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Denis Urubko: sono pronto a tornare sul K2, se i polacchi mi vogliono

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Denis Urubko il quindicesimo uomo ad aver salito tutti e 14 gli Ottomila ed il nono ad averlo fatto senza ossigeno tra cui Makalu e Gasherbrum II in prima assoluta invernale. Vive a Nembro, non molto distante da Bergamo e parla discretamente bene l’italiano.

Alpinista dal curriculum corposo quest’inverno è stato protagonista indiscusso delle cronache invernali, sia per quanto riguarda le sue prestazioni tecniche e fisiche che per quanto riguarda i siparietti umani che spesso avvolgono le lunghe e fredde spedizioni inverali. Cerchiamo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista che abbiamo avuto modo di fargli durante il Ladek Mountain Festival.

 

Come hai scoperto la tua passione per la montagna?

Da piccolino. Quando avevo quattro o cinque anni andavo con mio padre a cercare i funghi o a pescare. Durante quelle giornate mi sono innamorato della natura e dell’avventura.

Io da piccolo soffrivo di asma allergico e c’è stata una volta in cui con mio padre siamo saliti in quota. Siamo andati a camminare su delle colline di quattro o cinquecento metri e lì stavo bene, respiravo meglio e poi mi sono trovato di fronte alle montagne del Caucaso bianche, innevate. Per me questa era la libertà, la stessa che con il tempo mi ha spinto a cercare nuove vette e a praticare alpinismo su vie difficili e in invernale.

L’incontro con Simone Moro è stato un punto fondamentale della tua crescita alpinistica?

Certo. Simone è venuto in Kazakistan, con Mario Curnis, nel 1999. Volevano realizzare un progetto importante: lo Snow Leopard. Voleva dedicare questa grande sfida alla memoria di Anatoli Boukreev, scomparso in inverno sull’Annapurna a causa di una valanga.

Nei mesi che abbiamo passato insieme per la realizzazione dello Snow Leopard ci siamo conosciuti e, dopo, Simone mi ha invitato a prendere parte al suo progetto di traversata Everest-Lhotse, aprendo così un nuovo capitolo della nostra amicizia.

Una grande amicizia alpinistica…

Esattamente, ma non solo di alpinismo. Simone è una persona ottimista che sorride sempre. Da lui ho imparato molto anche sulla gestione dei rapporti umani, delle relazioni tra le persone. È molto bravo in questo.

Poi ti sei innamorato dell’Himalaya…

Si, perché l’Himalaya è un circo come il Colosseo. Faccio un esempio: ogni città ha il suo stadio, ma nel mondo abbiamo un solo Colosseo. L’Himalaya è il Colosseo dell’alpinismo.

E continua tutt’ora a interessarti e stimolarti, anche dopo aver completato la corona dei 14 Ottomila…

Quando nel 2009 ho completato tutti e 14 gli Ottomila ho scoperto che mi piace cercare nuovi percorsi di salita, nuove vie. In realtà poi potrei dire di essere sempre stato appassionato da questa ricerca di nuovi tracciati, anche prima del 2009 infatti ho salito alcune montagne himalayane per vie nuove.

Oggi ho altri obiettivi. Uno è quello di fare il maggior numero di salite sugli Ottomila. Prendete ad esempio Juanito Oiarzabal, l’alpinista spagnolo che detiene il record di 26 salite sulle montagne himalayane. A me piacerebbe fare 27 volte gli Ottomila. Sono interessato a fare ascensioni in velocità, a cercare nuove linee di salita. Ho tanti progetti.

Sappiamo che hai anche dei progetti invernali, ci vuoi però spiegare il tuo concetto di inverno?

Quando è più freddo, quando c’è più vento e quando le notti sono più corte. Queste sono le vere condizioni invernali.

Logicamente l’inverno inizia il primo dicembre e termina il 28 febbraio. Ci tengo a sottolineare che non è un’idea solo mia, anche per i meteorologi è così.

Queste le motivazioni per cui hai tentato la solitaria al K2 invernale durante la passata stagione. Quando sei partito da campo base eri convinto di poter raggiungere la vetta?

Io sono partito il 25 febbraio e avevo due o tre giorni per scalare il K2 prima del 28 febbraio. Era l’ultima possibilità per salire la montagna con delle condizioni veramente invernali. Quando poi sono tornato al campo base io avrei continuato la spedizione senza problemi con i miei compagni. Non avrei avuto problemi a lavorare con la squadra per tentate l’ascensione entro la fine di marzo. Purtroppo però i rapporti con i compagni e tra il capospedizione e me hanno impedito quest’opportunità.

Venendo però alla domanda: certo, ho pensato di poter arrivare in vetta. Conoscevo la via ma, quando sono arrivato in alto mi sono reso conto che non c’erano le condizioni. I crepacci erano molto aperti, sono finito dentro un buco sopra campo 4 e poi anche un’altra volta. Alla fine, capito che non era il momento giusto per proseguire, sono rientrato.

Adam Bielecki ci ha detto che non vede altro compagno, oltre te, con cui immaginarsi in vetta al K2 invernale. Tu vorresti tornare?

Intanto ringrazio Adam. Poi si, ovviamente vorrei tornare: con Adam sono pronto a partire anche oggi. Sono pronto a tornare anche con la squadra polacca, se loro mi vogliono nel team. Se mi dovessero dire “guarda a questo progetto non puoi partecipare” lo capirei, altrimenti sarei pronto ad andare.

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9 Comments

  1. Moro non mi pare così scarso anzi visti i risultati (poi ognuno la veda come vuole ma comunque ha 3 ottomila in invernale) e la conoscenza tra i due sarebbe un ottimo trio, il problema potrebbe essere trovare il 4° per l’attacco alla vetta…

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