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Pando, il più grande essere vivente al mondo rischia di scomparire

foto J. Zapell – Wikimedia Commons

Nella foresta nazionale di Fishlake, nello Utah, vive un organismo che ha circa 80 mila anni e un peso stimato circa 5.9 milioni di chili. Il suo nome è Pando (dal latino “mi espando”, “mi estendo”) o Trembling Giant (Gigante tremante) ed è un bosco costituito da ben 47 mila pioppi tremuli americani geneticamente identici, tanto da potersi definire come un unico organismo vivente connesso da un articolato sistema di radici.

Ad oggi Pando copre circa 43 ettari ma da tre o quattro decenni, a dispetto del suo nome, ha smesso di crescere e la colpa pare essere dell’uomo. Secondo uno studio del Wildland Resources Department and Ecology Center presso l’Università Statale dello Utah pubblicato negli scorsi giorni sulla rivista Plos One, dall’analisi di 72 anni di fotografie aeree risulta evidente che la foresta ha smesso di espandersi dagli anni ’70.

Pando si riproduce difatti per propagazione clonale, mediante l’emissione di polloni radicali che diventeranno nuclei di nuovi alberi, geneticamente identici all’originale. Un limite, quello della mancata diversità genetica, che viene compensato con la riproduzione ininterrotta, che garantisce un continuo ricambio generazionale tra alberi vecchi e nuovi. Dagli anni ’70 però i pioppi vecchi muoiono, senza che nuove generazioni li sostituiscano. La comunità attuale è quindi rappresentata da 47 mila alberi vecchi 85 anni.

Tra le cause principali del danno ci sono cambiamento climatico, incendi boschivi, animali al pascolo che mangiano semi e radici e l’espansione dei predatori di Pando, primo fra tutti il cervo mulo ma anche di altri ungulati. Più a monte, la causa di questo squilibrio ecologico è da ricercarsi nelle leggi che hanno permesso nei decenni passati la soppressione di lupi e orsi: predatori naturali degli erbivori il cui numero ha dunque potuto aumentare in maniera costante.

C’è speranza per Pando? Le immagini aeree mostrano che le aree protette da recinzioni adeguate consentono una ripresa nell’espansione del gigante, anche se solo di qualche metro in pochi anni. Pando ha dunque bisogno di tempo e tranquillità per riprendersi e sarà supportato dall’installazione di recinzioni adeguate o, secondo ipotesi più drastiche, da cacciatori professionisti ingaggiati per ridurre il numero di cervi. Proposta che inevitabilmente scatenerà polemiche. Tra le altre cause esistono anche danni direttamente imputabili all’uomo, che con lo sviluppo di strade, case e campeggi nell’area ha portato ad un ridimensionamento della “foresta tremante”, aggettivo che deriva dal rumore delle foglie autunnali del pioppo mosse dal vento: un suono che secondo gli scienziati dovrebbe in questo caso apparirci come un grido di aiuto.

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