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Cazzanelli da record si racconta. “La nuova via sul Cervino? Un sogno”

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François Cazzanelli, 28enne valdostano, giovane e promettente alpinista è tornato sulla montagna di casa: il Cervino. Una montagna simbolo per il mondo alpinistico, ma ancora di più per chi all’ombra di quella montagna è cresciuto. “Uno dei miei più grandi sogni” scrive François riferendosi a Diretta allo Scudo, la via aperta in sei riprese con vari compagni di scalata (Roberto Ferraris, Emrik Favre, Marco Farina e Francesco Ratti). Una via che sale tra Per Nio, via aperta da Hervé Barmasse e Patrik Poletto nel 2000, e la Casarotto-Grassi, aperta nel 1983 da Renato Casarotto e Giancarlo Grassi. Una realizzazione che arriva giusto una manciata di giorni dopo il concatenamento delle quattro creste del Cervino realizzata in 16h4’ con il compagno Andreas Steindl.

 

Ciao François, ti possiamo chiamare l’uomo del Cervino?

È un po’ tanto, non credo sia il caso. (ride)

Durante il concatenamento puntavate a fare il record?

Si, era un obiettivo su cui puntavamo seriamente.

Si tratta di un’idea nata lo scorso anno con Andreas Steindl e per cui quest’anno ci siamo preparati durante tutta l’estate. A metà stagione abbiamo poi fatto una prova salendo due creste consecutivamente. Un test, per capire a che punto eravamo fisicamente, andato molto bene che ci ha dato coraggio e motivazione per continuare con gli allenamenti e tentate il concatenamento che è stato molto difficile soprattutto per la parte meteo. Abbiamo dovuto aspettare molto perché il meteo è stato molto instabile, finché poi abbiamo trovato la finestra perfetta.

Come vi siete allenati per questo record?

Abbiamo fatto alcune salite in velocità. Andreas ha realizzato il record di velocità lungo la cresta dell’Hörnli e io la traversata delle Grandes Murailles con Kilian Jornet. Oltre a queste due realizzazioni poi molti altri allenamenti insieme sul monte Rosa e la classica preparazione alternata con arrampicata, gite con i clienti, allenamenti in bici e corsa.

La ricerca di un record nell’alpinismo è un argomento molto dibattuto…

Secondo me la velocità nell’alpinismo è un fattore importante che garantisce parecchia sicurezza e che permette di spingere i limiti un po’ più in là. Credo che se una persona è in grado di fare delle performance sulle Alpi può poi pensare di portare queste in Himalaya o comunque sulle grandi montagne della Terra, spingendo avanti i limiti. Il record è una cosa che deve spingerti a migliorare, da cui devi trarre un miglioramento nella performance e nella tecnica di scalata. Ogni volta in cui ti migliori fai un passo avanti.

Cosa intendi quando dici che la velocità garantisce la sicurezza?

Su parecchie montagne più tempo si sta in giro più si rimane esposti a pericoli oggettivi come la caduta di pietre, di ghiaccio, ai cambiamenti climatici o alla meteo.

La velocità ormai è una cosa entrata a far parte dell’alpinismo di tutti i giorni, lo riscontro anche nel lavoro di Guida Alpina. Sempre più spesso infatti ho a che fare con persone molto ben preparate. Per fare un esempio: al 90 percento dei clienti propongo la salita al Cervino in giornata con partenza dal rifugio Duca degli Abruzzi. Ci si riesce benissimo senza dover correre e godendosi il piacere della montagna.

Rimaniamo sul Cervino: dopo il record la nuova via…

Era da tanti anni che la guardavo e la studiavo con la voglia di venirne a capo. Nel 2012 poi io e Roberto Ferrari siamo partiti con l’idea di aprirla in invernale scalandola in trad. Abbiamo fatto due tentativi riuscendo a salire molto in alto. Siamo arrivati a circa metà parete prima di rinunciare capendo che da lì in poi non si poteva salire in trad perché la roccia era troppo compatta e strapiombante.

Dopo quella prima esperienza ho capito che per salirla sarebbe stato necessario usare un metodo più tradizionale con qualche spit. Ovviamente non ne abbiamo piazzato uno ogni mezzo metro, anzi. Abbiamo cercato di utilizzarli in modo molto minimale solo nei luoghi strettamente indispensabili.

Quanti tentativi sono stati necessari per riuscire a salirla?

Sono stati necessari 6 tentativi. Sei tentativi per cui ci tengo a ringraziare il mio compagno di cordata Francesco Ratti, l’uomo della svolta. È stato Francesco ad aprire due dei tiri più duri della via siglando una performance strabiliante. Francesco purtroppo è una persona un po’ taciturna e non ama prendersi meriti, per questo glieli attribuisco io (ride).

Si tratta di una via molto complessa da decifrare e, nonostante ce l’abbia sotto gli occhi tutti i giorni, è difficile capire dove passare. In più si tratta di una zona dove la roccia rimane asciutta per un breve periodo l’anno. Quest’anno ho avuto la fortuna di trovare condizioni e compagni ideali.

Si tratta di una via ispirata da tuo padre?

Si. Mio padre ha fatto delle importanti salite invernali sul Cervino con Marco Barmasse e poi ha aperto una via (Direttissima sulla parete Sud – Marco Barmasse, Vittorio De Tuoni, Walter Cazzanelli, nda). Da anni era però palese che mancasse una diretta centrale alla parete. Mio padre l’aveva già adocchiata ma ha sempre ritenuto questa troppo difficile per le loro capacità. Io ho così preso la palla al balzo e ho pensato di andare a farla.

Certo, c’è stata un’epopea di sei anni che però quest’anno ha portato finalmente il risultato sperato.

La via centrale lungo la parete Sud era uno degli ultimi problemi alpinistici del Cervino, ora rimane ancora qualcosa da fare sulla Gran Becca?

Secondo me il Cervino offre ancora spazio. Io qualcosa in mente ce l’ho e credo che, più in generale, la montagna abbia ancora molto da offrire alle nuove generazioni di alpinisti. È una montagna simbolo e per questo molto ambita, su cui però è molto difficile scalare fuori dai classici itinerari. Io stesso, che sul Cervino ho percorso tredici itinerari diversi (cosa che non hanno fatto in tanti), quando mi avventuro su vie più selvagge e poco ripetute sono sempre intimorito e cerco di valutare al meglio le condizioni. La Gran Becca è una montagna che a volte si concede regalandoti il piacere della scalata mentre altre volte si chiude respingendoti e bisogna fare molta attenzione a quel che si fa.

Tornerai a breve sul Cervino?

L’idea, nata da Francesco, è di tornare sulla via tra pochi giorni per provare a liberare i tiri più difficili e fare una dettagliata recensione da lasciare ai futuri ripetitori. Per ora i gradi sono molto ipotetici e vale la pena ri-scalarla per avere un’idea precisa delle difficoltà. Come ho detto l’idea è venuta a Francesco che mi ha scritto due giorni dopo la salita e, dopo le prime titubanze, mi son detto: fatto 30 dobbiamo fare 31.

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1 Comment

  1. Complimenti Francois, seguo sempre con ammirazione le tue imprese.
    Indossi sempre la divisa del nonno Piero?
    Gabriella

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