• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Arrampicata sportiva, Interviste, Primo Piano, Sport

Alessia Refolo: arrampicare oltre la disabilità

Alessia Refolo, paraclimb, arrampicata, se vuoi puoi

“Sono non vedente ma non permetto a questo problema di limitarmi e mi impegno al massimo in tutto ciò che faccio in modo da raggiungere gli obiettivi che mi prefiggo”. Si presenta così Alessia Refolo, piemontese classe 1990, campionessa mondiale paralimpica di arrampicata in categoria B2 nel 2014.

La storia di Alessia è un storia lunga e complessa. Una storia fatta di determinazione e voglia di andare oltre il suo ostacolo personale: l’assenza della vista. Una mancanza che pare non averla mai fermata o ostacolata nella sua vita. Sopravvissuta da piccola a un neuroblastoma si è diplomata in ragioneria e lavora in banca a Ivrea, dove vive da sola in un appartamento, ama truccarsi ed essere alla moda ed elegante. Nel tempo libero dal lavoro si dedica allo sport, sua grande passione che l’ha portata a scoprire l’arrampicata. Ho provato ad arrampicare per la prima volta nel 2013 grazie alla campionessa mondiale non vedente di sci Silvia Parente che, dopo aver trascorso la stagione invernale sulla neve, mi ha proposto di provare a cimentarmi in parete. Così a maggio sono andata a Sondrio per un meeting di arrampicata. Quando ho provato mi è subito piaciuto il contatto con la natura e il fatto che la salita dipendeva solo da me perché, tolti i primi metri, poi non riuscivo più a sentire i consigli dal basso.”

“Dopo questa esperienza ho deciso di provare ad allenarmi seriamente, così mi hanno messo in contatto con un’allenatrice di Milano con cui ho iniziato la preparazione che mi ha portata, un anno dopo i primi allenamenti, a vincere il campionato mondiale in Spagna.

 

Poi?

Ho continuato a fare gare fino al 2015 e ho sempre continuato ad allenarmi in palestra. Devo però ammettere che una delle cose che amo di più è scalare in falesia, come ho fatto la prima volta. Per questo ho deciso di dedicarmi a due lunghe vie su roccia in Valle d’Aosta.

Torniamo per un attimo indietro nel tempo, alla tua infanzia. Ti va di spiegarci cos’è un neuroblastoma?

Certo. Si tratta di un tumore infantile che colpisce i bambini piccoli, nel mio caso a 18 mesi. Si tratta di una massa tumorale che attacca gli organi in varie zone, nel mio caso in quella addominale. È un cancro per cui ancora oggi non si conosce soluzione nonostante la ricerca migliori sempre più e oggi riesca a sopravvivere un bambino su cinque.

Il vero dramma sta però nel fatto che si sviluppa molto velocemente e che purtroppo il medico non può prenderlo il primo giorno perché si presenta come un’influenza. Io, nel giro di quattro giorni, ero già al quarto stadio.

Poi come sono andate le cose?

C’è tutto un protocollo da seguire.

Quando ero piccola si andava al Gaslini di Genova e i medici davano dei consigli alle famiglie su come agire per cercare di fermare il tumore. Tra i vari consigli è stato suggerito un farmaco che rendeva ottimali le chemio, era un preparativo alla chemio. Appena me l’hanno somministrato questo ha danneggiato retina e nervo ottico.

Ovviamente dopo la prima somministrazione non me ne hanno più fatte altre, ma ormai il danno era fatto.

Sono rimasta ricoverata un anno a Genova, poi siamo tornati a casa.

Dai l’impressione di essere una ragazza molto determinata…

Si (ride). Cerco di essere autonoma il più possibile. Penso di essere autonoma quanto lo può essere una persona pur essendo non vedente. Ho sempre cercato di dimostrare di essere una persona autonoma: che lavora e vive da sola.

Vivere da sola è stato poi particolarmente importante perché le cose puoi provare a farle anche a casa con i tuoi genitori, ma se è la mamma quella che stira o fa il bucato è difficile che ti metti d’impegno per imparare a farlo.

Quando hai iniziato a vivere da sola?

Dopo aver iniziato a lavorare. Subito dopo i tre mesi di prova, quando mi hanno assunta, ho preso un appartamento in affitto e visto che mi trovavo bene ho poi deciso di comprare una casa tutta mia dove risiedo da ormai due anni. Qui ovviamente è tutto molto monotono e ripetitivo. Ci sono le solite faccende da fare e poi ho imparato a cucinare alcuni piatti facili, così mi preparo sempre quelli. Fuori casa invece uso sempre il bastone bianco e faccio i percorsi che conosco.

Quando arrampichi però non conosci già le prese…

In realtà è molto simile alla vita quotidiana. Un non vedente usa il tatto come senso principale e io faccio lo stesso in arrampicata. Tocco la parete, cerco le prese e salgo da sola. Certo, sono un po’ lenta e prendo tutto quel che mi capita sotto mano: anche le prese di diverso colore. Per questo quando devo fare una via di un colore sono guidata dall’istruttore grazie un’auricolare.

Sappiamo che ora hai deciso di cambiare sport…

Ho fatto gare sia Lead che Speed per tutto il 2014 e 2015. Ho dato tutto quello che potevo in questi due anni perché volevo fare belle cose in gara. Ho anche spesso rinunciato alla mia vita sociale per dedicarmi a questo sport.

Nel 2016 poi ho scelto di allentare un po’ con l’arrampicata e dedicarmi a me oltre che alle vie su roccia.

Nel giugno 2017 ho infine cambiato sport entrando al Centro Nautico Federale di Recetto dove ho sperimentato lo sci nautico, disciplina in cui ho iniziato a gareggiare vincendo nell’agosto 2017 il campionato italiano. Quest’anno invece ho riconfermato il titolo e mi sono laureata campionessa europea.

In tutto questo però l’arrampicata è rimasta una grande passione che continuo a coltivare per il piacere di scalare.

Sul tuo sito è raccontato un interessante progetto sociale dal titolo “se vuoi puoi”, si può dire che sia la tua filosofia di vita?

A priori è un po’ il motto della mia vita. Credo che se davvero hai un obiettivo e vuoi raggiungerlo, allora impegnandoti fortemente ce la puoi fare. Io dico sempre che quasi tutto è possibile se ci mette impegno e determinazione.

“Se vuoi puoi “ è un messaggio che voglio diffondere ai bambini e ragazzi tutti. Si tratta di un progetto che porto nelle scuole elementari, medie e superiori a cui racconto la mia storia e come si può andare oltre la disabilità. Si tratta di un progetto d’integrazione che mi ha dato finora grande soddisfazione. Quando esco dalle scuole torno a casa con dimostrazioni e apprezzamenti da parte di tutti. È una cosa che mi piace molto perché significa che sono stata d’ispirazione, che hanno gradito la mia presenza e che hanno raccolto la mia carica.

Quando ti sarai stancata dello sci nautico che sport ti troveremo a praticare?

A me nascono sempre idee nuove e cose nuove da sperimentare. Adesso, alle porte dell’inverno, sto raccogliendo idee ma ci sono già nuovi progetti che bollono in pentola. Voglio certamente portare avanti il progetto “Se vuoi puoi” e continuare a fare sport. Devo però capire se continuare con l’agonismo o se lasciare che sia semplicemente passione. Mi piace però scegliere tra vari sport, nonostante ogni volta mia madre si metta le mani nei capelli a sentirmi raccontare delle nuove attività scelte (ride).

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.