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Da Geo&Geo Sveva Sagramola: la wilderness è un mito non compatibile con la vita umana

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Tra i più amati programmi del pomeriggio Rai si trova certamente Geo&Geo, da poco ricominciato dopo la pausa estiva. A renderlo unico e interessante, oltre agli argomenti trattati, sono i due conduttori: il fotografo genovese Emanuele Biggi e la giornalista romana Sveva Sagramola, vera anima del programma. Sveva è alla guida di Geo dal lontano 1998 e in questi lunghi venti anni ha avuto occasione di toccare più volte temi riguardanti la natura e la nostra Terra oltre a dedicare ampio spazio alle terre alte, alle loro difficoltà e ai loro pregi.

Volevamo andare da Sveva per parlare di montagna, di conservazione e di problematiche ambientali. Alla fine però abbiamo scoperto una donna amante del viaggio, curiosa, impegnata nella continua ricerca e scoperta di se stessa e degli altri. Una donna affascinante che cerchiamo di svelarvi in questo breve dialogo.

 

Sveva, partiamo dalla tua passione per i viaggi. Credi che possa esistere un giusto modo di viaggiare?

Secondo me dipende da persona a persona. Ognuno deve viaggiare con i suoi mezzi e la sua sensibilità. Per me viaggio significa lasciare qualcosa di noto. Lasciare le proprie sicurezze per incontrare qualcosa di sconosciuto. Viaggiare significa uscire dalle proprie conoscenze per scoprire una dimensione umana e naturale ancora sconosciuta.

Così facendo ti misuri con te stesso, ti rimetti in gioco, incontrando la vera essenza del viaggio: la contaminazione.

La contaminazione?

Si, l’uscire dai propri schemi, il mescolarsi con un altro popolo, un’altra cultura, un’altra natura. L’incontro di forme sempre nuove rispetto a quelle consuete e conosciute. Oggi spesso si viaggia verso posti noti, senza pericoli, in posti dove si mangiano le stesse cose che si mangiano a casa, dove incontri le stesse persone. Viaggiare così è un po’ come andare al luna-park.

Non voglio fare la spocchiosa dicendo questo, credo però che il vero viaggio non sia una cosa per tutti: ci vuole coraggio a lasciar il noto per l’ignoto.

Lasciarsi andare a un luogo, provare il cibo locale, immergersi in situazioni gestite dai locali, impostare il viaggio in modo che sia un’esperienza di contatto è l’essenza del viaggio. C’è una grande differenza tra il viaggio con tutto organizzato quello fatto con solo due o tre cose prenotate.

Quali sono allora le regole base per viaggiare?

Non fossilizzarsi e non avere paura. Altra cosa che consiglio è di prendersi del tempo. Meglio andare in un posto solo e passarci qualche ora in più che vedere tante cose ma solo di sfuggita. I momenti apparentemente vuoti da impegni turistici sono quelli che regalano gli attimi migliori. Anche sono andare al supermercato o al mercato aiuta a capire come vive la gente. Avere bisogno di una farmacia o di qualunque altro bene indispensabile, insomma: vivere un minimo i luoghi visitati.

Con Geo&Geo vi trovate spesso ad affrontare il tema della natura, della sua protezione e delle devastazioni causate dall’uomo, di come l’uomo l’ha modellata… se dovessimo tirare le somme sullo stato di salute dell’ambiente in Italia cosa diresti?

Il problema è che lo stato di salute dell’ambiente è drammatico e non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Sono però convinta che si possa trovare un giusto equilibrio tra natura e uomo. La wilderness, la natura selvaggia, è un mito romantico che non può essere compatibile con la vita umana. Quando l’essere umano la modella, l’accarezza e l’accompagna, la natura un po’ si piega in un rapporto di armonico equilibrio con l’uomo che prende il nome di vita.

Purtroppo però l’uomo moderno ha rotto questo equilibrio con la natura. L’uomo ha perseguito i suoi ideali nella convinzione di avere risorse infinite senza pensare alle conseguenze di tutto questo. Io non voglio essere catastrofista, ma abbiamo piante e animali in pericolo. Pensate anche solo ai cambiamenti climatici, ai ghiacciai che si stanno ritirando ovunque in maniera drammatica. A causa di questo in futuro avremo serissimi problemi nell’approvvigionamento di acqua dolce.

Come potremmo cambiare strada?

Dovremmo ricordarci che nel mondo ci siamo anche noi, che anche noi siamo animali. Dovremmo ricordarcene ogni volta in cui accade una catastrofe climatica, ogni volta in cui scoppia una guerra, ogni volta in cui qualcuno muore di fame. La vita sostenibile non può esserci se ci sono persone che muoiono di fame, di guerra. Non si può parlare di sostenibilità se non c’è pace nel mondo.

Dobbiamo ricordarci che prima o poi tutto crolla addosso a noi.

Nella tua carriera di conduttrice televisiva hai spesso avuto modo di incontrare i rappresentanti delle montagne italiane, cosa credi che ci possa insegnare questo ambiente?

Innanzitutto che l’unione fa la forza. Il bello delle piccole comunità è che qui l’uomo di accorge di essere parte di una natura forte e che non può conviverci da solo, ma che per farlo ha bisogno degli altri.

La montagna ci insegna a collaborare, che si sopravvive se ti occupi del tuo vicino di casa. Tra le terre alte si trova il segreto del futuro: la solidarietà tra gli uomini e una natura da avvicinare con familiarità e rispetto.

In quest’intervista hai citato più volte il concetto di sostenibilità, credi che il Pianeta possa dire di averla raggiunta?

Per gli scienziati la sostenibilità è la capacità di sopravvivere dentro i limiti dettati dalla natura, dai sistemi naturali. Oggi, in un mondo popolato da sette miliardi di individui, viviamo in un mondo di per se non sostenibile. Siamo troppi, stiamo diventando troppi per i sistemi naturali, per i nostri modelli di vita, per le nostre esigenze di consumo. Per questo oggi dobbiamo rivolgerci a un modo di vivere ecocompatibile, diverso, che tenga conto della sostenibilità.

Quando tutto questo potrà diventare realtà?

Non ci arriveremo per ideali. Lo faremo perché ci renderemo conto che ci converrà economicamente. In questi anni ho visto molte cose ammantarsi di una patina green totalmente finta, basata sull’economica.

Quel che però mi fa essere più ottimista di quanto lo fossi un tempo è vedere che le grandi industrie vanno incontro a un’economia green. Certo lo fanno per interesse, ma se così facendo aiutano anche l’ambiente ben venga.

Anche i giovani mi rendono felice. Le nuove generazioni nascono con un’impronta ecologica maggiore della nostra e possono contribuire a dare un impulso di cambiamento.

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4 Comments

  1. E’ una delle tante frasi ad effetto ( e un po’ ipocrita…) coniate appositamente per indirizzare l’ opinione pubblica e, in realtà, non dice nulla di vero.
    Non resta che prendere atto che il dissenso verso il potere economico-industriale che sta saccheggiando il pianeta, non è più neanche minimamente tollerato.
    Fino a non molti anni fa, nessun “maitre a penser” avrebbe mai detto qualcosa di simile. Non c’è nulla da discutere, la cosiddetta wilderness non è una necessità opinabile, è un’ esigenza primaria dell’ umanità: la riserva di biodiversità delle diverse specie viventi è l’ unica possibilità che resta all’ umanità se vuole restare a vivere su questo pianeta. Quale alternativa altrimenti, la follia OGM? Questo scientificamente parlando, culturalmente, invece, la wilderness è ugualmente una necessità: la mente umana richiede assolutamente di reinserirsi periodicamente in una dimensione non alterata ecologicamente, in luoghi dove si può attuare un processo di rigenerazione e di autoanalisi e di guarigione dalle distorsioni sociali che ci sono imposte dal sistema, la dipendenza dai social, dallo smartphone, l’ importanza eccessiva che si dà a certi pseudo valori, alla politica ecc.
    Ma uno dei perversi obiettivi del sistema è proprio questo: allontanare l’ umanità dalla sua vera dimensione esistenziale e spirituale, fino a costruire a tavolino ” l’ uomo nuovo “, che mangia cibi OGM, comunica solo via smartphone e ha un microchip piazzato nel corpo, con il quale ci diranno, via wi-fi, che “la guerra è pace e l’ ignoranza è forza” (cit. Orwell).

  2. Per cio’ che scrive , molto articolato, e’ interessante.Per come presenta, dal 1998, lo stile e’ sempre quello.Attendo di nuovo la Licia Colo’, ogni tanto un cambiamento , sperando che non parli di ricette regionali col solito “Che bello, che buono !!Ma non ho mai capito, chi poi si sbafa tutti manicaretti preparati in studio con la supervisione di Sveva…un mistero.

  3. Il fatto non é che siamo troppi.
    Domenica stavo salendo con amici verso il Monte Tombea in Valvestino in provincia di Brescia quando a un certo punto verso i 1600 metri di altitudine arriva una macchina e il conducente fermandosi mi chiede, con evidente imbarazzo, se la carrozzabile che stavamo percorrendo, e preclusa agli autoveicoli più in basso, andava a Bocca Cablone poiché aveva ricevuto un colpo di telefono da un suo amico che si era fatto male e dicendo che il telefono non funzionava (strano perché i nostri 3 telefoni avevano copertura). Mezz’ora dopo, avendone evidentemente respirato i miasmi , suddetta vettura la ritroviamo parcheggiata più in alto sentendo le allegre risa della evidente gaia combricola.
    Ecco un’ esempio di stupidità umana che partecipa al degrado del nostro pianeta (inquinamento, invasività ecc. ecc.) e questo piccolo esempio moltiplicato per milioni, per miliardi di esseri é devastatore.
    Se si vuole rispettare la natura selvaggia (forse wilderness fa più figo!) ci si deve comportare da “selvaggi” e ritornare come dice Alex (di cui apprezzo la giusta e pertinente analisi) a un rapporto più naturale (sia ben chiaro che non é ritornare alla clava e alle frecce di silex)) con l’ambiente che ci circonda cosa che al nostro impavido conduttore non importa assolutamente.
    Vede caro Lucio, non é vero che la terra non ci regge, la terra non regge più la “nostra” stupidità.
    Cordialmente

    Baroldi Fabio

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