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RestartAlp: i giovani tornano ad essere protagonisti della montagna

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Grande successo per i giovani imprenditori delle terre alte. A darne notizia Francesca Campora, direttore generale della fondazione Edoardo Garrone che, in continuità con quanto avviato ormai quattro anni fa in Appennino, dal 2016 porta avanti con la Fondazione Cariplo il progetto RestartAlp. Progetto che si propone di diffondere un vero e proprio movimento a favore dello sviluppo dei territori montani e di offrire un sostegno concreto alle giovani imprese alpine.

Francesca Campora

Protagonisti di questo movimento sono giovani under 35 con la voglia di ritornare alle origini, di riscoprire i territori che sono stati dei nonni e di riattivare la rete del tessuto economico e sociale andata troppo spesso perduta a causa dello spopolamento.

Giovani con idee fresche e innovative, con voglia di darsi da fare per diventare non più spettatori ma protagonisti di un territorio che rinasce. È questo il futuro delle terre alte? Sembra di si, ma cerchiamo di capire cosa sta succedendo in quota grazie alla testimonianza diretta del direttore Francesca Campora.

 

Dopo il grande spopolamento a cui è andata incontro la montagna negli anni Ottanta e Novanta si potrebbe dire che questo è il periodo della rinascita per le terre alte?

Una bellissima chiave di lettura. Sicuramente questo è il tempo in cui questa opportunità è stata colta e, soprattutto, ha iniziato ad essere coltivata in modo non spontaneistico ma decisamente strutturato. Un’opportunità di sviluppo e ripopolamento data dal fatto che l’attenzione non è solo dei singoli, ma è data dal sistema, dalle fondazioni, dalle istituzioni e dal governo come dimostrato anche dal lavoro svolto dal ministro Barca che ha portato l’attenzione sulle aree marginali.

Questo è il tempo in cui tutti ci stiamo impegnando per far si che le terre alte siano utilizzate nel modo migliore facendo si che convergano iniziative, idee, incentivi e finanziamenti. C’è ancora molto da fare, siamo all’inizio, ma già qualcosa si muove. Noi, da quando abbiamo iniziato a svolgere questo lavoro nel 2014 abbiamo già assistito a un cambiamento.

Tra i protagonisti di questo cambiamento c’è una forte componente femminile…

Io non ho alcune vocazione femminista, ma con questa affermazione sfonda una porta aperta.

È piacevole vedere quanta bella gioventù, sia maschile che femminile, si sta approcciando a questa opportunità. Opportunità per uno spazio che ha bisogno, che è stato impoverito dall’abbandono degli anni andati. È bello vedere che i giovani cercano di portare un cambiamento arricchendo il territorio di competenze, con la voglia di divertirsi nel mettersi alla prova con una sfida nuova e importante per il loro futuro.

Tornando al tema della domanda si può dire cha ognuno approccia questa sfida in modo diverso. Le donne mettono in campo qualità femminili, i ragazzi attuano altre modalità ma non c’è preclusione. Tutti trovano i loro spazio e la loro strada. In montagna c’è davvero spazio per tutti.

Esiste una caratteristica comune a tutti?

Le uniche caratteristiche comuni a tutti devono essere la determinazione, la forza di volontà e la capacità di strutturare un progetto in grado di stare sul mercato in modo competitivo.

I campus RestartAlp e RestartApp sono parte attiva di questo ritorno alla montagna?

Per nostra fortuna si e siamo veramente molto contenti dei risultati ottenuti fino ad ora. Dopo quattro anni arriviamo con l’esperienza e la consapevolezza che ad oggi una trentina di aziende sono nate dal nostro campus e stanno effettivamente fatturando. Questo equivale a un tasso di riuscita di circa il trenta percento. Il che costituisce una sfida sicuramente difficile, ma che i dati ci dimostrano essere percorribile con risultati positivi.

Il campus ha portato come valore aggiunto una preparazione che seleziona sia a priori che durante il corso le imprese. In questo modo quelle con progetti non pronti per partire vengono fermate, o si fermano naturalmente mentre quelle con le carte in regola per aprire e iniziare l’attività vengono supportate al fine di migliorare il progetto imprenditoriale. Durante questa fase cerchiamo sempre di lavorare con un occhio a quello che è il contesto territoriale.

Perché?

Perché sappiamo che le aziende che attecchiscono meglio e che hanno immediata capacità di entrare sul mercato sono quelli che dialogano meglio con il territorio. Sono quelle che sanno fare rete e che si propongono come attori del territorio. Sono quelle che non guardano unicamente al prodotto, ma a una progettualità più estesa che riguarda una cultura del luogo che poi si traduce in servizio e quindi nel prodotto. Tutto questo fa parte del valore aggiunto ed è una cosa che coltiviamo molto perché essenziale al successo aziendale.

Come si presentano i ragazzi interessati ai vostri campus?

Il nostro bando è costruito in modo che ad emergere sia il progetto, quindi arrivano sempre con progetto mediamente strutturato. A volte si tratta invece di aziende appena avviate. Sempre invece si tratta di giovani con delle competenze e nel cento percento dei casi si tratta di abilità che riguardano il progetto.

Altra cosa importante che hanno i giovani che si avvicinano ai campus è l’immaginazione. Abbiamo quindi ragazzi che hanno un’idea, che hanno delle competenze, che a volte hanno un asset da mettere in produzione come la cascina dei nonni o un terreno e che hanno una capacità di immaginazione molto forte. Una qualità indispensabile, un grande motore per questi giovani che così riescono a vedere qualcosa che ora non c’è, riescono a vedere come possono intervenire sul territorio, come possono posizionarsi per fare qualcosa di nuovo, per creare un cambiamento.

Un’altra caratteristica che accomuna tutti i partecipanti è la sostenibilità a 360 gradi. Si tratta di una componente fondamentale di tutti i progetti. I giovani oggi sanno che il futuro è fatto di rinnovabili, di economia circolare, di chilometro zero, di biologico, del rispetto. Tutto questo per noi ovviamente è la materia prima.

Come pensate possa evolvere il vostro progetto?

Questa è la domanda delle domande. Noi stiamo lavorando perché sappiamo che il bacino esiste e perché sappiamo che esiste un bisogno. Nel futuro immaginiamo una maggiore stabilità. Finora abbiamo lavorato cambiando location per i nostri campus. In futuro sarebbe certamente interessate riuscire a radicare un’esperienza più duratura in modo da poter stabilire un rapporto di concerto con il territorio oltre a lavorarci sinergicamente in modo più allargato. Stiamo guardando a questo aspetto in modo molto serio e credo che non siamo molto distanti dal raggiungerlo.

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