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Adam Ondra sul futuro dell’arrampicata

Adam Ondra, arrampicata, climbing, Innsbruck© Svíčková

Qualche giorno fa il fenomeno dell’ arrampicata Adam Ondra ha rilasciato un’intervista Wspinanie, in cui discute dei mondiali di arrampicata di Inssbruck appena conclusi. Qui il ceco ha ottenuto degli ottimi risultati, ma la conversazione devia dalla competizione e dalle imminenti olimpiadi di Tokyo per sfociare in una discussione più ampia sull’arrampicata.

Ondra si trova a discutere del cambiamento dei problemi proposti durante le varie gare rispetto agli anni scorsi, facendo notare che si tende sempre più a proporre scalate che richiedono movimenti dinamici, più assimilabili a quella che viene definita “nuova scuola“, piuttosto che al bouldering o all’arrampicata classica. “Il cambiamento verso problemi di arrampicata molto dinamici, coordinati e insoliti è iniziato due stagioni fa – dice – I Campionati di Innsbruck hanno purtroppo dimostrato che la “nuova scuola” sta andando bene, probabilmente non è mai stata così chiaramente visibile“. Questo si tradurrebbe, secondo lui, in problemi che premiano solamente l’esecuzione del movimento e la coordinazione, non lo sforzo fisico o la resistenza.

Anche il bouldering su roccia a volte richiede movimenti dinamici – prosegue – anche se, naturalmente, è generalmente più statico, ma allo stesso tempo è molto più complesso. Il desiderio di rendere l’arrampicata attraente e spettacolare è pericoloso – può cambiare la competizione in una direzione che oggi non interessa molti scalatori. Ci sarà una divisione ancora più grande tra la competizione in sala e l’arrampicata su roccia. Questo è quello di cui ho paura“.

Adam teme quindi una frammentazione della disciplina, specialmente nel caso in cui le competizioni maggiori decidessero di proporre soprattutto problemi più adatti alla “nuova scuola”. Questo potrebbe portare molti scalatori professionisti a perdere interesse nelle gare, impoverendo la scena.

Il futuro dell’arrampicata sportiva dipende da noi – conclude il campione – Forse qualcuno dovrebbe chiedere agli spettatori quali problemi preferiscono di più? Secondo me, i problemi dinamici e di coordinamento non devono necessariamente essere i più spettacolari“.

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