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Reinhold Messner torna dietro la cinepresa per due nuovi film

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La leggenda dell’alpinismo Reinhold Messner è stato protagonista negli anni, in persona o attraverso il racconto delle sue gesta, di diversi film. Ricordiamo tra gli altri “Nanga Parbat” del 2010 e “Messner” del 2012, entrambi autobiografici.

Da qualche anno però il Re degli Ottomila ha cominciato a spostarsi dietro l’obiettivo. Il suo debutto come regista è stato con “Still Alive“, del 2017, a cui è seguito “The Holy Mountain“, presentato allo scorso al Trento Film Festival e racconta dell’intervento di soccorso che Messner realizzò nel 1979 per salvare la spedizione di Peter Hillary, figlio del celebre Edmund, sull’Ama Dablam.

Una nuova vita, quella di regista, che sembra stia appassionando non poco Messner, tanto che in arrivo ci sono altri due docufiction sul mondo della montagna.

La prima produzione è “Die große Zinne“, nella quale Messner, nei panni di narratore, regista e produttore, guida lo spettatore lungo la storia della Cima Grande attraverso alcuni dei nomi che l’hanno scritta: Paul Grohmann, Hans Dülfer, Emilio Comici, Dieter Hasse, Lothar Brandler e Alexander Huber. Il documentario verrà distribuito nel 2019.

Il secondo progetto su cui l’alpinista sta lavorando è “Mord am Unmöglichen“sull’evoluzione dell’alpinismo. Tematica principale di questo lavoro è la questione della notorietà che deriva dalla conquista degli Ottomila e dalle grandi spedizioni. Qui Messner sta lavorando sia dietro che davanti alla cinepresa e con lui in veste di attore anche il figlio Simon, che già in “The Holy Mountain” aveva interpretato il ruolo del padre.

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