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Spedizione CAI in Giordania per l’apertura di nuovi canali turistici

CAI, Jordan Tourism Board, Giordania, turismo© Marcello Sanguineti

Si è svolta lo scorso aprile una spedizione esplorativa nella regione del Wadi Sulam promossa dal JTB (Jordan Tourism Board) in collaborazione con il Club Alpino Italiano con l’obiettivo di individuare e aprire itinerari di arrampicata a canyoning. Alla spedizione hanno partecipato Andrea Cattarossi (UIAGM), Gianluca Cavalli (CAAI), Manrico Dell’Agnola (CAAI), Umberto Del Vecchio (CAI SNS), Lorella Franceschini (Vice-Presidente Generale CAI e CAI SCA), Maurizio Giordani (UIAGM e CAAI), Erik Lazarus (CAI SNS), Maurizio Oviglia (CAAI e CAI SCA), Alberto Rampini (Presidente CAAI e CAI SCA), Marcello Sanguineti (CAAI), Marco Scagnetto (CAI SCA), Luca Schiera (CAAI e Ragni di Lecco), Angelo Taddei (CAI SCA).

Il Wadi Sulam è un gruppo montuoso che si innalza a circa 1000 metri di quota dove le strutture rocciose sono state fortemente modellate dall’acqua che qui scorre impetuosa, soprattutto nei giorni di pioggia. “La parola ‘wadi’ indica per l’appunto il letto di un antico torrente” ci spiega Marcello Sanguineti prima di raccontarci quel che è accaduto durante uno dei giorni di spedizione. “Era fine aprile, un periodo secco per la Giordania. Eppure nel giro meno di un’ora cadono oltre tre centimetri di pioggia” una quantità d’acqua che in breve trasforma i canyon in pericolosi torrenti “da cui riusciamo a salvarci aggrappandoci alle rocce”. La parte più tragica arriva però quando rientrano al campo base “che troviamo allagato con le tende parzialmente divelte”.

Una settimana avventurosa quella a cui hanno partecipato gli amici del CAI, sia per gli eventi atmosferici che per le scalate. “Durante i primi giorni abbiamo cercato di individuare le strutture con la roccia migliore su cui tracciare qualche via. Si è trattato di un momento molto delicato della spedizione – spiega Sanguineti – perché non tutta quella che vedevamo era in realtà roccia compatta”. In molti casi si trattava infatti di sabbia compressa molto tenera e molto poco resistente. Nonostante questo però la settimana di collaborazione tra Club Alpino Italiano e Jordan Tourism Board ha portato alla tracciatura di “un buon numero di vie trad integrate con spit e di un paio di falesie”. Il lavoro da fare è però ancora molto, spiega Sanguineti, “c’è ancora tanto spazio per fare cose nuove”. Bisognerà senz’altro tornare.

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