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I ghiacciai alpini agonizzano, la testimonianza diretta di Marco Confortola

ambiente, ghiacciai, riscaldamento globale, Marco ConfortolaQuello che resta del ghiacciaio dei Forni, © Marco Confortola

Che la situazione dei ghiacci terrestri non fosse ottimale, sottoposti come sono a tutte le latitudini agli effetti inesorabili del riscaldamento globale, è ormai una realtà tristemente accettata. Quello che non si sapeva ancora per certo, supposizione a parte, era quale fosse l’esatto stato attuale dei ghiacciai nostrani. La doccia fredda arriva con dalle durissime le parole dell’esperto Roberto Dinale, vicedirettore dell’ufficio idrologico della Provincia di Bolzano: “I ghiacciai alpini e quelli altoatesini in particolare non sono ancora malati terminali, ma in forte agonia“.

I dati parlano chiaro: tra il 60 e il 70 per cento si è ritirato rispetto all’ultimo massimo registrato, intorno a metà del diciannovesimo secolo. Quest’anno in particolare, secondo il glaciologo, sarebbe stato particolarmente debilitante per i nostri ghiacciai, che avrebbero perso una quantità di massa superiore alla media annua. “Stimiamo che entro fine settembre la perdita complessiva di spessore sarà di circa due metri rispetto all’anno scorso – spiega l’esperto – mentre in un anno normale le perdite sono generalmente di circa un metro e solo un anno ogni dieci il bilancio di massa risulta positivo“.

Un riscontro diretto arriva anche da Marco Confortola, che in un post sulla sua pagina Facebook ci testimonia l’agonia del ghiacciaio dei Forni. “Era il più grande ghiacciaio vallivo italiano e l’unico di tipo Himalayano, originato da tre bacini collettori con tre lingue glaciali distinte confluenti a quota 3000 m in un’unica lingua di ablazione con morene mediane che si spingeva nel fondovalle – scrive l’alpinista-. Il ghiacciaio attualmente è estinto come fenomeno unitario. A fine estate del 2015, dopo anni di intenso ritiro frontale e riduzione di spessore, è avvenuta la ormai inevitabile frammentazione: le ripetute ondate di caldo africano hanno decretato la fine di questo ghiacciaio. Dalla sua frammentazione sono “nati” tre apparati glaciali distinti: Ghiacciaio Occidentale dei Forni, Ghiacciaio Centrale dei Forni, Ghiacciaio Orientale dei Forni. Essendo Guida Alpina da 29 anni, ho purtroppo assistito a questo lento e inesorabile cambiamento che ha portato al repentino cambiamento delle “vie” di salita delle nostre montagne”.

Le conseguenze sono molteplici e tutte egualmente preoccupanti, prima tra tutte la progressiva e irreversibile compromissione delle riserve idriche montane. La situazione è quindi allarmante e Dinale è inesorabile nella sua analisi del problema, dipingendo scenari purtroppo realisticamente catastrofici: “Anche se oggi azzerassimo le emissioni di gas serra, solo tra alcuni secoli potremmo trarne dei benefici“.

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