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Messner sul nuovo tentativo al Dhaulagiri di Soria

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È ormai appurato che l’inarrestabile settantanovenne Carlos Soria non ha intenzione di fermarsi finché non avrà fatto suoi tutti e 14 gli Ottomila. In questi giorni è alle prese con il suo nono tentativo al Dhaulagiri, che sarebbe per lui la penultima vetta da conquistare, oltre allo Shisha Pangma.

Nella sua rubrica settimanale sulla Gazzetta dello Sport, Reinhold Messner tiene a sottolineare la natura e le motivazioni di questo sforzo e a prevedere la reazione che susciterà nelle persone in caso di riuscita. Nell’articolo paragona il gesto dello spagnolo alla sua salita di quarant’anni prima sull’Everest con Peter Habeler. In quell’occasione, dice: “Volevamo soltanto vedere se era davvero possibile arrivare a quota 8.848 metri solo con i nostri muscoli e i nostri polmoni“.

Quella di Soria è ormai una leggenda dell’alpinismo. La sfida per lui non è più con la montagna, ma con se stesso e l’età che avanza, una sfida quasi poetica. A prescindere da questo, dalla stagione autunnale che con il freddo e i venti in arrivo complica l’ascesa, dalla scarsità di sponsor e dalla squadra ridotta all’osso, per Messner in caso di riuscita la vetta andrebbe percepita come un risultato e un gesto che va oltre lo sforzo da record dello spagnolo, destinato a diventare il più anziano ad aver salito il Dhaulagiri.

Per Carlos Soria, combattivo e indomito, questa non è più semplicemente una salita alpinistica, ma una vera e propria questione personale. Con le parole del re degli Ottomila: “Col passo lento e il fiato lungo va, una volta di più, a sfidare se stesso“.

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