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Stop ai veicoli inquinanti al campo base dell’Everest! Pugno duro della Cina in difesa dell’ambiente

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La Cina sta lavorando ad un delicato progetto di monitoraggio e controllo del livello di inquinamento sul Monte Everest per garantire la conservazione del fragile ecosistema locale.

Tra gli sforzi da mettere in campo per intervenire quanto prima nella riduzione degli inquinanti è stata avanzata la proposta di imporre restrizioni sulla circolazione dei veicoli inquinanti che portano i visitatori fino al del campo base, a partire dal 2019.

In tal modo ad ogni veicolo che non rispetti gli standard definiti dal progetto verrà impedito di entrare nell’area. Si cercherà di introdurre al contempo veicoli elettrici simili ai golf cart allo scopo di portare anche un’entrata economica alle popolazioni locali che difatti saranno impegnate come guide turistiche e come autisti dei mezzi di trasporto.

Altro punto dolente da affrontare nel programma di salvaguardia dell’ambiente della più alta vetta del pianeta è rappresentato dall’elevata quantità di rifiuti prodotti ed abbandonati dai visitatori che, come dichiarato dal Mr Wangqiong, vice capo della contea tibetana di Tingri, non possono essere processati in maniera naturale dall’ambiente ma devono essere allontanati a mano. Una ditta specializzata in pulizie ha recentemente ricevuto incarico di occuparsi del problema, allo stesso tempo verrà chiesto ai visitatori di collaborare a tenere pulita l’area fornendo a ciascuno dei sacchetti della spazzatura.

Secondo dati ufficiali dell’Agenzia Nuova Cina, la più antica agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, sono stati più di 100.000 i visitatori, tra cui 40.000 alpinisti e hikers, che nel 2017 hanno raggiunto il campo base e zone limitrofe. Da aprile 2018 ad oggi sono già state allontanate dalla montagna 2.26 tonnellate di escrementi umani, una tonnellata di rifiuti delle spedizioni alpinistiche e ben 5,24 tonnellate di altri rifiuti solidi. Ulteriori 8 tonnellate sono state rimosse tra 5.200 e 6.500 metri.

Insomma “è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare”, a cominciare dal singolo visitatore che dovrebbe recarsi sulla “cima del mondo” con l’idea di assicurare che anche le generazioni future possano godere delle sue meraviglie.

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