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Wildlife Photographer of the Year 2018: vince l’orso marsicano di Marco Colombo

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Marco Colombo. Foto P. Formis

Uno scatto suadente, quasi sensuale, quello che si è aggiudicato il Wildlife Photographer of the Year 2018 nella categoria Urban Wildlife. L’immagine si chiama “Crossing Paths” e raffigura un orso marsicano che placidamente attraversa le strade notturne e deserte di un piccolo borgo appenninico nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La foto è del fotografo lombardo Marco Colombo, un nome certamente noto agli appassionati di fotografia. Marco ha infatti già vinto due volte il Wildlife Photographer of the Year: nel 2011 e nel 2016. Quella di quest’anno è però la prima volta in cui ottiene il riconoscimento grazie a una foto scattata tra le montagne dell’Appennino centrale. Andiamo allora a scoprire qualcosa in più su questo scatto e sul suo esecutore.

 

Che tipo di riconoscimento è il Wildlife Photographer of the Year e, soprattutto, che significato ha per un fotografo naturalista?

Il Wildlife Photographer of the Year è il concorso di fotografia naturalistica più importante al mondo, sia per la sua storia dato che viene organizzato da decenni, sia come qualità dei risultati che come numero di partecipanti. Ogni anno le foto partecipanti sono un numero incredibile che varia tra le 45mila e le 50mila.

Dal mio punto di vista i concorsi sono ottime vetrine sia per far conoscere il proprio lavoro che per i soggetti ritratti. Sono ottimi strumenti per puntare l’attenzione su un problema di conservazione delle specie. Da un lato ci può essere la foto più estetica, utile a sensibilizzare gli osservatori sulla bellezza di certi soggetti. Dall’altra parte invece, come nel caso della mia foto, ci può essere un problema di conservazione su cui si è voluto focalizzare l’attenzione.

Come decidi quale foto candidare al premio?

Ovviamente non vado in giro scattando le foto con l’ottica di vincere il concorso. Più semplicemente vado in giro, faccio le foto, e poi quando apre il concorso cerco in archivio e decido quali selezionare. Dietro la vittoria poi c’è anche tanta fortuna. Non voglio sminuire il riconoscimento dicendo questo. Io sono stato in giuria in vari concorsi e, ovviamente, nel selezionare gli scatti si valutano tutte le caratteristiche tecniche. Una volta però che arrivi alla rosa finale queste sono tutte belle e a influire è anche il gusto giuria. Bisogna quindi anche avere un discreta dose di fortuna per vincere.

Nel caso della tua foto premiata, anche lo scatto in se è stato fortunato…

Io vado spesso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ente che ringrazio per il supporto che mi dà in tutto quello che faccio. Si tratta di una zona veramente bellissima, con delle montagne stupende e dove si può ancora respirare una natura quasi selvaggia. Un conto è andare dove ci sono solo gli erbivori, un altro è andare dove magari camminando lungo un sentiero ti può capitare l’incontro con lupi e orsi. È veramente incredibile, soprattutto per l’orso perché ormai il lupo è ritornato un po’ ovunque.

Il Parco è un luogo in cui può capitare di incontrare l’orso anche dall’auto, com’è successo a me. E può succedere solo lì perché l’orso marsicano è una sottospecie gravemente minacciata dall’estinzione: sono rimasti tra i 50 e i 60 orsi e, una volta scomparsi anche loro, non ce ne saranno altri.

In questo piccolo gruppo ce ne sono 6 o 7 che hanno l’abitudine, in autunno, di entrare nei paesi per mangiare le mele o le pere nei frutteti o negli orti. Ovviamente il Parco cerca di dissuaderli dall’ingresso nei centri abitati perché è pericoloso per gli stessi animali. Possono succedere incidenti stradali, ci possono essere persone che li disturbano o persone che magari non gradiscono molto la presenza dell’orso. Per questo il Parco cerca di spaventarli in modo che non ritornino in paese.

Venendo però alla domanda io, una sera, stavo guidando nel Parco quando, dopo una curva, mi sono accorto che c’era un orso in un terreno su bordo strada. Probabilmente era entrato a mangiare la frutta. Quando l’ho visto ho fermato la macchina e ho spento i fari per non disturbarlo, era tardi e non c’era nessuno per strada, quindi non intralciavo il traffico. È successo tutto con calma, ho anche avuto il tempo di cambiare obiettivo e montare il 20/70 togliendo il teleobiettivo, inutile di notte. L’orso poi ha scavalcato la recinzione e ha attraversato la strada. Ho una sequenza di sei o sette scatti, ma solo in questa foto l’orso è perfettamente fermo.

Cosa rappresenta questa foto?

Secondo me è una foto simbolica, innanzitutto perché c’è l’orso e poi perché, a sinistra, si nota un murales che rappresenta Rihanna con un copricapo indiano dove si trovano un lupo e un’aquila. C’è quindi un richiamo al rapporto uomo natura. Infine, dietro si vedono dei poster dedicati all’ecoturismo, al lupo. Ci sono quindi tanti richiami sia antropici che all’orso in sé nella stessa immagine.

Si tratta di una foto che serve a far capire come comportarsi quando incontri un orso per strada.

Come ci si deve comportare quando, per caso, ci si imbatte in questo grande mammifero?

Purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi a causa dei Social Network, le persone fanno foto e video solo per poter mostrare di aver visto l’orso o poter dire di essere stati vicini a un animale selvatico. Capita spesso che quando qualcuno incontra l’orso per strada poi lo rincorre registrando con il cellulare, oppure lo incastra in un vicolo per poter fargli una foto. Al contrario, nel mio scatto, si vede bene che lui sta camminando tranquillamente in mezzo alla strada senza essere disturbato. Questa cosa è molto importante. Quello ritratto non è un animale atterrito che scappa o corre come spesso si vede.

È molto importante rispettarlo in questo senso perché è pur sempre un orso e non puoi pensare di inseguirlo per fargli una foto. Si tratta di una sottospecie veramente tranquillissima, non ci sono casi di interazione aggressiva con l’uomo.

Bisogna quindi sapere come comportarsi, come rispettarli e soprattutto ricordarsi di non postare le foto in diretta sui social, magari con la geolocalizzazione del posto. Non va fatto per evitare di attirare tantissimi curiosi o appassionati di orso che non farebbero altro che aumentare il disturbo per l’animale.

Curiosando sul tuo sito ci siamo però accorti che i mammiferi non sono il tuo soggetto preferito…

Io fotografo un po’ di tutto. Fotografo sempre in Italia e sempre animali in libertà, a meno che debba fare foto per progetti di conservazione come ad esempio un allevamento di animali che poi andranno liberati.

Normalmente però fotografo animali in libertà. Faccio molte fotografie a rettili e anfibi, sono stati i miei soggetti prediletti per tanti anni. Le ho fatte perché sono animali un po’ bistrattati, su cui ci sono molti pregiudizi quindi, per farli conoscere, ho fatto una grande opera di sensibilizzazione su di loro.

Oltre a questo però scatto foto anche in mare e agli insetti, agli invertebrati, agli scorpioni e ai ragni. Ho anche scoperto una nuova specie di ragno in Sardegna.

Scatto anche tanto nei fiumi, il mio ultimo libro “I tesori del fiume” è interamente dedicato a questo tema.

E poi, fotografo anche uccelli e mammiferi. Li amo molto, ma non amo le foto ritratto. Mi piacciono le ambientate quindi animali con un interessante contesto intorno che può essere dovuto alla luce, alla bellezza del paesaggio. Un po’ come nella foto dell’orso che non è un ritratto, ma è un animale inserito in un contesto urbano, in questo caso.

Hai detto che fotografi solo in Italia, come mai questa scelta?

Perché abbiamo talmente tante cose da far vedere e da far conoscere che meritano la nostra attenzione e che gli altri non hanno.

Abbiamo tanto da vedere e abbiamo anche dei problemi nella conservazione della natura che meritano di essere portati all’attenzione del pubblico in modo tale che ci sia una sensibilizzazione verso queste tematiche. Cosa necessaria per far si che le persone si rendano conto che la natura non è solo il safari in Africa, ma che esiste anche attorno alla propria casa. La foto dell’orso è indicativa di questo e magari aiuta a comprendere che l’orso è qualcosa che si può incontrare anche tra i vicoli del proprio paese. Ovviamente non è una cosa normale e non capita certamente tutti i giorni, ma può capitare senza dover andare in Kamčatka o a Yellowstone.

Richiede tanto impegno essere un fotografo naturalista?

Che sia sott’acqua, sulle montagne o in qualunque altro posto l’importante è conoscere quel che si sta facendo. È indispensabile per ottimizzare le uscite perché non è come allo zoo che vai e vedi gli animali. Qui devi camminare, far fatica, stare appostato tanto tempo. Con tutte queste caratteristiche sai bene di non poter andare a caso. Bisogna studiare per imparare a prevedere il comportamento degli animali nelle varie stagioni, sapere in che posti vanno e così via. Sembrano problemi e limitazioni, ma alla fine non lo sono, sono il bello di questo lavoro. Per fare queste foto devi studiare, ovviamente la passione aiuta tanto perché mi porta a documentarmi in continuo.

Sappiamo che hai scelto di devolvere parte del premio Wildlife Photographer of the Year alla protezione e tutela dell’orso marsicano…

Si, ho deciso di devolvere metà premio alla conservazione dell’orso. Ovviamente non è molto , è un gesto. Chiunque volesse collaborare può diventare socio dell’associazione “Salviamo l’orso” oppure fare una donazione all’associazione contribuendo alla tutela di questo splendido animale.

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