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Scalare vette sulla sedia a rotelle con un joystick e un visore

adhoc vr, realtà virtuale, simulazione, handicap, Valle d'Aosta, softwareScreen dal videogioco Everest VR

Un team di 12 ingegneri capitanati dal valdostano Leandro Bornaz ha messo a punto un software che consente di visitare monumenti e siti archeologici chiusi al pubblico o inaccessibili a portatori di handicap su carrozzina. Un progetto che ha subito anche un’evoluzione “alpinistica”, diventando un mezzo per rendere possibile ai disabili la scalata di una vetta o semplicemente per consentire un allenamento mentale degli alpinisti prima di intraprendere fisicamente una salita, studiando i particolari della parete rocciosa che si vuole affrontare.

L’idea è stata elaborata dalla Ad Hoc 3D, società di geomatica, disegno e rilievo fondata 12 anni fa da quelli che erano all’epoca quattro dottorandi del Politecnico di Milano e Torino, pieni di voglia di mettersi in gioco.

Il nome provvisorio del software è Adhoc Vr, dove Vr sta per realtà virtuale, una soluzione giocosa ma anche scientifica, solitamente definita come simulazione di una realtà che non esiste. Questa volta invece si parla di luoghi realmente esistenti e perfettamente ricostruiti a partire dai rilievi tecnici di monumenti, reperti archeologici e intere aree delle montagne del mondo.

Abbiamo utilizzato i rilievi fatti con la nostra tecnologia di sensori montati su robot per il tracciato in 3D”  – spiega Leandro Bornaz – “Applicando un comunissimo visore da videogiochi, un Oculus, abbiamo creato un algoritmo di dialogo che permette all’utente di vivere uno scenario immersivo e interattivo in cui può camminare” o, nel caso degli alpinisti in fase di training, addirittura “toccare” la parete per cui ci si sta preparando.

Ogni giorno il team aggiorna il software aggiungendo funzioni e pulsanti. A breve si potrà ad esempio misurare lo spazio e leggere didascalie esplicative di ciò che si sta guardando.

Un mondo in una stanza” si potrebbe dire. Bastano infatti un tavolo con un computer, due piccoli sensori che monitorano lo spazio, un visore davanti agli occhi e nelle mani due manopole munite di tasti e joystick per intraprendere un viaggio verso luoghi lontani o inaccessibili.

Chi ha avuto modo di provare il software afferma che l’alta risoluzione delle immagini, che sorgono attorno all’utente man mano che avanza e si guarda intorno, consente di cogliere i più piccoli dettagli, persino le ombre degli oggetti. Chi indossa il visore vede davanti a sé le proprie mani che stringono le manopole. Molteplici le opzioni tra cui scegliere con un click offerte dal menu, tra cui la possibile misurazione della distanza tra due muri o nel caso dei climber, la valutazione dell’ampiezza di un foro. Un viaggio che non si compie solo “a piedi” ma che può essere effettuato anche in modalità “volo” e “auto”.

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