiungibile solo via mare. Una catena lunga 170 km e larga 60 km, ancora estremamente ricca di montagne da esplorare con un clima particolarmente ostile.

La squadra dell’ENAF ha inizialmente identificato dei potenziali obiettivi sulla base delle informazioni fornite dall’High Mountain Military Group (GMHM), che ha effettuato la prima traversata nel 2011 e dal cileno Camillo Rada, grande esperto di Patagonia: due cime vergini che circondano il Passo Esperanza (corrispondenti ai punti 1564 e 1814 sulla mappa fornita da Rada) ed un possibile punto di attracco per la barca.

Con grande fortuna il tempo clemente ha consentito al gruppo di affrontare la traversata attraverso lo stretto di Magellano fino al Fjord Finlandia, leggermente a nord rispetto al punto identificato sulla mappa di Rada, senza grandi problemi. Dopo aver trasportato circa 700 kg di materiale nell’entroterra e fissato il campo base, la squadra è rimasta bloccata a causa del maltempo per tre giorni.

Il 30 settembre finalmente la meteo ha consentito loro di tentare la prima salita sul Cerro Nylandia  e su una seconda vetta, definita inizialmente Punto 1044 poi ribattezzata Cerro Fernando, in onore del portentoso marinaio che li ha accompagnati alla Cordillera.

Queste salite presentano poche difficoltà tecniche” – racconta Antoine Pêcher – “La vista incantevole e libera dalle cime ci ha permesso di analizzare i nostri obiettivi principali (Punto 1564 e Punto 1814)”.

Dopo altri due giorni bloccati a campo base dal maltempo, il 3 ottobre il gruppo è partito per la conquista del Punto 1564. Un avvicinamento lungo e complicato tra neve fresca e vegetazione densa.

Il 4 ottobre abbiamo provato a raggiungere la cima con un tempo decisamente cupo. La mancanza di visibilità ci ha penalizzati” –  spiega Gael Bouquet des Chaux – “Abbiamo perso ore a cercare una via per superare gli ultimi 50 metri ma alla fine abbiamo rinunciato quando eravamo a una trentina di metri dalla vetta”.

La squadra è rientrata esausta al campo base verso le 10 di sera dopo 15 ore di fatica.

Il 9 ottobre una nuova finestra di bel tempo ha consentito loro di tentare la salita del secondo obiettivo, il Punto 1814. Una bella piramide innevata all’aspetto più facile della precedente, con un percorso di avvicinamento comune a quest’ultima. A 650 metri dalla vetta il dietrofront, causato da raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari. All’indomani il gruppo ha deciso di tentare di raggiungere nuovamente il Punto 1564, questa volta completando gli ultimi 30 metri fino alla vetta, nonostante la pioggia che fortunatamente li ha abbandonati prima di iniziare la salita.

“La visibilità era decisamente migliore rispetto al tentativo precedente” – ricorda Antoine –“Questo ci ha permesso di studiare meglio gli ultimi metri della salita. Abbiamo scelto di optare per una progressione in goulotte. Le difficoltà tecniche si sono rivelate moderate (3+ su ghiaccio e neve fino a 70°) ma l’esposizione è comunque rimasta significativa e le protezioni difficili da posizionare. Siamo arrivati in cima alle 15. Una cima dove si faceva fatica trovare posto per tutti e sei.”

Quest’ultima vetta è stata ribattezzata Cerro Akila, che nella lingua degli Yagan, primi abitanti della Terra del Fuoco, significa “ghiaccio”.

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