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“Fare cose pazze, non morire”: l’alpinismo secondo Reinhold Messner

Reinhold Messner, intervista, premio Princess for Sports 2018, Principessa delle Asturie

Questa è l’idea del Re degli Ottomila Reinhold Messner, che in un’intervista rilasciata al quotidiano peruviano El Comercio ha discusso tra le altre cose della sua, sempre fuori dagli schemi, visione dell’alpinismo.

Prendendo spunto dall’imminente ritiro da parte dell’alpinista del premio Principessa delle Asturie, il prestigioso riconoscimento allo sport nato nel 1981 che quest’anno lo premierà assieme al Krzysztof Wielicki, l’alpinista affronta di nuovo la questione, ormai discussa a lungo,della natura sportiva dell’alpinismo. Messner torna quindi ad esprimere la sua opinione circa il vero significato della pratica: come ha sempre predicato e dimostrato, per lui si tratta più di una sfida con sé stessi che con l’altezza della montagna o le lancette del cronometro. “L’alpinismo implica andare in posti dove nessuno è mai stato prima – dice – agendo sotto la propria responsabilità e decidendo come scalare. Ed è più importante come lo fai rispetto a quanto lontano o veloce si va o a quanto in alto si arriva“.

La discussione passa poi al fattore rischio, insito in ogni spedizione che abbia come protagonista un Ottomila: “Noi, come esseri umani, commettiamo errori, così in quei posti affrontiamo la possibilità di morire. E, paradossalmente, questo è il motivo per cui lo facciamo: andiamo in luoghi dove la morte è una possibilità per evitare la morte. È qualcosa di strano. L’alpinismo consiste precisamente nel fare cose pazze, ma non nel morire. Cioè, cercare di controllare il rischio, essere in grado di superare le avversità, ritirarsi in caso di estremo pericolo“.

Confrontandosi infine con il tema della morte, che l’alpinista ha vissuto da vicino in molte delle sue spedizioni, Messner non esita però a difendere l’alpinismo. Nonostante ammetta che il fattore rischio è, fin troppo spesso, eccessivamente alto, il Re degli Ottomila descrive la pratica come una delle vie migliori per vivere una vita che sia veramente libera: “Lo facciamo perché sentiamo di essere liberi e la nostra libertà si esprime attraverso questo tipo di vitaEssere liberi attraverso l’arrampicata“.

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9 Comments

  1. Come si fa ad intervistare uno che ha piantato 400 chiodi con un compressore? (certo non voglio disconoscerli le grandi imprese che aveva fatto prima ma con il Cerro Torre si é “bruciato”)
    Cordialmente

  2. I chiodi li ha piantati a martellate; con l’aiuto del compressore ( anche un bel impiccio) ha fatto il buco.Se avesse avuto il trapano a batterie ricaricabili con ricambio dal basso, sarebbe stato piu’ contento.Comunque ormai purtoppo ha problemi di salute, dovute all’ eta’ avanzata ( che per un alpinista estremo e’un traguardo)

    1. Con la panzana della prima salita mai fatta quella persona che aveva fregato anche me dovrebbe aver acquisito il diritto all’oblio

  3. Nessuno e’ obbligatoa seguirla , viva la liberta’: sul web intervista a Cesare Maestri, filmata, rilasciata il 6 aprile 2018, non ben riuscita putroppo come colonna sonora per colpa del tecnico suono..Per fare si fa, viene come viene ad un quasi 90-nne.Avercene ancora…

  4. A proposito di Cesare .Aggiunta da “poco”: Medaglia di Bronzo al valor civile ed Ordine del Cardo per il suo impegno in salvataggio o recupero di altri alpinisti.Ancora pero’si insiste su quei chiodi di cui egli stesso consapevolmente ha divelto una parte.Il primo a fregarsene di rivangare e’ Egli stesso….segno che ormai la maturita’ va OLTRE…in un’altra prospettiva.Anche altri diventati Saggi rimeditano e rielaborano , ad esempio Maurizio Zanolla.Offrono spunti e riflessioniche vanno oltre gli exploits, emerge il lato umano introspettivo delle vicende .

  5. a rivedere la lista dei nomi scomparsi in questo millennio l’alpinismo d’elite è diventato molto più pericoloso che in passato forse perchè le difficoltà tecniche sono molto più alte e le pareti e le montagne vergini sono più impervie e complicate. L’alpinismo dei migliori è una pratica mortale ma io continuo ad ammirarli

  6. Tra i tanti filmetti e documentari che si trovano sul web,ne ho trovato solo 2 di numero che fanno vedere brevi scene di alpinisti in dis-arrampicata libera, cioe’ che scendono le pareti per le vie prima salite.Forse sarebbe un incentivo a nuovi exploit…salita meno estrema ma disarrampicata per la stessa via.,,in libera con sicura o senza , ma non in corda doppia…o per via piu’ normale.

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