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Discesa integrale con gli sci di Annapurna e Lhotse , due sfide da seguire

Lhotse, Annapurna, alpinismo, sci, scialpinismo, ottomila

Dopo l’incredibile performance di Andrzej Bargiel dello scorso luglio, quando ha realizzato la prima discesa integrale con gli sci del K2, diversi team stanno cercando di seguire le sue orme, cimentandosi in tentativi altrettanto ambiziosi con gli sci ai piedi sugli Ottomila.

Abbiamo parlato nelle scorse settimane del progetto “Death Zone Freeride“, con il quale lo “Snow Leopard” Vitaly Lazo e l’esperta guida alpina Anton Pugovkin, entrambi alpinisti e sciatori russi, intendono sciare dalla vetta di 5 tra le montagne più alte del mondo dopo averle scalate senza ossigeno ausiliario. Il secondo obiettivo annunciato, dopo il Manaslu dello scorso autunno, è l’Annapurna. Nonostante qualche contrattempo la squadra ha raggiunto martedì il campo base e ha già cominciato a lavorare sull’acclimatazione intorno a C1.

L’ultima ripetizione di questa impresa risale alla primavera del 1995, quando i due fratelli sloveni Davo e Andrej Karnicar, avevano realizzato la salita senza ossigeno e la discesa esclusivamente con gli sci, dal versante nord della montagna.

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La “Dream Line”, © Alan Arnette

L’altro team all’opera in una spedizione dallo scopo analogo è quello degli americani Hilaree Nelson, Jim Morrison, Adrian Ballinger e Emily Harrington, impegnati già da diversi giorni sul Lhotse. Si tratta di alpinisti e sciatori esperti, con Nelson eletto “Adventure of the Year” dal “National Geographic”. I membri della squadra hanno poi realizzato diverse esperienze di scalata e discesa con gli sci insieme, come il Papsura (6.451 m) nel 2017.

I quattro sono ancora in fase di acclimatazione, ma pare che nelle loro rotazioni abbiano già raggiunto campo 2 (ca. 6.400 metri). La via che vogliono seguire durante la discesa è la “Dream Line“, sul versante ovest dell’Ottomila, una linea retta che taglia il couloir per tutta la lunghezza della montagna con un’impressionante pendenza media di 45-50°. Si tratta in questo caso di un’impresa mai compiuta, nonostante i diversi tentativi realizzati negli anni, anche partendo dai campi alti invece che dalla vetta, a causa delle scoscese pareti del Lhotse poco adatte alla discesa con gli sci.

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