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Amman in Kashmir, il racconto di una via da Piolets d’Or

Marcello Sanguineti, Michele Focchi, Gian Luca Cavalli, Amman in Kashmir, Karakorum, Pakistan, Piolets d'OrFoto Marcello Sanguineti/Michele Focchi/Gian Luca Cavalli

Sono state tante quest’anno le nomination italiane ai Piolets d’Or. C’è stata quella a Simon Gietl e Vittorio Messini per la loro nuova via sullo Shivling (6543 m) in India; quella alla cordata Babolin-Bellò-Nodari per la salita del Jinnah Peak (6177 m) in Pakistan; quella a Thomas Franchini per una nuova via aperta in solitaria sul Monte Edgar (6618 m), e quella a Franchini e Faletti per l’apertura di una via sul Jiazi (6540 m); quella alla cordata Della Bordella-Bernasconi-Bacci per la nuova via sulla parete est del Cerro Murallon (2770 m) in Patagonia; quella a Ladurner e Lemayer per una nuova via sulla parete Nord-Est del Gran Zebrù; infine la candidatura alla cordata Cavalli-Focchi-Sanguineti per l’apertura della via Amman in Kashmir sulla parete Nord-Est del Fiost Broq (5850 m) in Pakistan.

L’ultima salita citata è inoltre una prima ascensione della montagna che si trova nel Karakorum pakistano, nelle valli Kondus e Kaberi due aree ancora poco esplorate e ricche di montagne “vergini” dal punto di vista alpinistico. Un territorio che ha offerto agli italiani Gian Luca Cavalli, Marcello Sanguineti e Michele Focchi l’opportunità di scalare su pareti ancora intonse.

I tre, partecipanti alla spedizione Trans Limes capitanata da Daniele Nardi, dopo i primi giorni passati a studiare la parete Sud-Est del Link Sar, obiettivo principale della spedizione, hanno deciso di cambiare meta per dedicarsi a una salita su roccia in una zona a sinistra del Link Sar e del K6. La parete Sud-Est era molto secca e ogni tanto capitavano giornate di nevischio che, come risultato, peggioravano ulteriormente le condizioni” spiegano. “A dimostrarlo ci sono anche le testimonianze dei tre americani Steve Swenson, Chris Wright e Graham Zimmerman che per due settimane hanno lavorato sulla montagna senza però riuscire a concludere molto. Viste le condizioni e i tempi della spedizione i tre han così deciso di rinunciare alla parete per dedicarsi a qualcosa di fattibile nei giorni ancora a disposizione. “Uno dei soci di Swenson aveva scattato alcune foto in alta definizione alla zona in cui ci interessava scalare e ce le ha passate. Ci siamo così messi a studiarle individuando una linea che poi abbiamo deciso di salire. Ovviamente abbiamo sottovalutato di gran lunga l’avvicinamento che pensavamo di poche ore ma che in realtà si è trasformato in qualcosa di penoso con tanto di bivacco per arrivare sul pianoro glaciale” scherzano i tre ricordando la spedizione che si è svolta nel corso dell’agosto 2017.

Il gruppo si muove il 17 agosto alla luce delle frontali, scalano su roccia superando numerosi tiri che raggiungono il settimo grado e con zaini belli pesanti. Superata la parte di roccia raggiungono il ghiacciaio superiore dove, un’imponente seraccata, porta i tre ad avanzare tra affilate creste a cui seguono crepacciati pendii e neve da battere. Sanguineti, Cavalli e Focchi scalano per oltre 27 ore consecutive quando, finalmente, sbucano sulla cresta terminale a circa 5850 metri di quota. La salita è riuscita, ma per gli alpinisti si preannuncia un bivacco senza materiali per proteggersi dal freddo.

La mattina seguente, con altre 13 ore di attività, la cordata raggiungerà il campo base e sceglierà di chiamare la vetta Fiost Broq, letteralmente “cima dell’amicizia” coma augurio per queste terre martoriate da continui conflitti.

Questa la via per cui i tre sono stata candidati al Piolets d’Or 2018, un tracciato chiamato Amman in Kashmir con uno sviluppo di 1300 metri, un dislivello di 950 metri e gradata 6b/AI6X/ED+.

“Vie significative espressione di un alpinismo innovativo. Vie nuove disseminate su complesse pareti di tutto il mondo, realizzate in uno stile alpino e pulito” queste le motivazioni che han portato alla candidatura di questo nuovo tracciato esplorativo nella lista delle salite meritevoli del Piolets d’Or. Qualcosa che non si aspettavano assolutamente i tre che nella vita non fanno certo gli alpinisti per professione. “Io sono un libero professionista, mi occupo di edilizia e sistemi di coibentazione” ci racconta Gian Luca. “Io invece sono ricercatore di robotica avanzata all’Istituto Italiano di Tecnologia, costruisco quadrupedi robot” spiega Michele. “Anche io lavoro nell’ambito della ricerca, sono professore di ricerca operativa all’università di Genova e mi occupo di ottimizzazioni con applicazioni all’intelligenza artificiale” aggiunge Marcello. “Come cordata questa è stata la nostra prima esperienza extraeuropea insieme” tra cui la prima volta in alta quota per Michele, certamente un bell’inizio. “Ci siamo trovati molto bene e certamente torneremo a scalare insieme, stiamo già lavorando a nuovi progetti che ci vedranno impegnati nel corso del 2019”.

“Io l’avevo detto, mentre andavamo a cavalcioni sulla cresta, che quella era una via da Piolets d’Or” ride Michele.

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