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Adam Ondra vs Stefano Ghisolfi, intervista doppia

Adam Ondra, Stefano Ghisolfi, Champions Challenge, arrampicata, Olimpiadi

Abbiamo approfittato della Champions Challenge che si è svolta qualche tempo fa ad Arco di Trento per fare un’intervista doppia ai due protagonisti indiscussi dell’arrampicata italiana e mondiale. Adam Ondra e Stefano Ghisolfi. Abbiamo fatto a entrambi le stesse domande, ottenendo quest’interessante intervista doppia.

 

Qual è per voi il significato di questa sfida?

Stefano Ghisolfi. Sicuramente è una bella esperienza perché si tratta di una sfida unica nel suo genere. Noi facciamo tante gare, scaliamo tanto su roccia, ma non ci confrontiamo mai in una sfida del genere uno contro l’altro. Anche se, in realtà, non è tanto uno contro l’altro quanto uno con l’altro. è un evento divertente perché c’è una sfida, che però passa in secondo piano in favore della collaborazione. La parte bella sta nel vedere gli scambi che si sono, l’amicizia. Questo per me è il significato più importante.

Andam Ondra. Per me valgono gli stessi principi. Mi piace molto questa competizione, è quasi come una gara su roccia (ride). Magari può essere d’aiuto per aprire la mente agli appassionati che seguono le gare: sarebbe interessante capire come potrebbe essere una gara su roccia.

Tra poco ci saranno le prime Olimpiadi con l’arrampicata protagonista, quanto è importante per due atleti vedere questo sport approdare tra quelli olimpici?

Stefano Ghisolfi. È il passo che l’arrampicata avrebbe dovuto fare per diventare uno sport rilevante. È importante perché l’essere alle Olimpiadi aiuta a dare molta più visibilità alla disciplina e questo crea molto più interesse nella gente.

Essere parte degli sport olimpici aiuterà a vedere l’arrampicata in modo diverso, anche se poi cambierà dovendo rispettate un format olimpico.

Andam Ondra. L’arrampicata se lo merita. È uno sport interessante, anche per le masse. Alla fine, secondo me, essere alle Olimpiadi sarà di grande aiuto per il mondo delle gare. Aiuterà a far crescere le palestre nel mondo. Non penso invece che cambierà negativamente le falesie, l’arrampicata su roccia.

Che tipo di influenza può avere sulle falesie l’arrampicata olimpionica?

Stefano Ghisolfi. Secondo me ci sarà un grosso aumento delle palestre e delle persone che scalano in città.  Sulla roccia invece ci sarà anche un piccolo aumento, ma sarà una percentuale molto minore. Probabilmente roccia e palestra rimarranno due scenari separati in cui uno, quello della palestra, crescerà di parecchio e di conseguenza crescerà anche un po’ il movimento su roccia ma non è detto.

Adam Ondra. Non penso che organizzare un campionato del mondo su roccia sia un’idea molto saggia dal punto di vista ambientale. Non esiste una falesia in grado di ospitare 5mila persone senza che venga distrutta la natura circostante. Credo che con le olimpiadi si continuerà a seguire il trend degli ultimi anni in cui c’è stato un aumento considerevole delle persone che scalano in palestra, ma solo forse un 50 percento in più che scala su roccia.

Voi cosa preferite tra roccia e palestra?

Stefano Ghisolfi. Diciamo che sono 50 e 50. Ho sempre praticato entrambe e credo che uno bilanci l’altro. Ho bisogno di entrambe, per me non ce n’è una meglio e una peggio.

Adam Ondra. Se dovessi scegliere sceglierei la roccia ma anche la palestra mi piace, come anche il mondo delle gare. Io mi considero soprattutto un rocciatore ma, per esempio, la palestra, è uno strumento molto utile per l’allenamento congeniale alla roccia. Diciamo che senza la palestra non sarei in grado di fare un 9c.

Può ancora aumentare il grado nell’arrampicata?

Adam Ondra. Quando ho iniziato a scalare avevo 6 anni e in quel periodo esisteva al massimo il 9a+, ma era ovvio che non c’era un limite. Sicuramente più aumenti la difficoltà, più le cose diventano difficili, ma io ho sempre creduto che il 9c fosse possibile. Adesso, dopo aver fatto il 9c so che è possibile realizzare un 9c+ o un 10a. Probabilmente però ci vorranno ancora venti o trent’anni e non sarò certamente io a fare il primo 10a.

Stefano Ghisolfi. E non sarò nemmeno io (ride). Sicuramente si, l’arrampicata è uno sport relativamente giovane. Rispetto alle discipline che si praticano da tempi antichi l’arrampicata moderna ha 30 o quarant’anni al massimo. Di sicuro c’è possibilità di sviluppo, grazie anche a un continuo miglioramento delle tecniche di allenamento.

Adam Ondra. Si tratta di un’attività estremamente complessa. Ci sono tanti fattori in gioco che possono essere migliorati. Non si tratta di un movimento unico da ripetere costantemente.

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