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Alpinismo, Primo Piano

Yuichiro Miura, a 86 anni pronto a tornare in vetta all’Aconcagua

Yuichiro Miura

L’86enne Yuichiro Miura, inarrestabile alpinista giapponese e più anziano salitore del monte Everest – impresa  compiuta il 23 maggio 2013 all’età di 80 anni – ha in programma una nuova avventura: conquistare l’Aconcagua (6.962 m s.l.m.), la più alta vetta delle Ande e del continente americano.

Una cima già salita da Miura quando era ancora cinquantenne e rimasta nel cuore dell’avventuriero che lo scorso martedì, durante un seminario in un liceo della città giapponese di Sapporo, ha affermato che tutti i sogni possono avverarsi se non si molla indipendentemente dall’età, che non rappresenta un fattore di cui preoccuparsi quando ci si pone di fronte ad un nuovo obiettivo.

Una vera e propria sfida contro l’avanzare del tempo quella dell’alpinista, iniziata nel 2003 quando conquistò per la prima volta a 70 anni il primato di più anziano salitore dell’Everest. Nel 2008, intenzionato a riconfermare e rafforzare il primato, era tornato sulla montagna più alta del Pianeta raggiungendo anche stavolta la vetta ma con un giorno di ritardo rispetto a colui che diventerà il suo contendente in questa “guerra al primato”, l’allora 76enne nepalese Min Bahadur Sherchan. Nel 2013 i due si ritrovarono nuovamente al campo base dell’Everest. L’ormai 81enne Sherchan fu costretto a ritirarsi per un malessere e lo scettro tornò in mano a Miura alla veneranda età di 80 anni. Non intenzionato ad abbandonare il campo di battaglia, Sherchan aveva stabilito di tornare all’Everest 2 anni più tardi, ma a causa del terremoto dovette abbandonare il progetto. Nel 2016 un nuovo tentativo di raccolta fondi per poter partire e riprendersi il titolo non era andato a buon fine. La sfida tra i due si è conclusa il 6 maggio del 2017 quando il corpo di Min Bahadur è stato trovato senza vita al campo base dell’Everest.

Una passione quella per l’Everest che ha portato Miura a compiere una delle imprese più rischiose nella storia degli ottomila. Il 6 maggio 1970 dopo aver raggiunto la vetta fu il primo in assoluto ad affrontare una discesa con gli sci lungo una parte del versante sud, dal Colle Sud alla base del Lhotse, su pendenze proibitive. In due minuti raggiunse una velocità di 160 chilometri orari e fu costretto ad usare un paracadute per frenare la velocità prima di superare il crepaccio terminale. Questa prodezza è stata documentata nel film “The Man Who Skied Down Everest” (1975), vincitore nel 1976 del premio Oscar come miglior documentario, rappresentando il primo film sportivo ad ottenere un simile riconoscimento.

L’Aconcagua, considerata una delle vette più facili da salire del Sud America, a confronto sembra davvero una passeggiata. Un massiccio roccioso noto per i suoi venti e l’aria rarefatta e secca, condizioni che spesso hanno fatto tornare sui propri passi le spedizioni ma caratterizzato da una via normale che non presenta particolari difficoltà e richiede generalmente tra i 12 e i 20 giorni di cammino.

Ricordiamoci però che stiamo parlando di un impavido 86enne e per quanto la via possa essere definita facile per i ben allenati, la salita sarà per l’energico Miura una nuova grande impresa.

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