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Ci ha lasciati Jeff Lowe

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Ci ha lasciati Jeff Lowe, a 67 anni. Un enorme lutto per il mondo dell’alpinismo. La malattia che da tanti anni lo accompagnava, una patologia neurodegenerativa, e lo costringeva alla sedia a rotelle lo aveva già portato via dalle sue montagne, ma nonostante ciò affrontava la vita con coraggio e senza mai abbandonare quella profonda passione per le terre alte che lo ha così profondamente segnato. È morto serenamente, circondato dalla sua famiglia; a darne notizia la moglie Connie.

Cosa dire di Jeff Lowe? Di certo il suo nome è legato indissolubilmente all’Eiger, la cui parete nord fu scenario incredibile della sua più grande avventura alpinistica. Aprì Metanoia, che gli richiese tutto quello che poteva offrire e forse anche di più. Quest’impresa lo fece riflettere su se stesso, sulla sua vita, ma anche sul suo modo di arrampicare e lo portò ad una radicale evoluzione, da qui il nome della via. Tre anni dopo applicava la nuova mentalità all’arrampicata su ghiaccio e l’immagine di un uomo appeso alla sua piccozza sotto un tetto di roccia fece il girò del mondo e la via “Octopussy” a Vail, in Colorado, sembrò a tutti un colpo di genio. Significò la nascita di un nuovo sport, il dry tooling, che ha poi cambiato l’alpinismo, la stessa arrampicata su ghiaccio e l’arrampicata in Himalaya.

Impossibile però dimenticare i primi successi: nel 1971 la via Moonlight Buttress nello Zion National Park’s con Mike Weis, nel 1974, sempre con Mike, ha completato la salita sulle Bridalveil Falls, affermandosi nell’arrampicata su ghiaccio, in cui avrebbe successivamente brillato; nel 1979 partecipò alla spedizione sull’Ama Dablan e apri in solitaria una nuova via sulla parete sud; nel 1982 un’altra via sul Kwangde; una nel 1986 sul KwangdeRi e un’altra ancora sul Taweche nel 1989.

Una carriera alpinistica alla ricerca dell’estetica e della tecnica, piuttosto dell’altezza a tutti i costi. Nulla di più moderno.

Lowe fu un pioniere dell’arrampicata e dell’alpinismo non solo grazie alle sue scalate, ma anche attraverso la sua passione per i materiali e le attrezzature, che incanalò nei brand Lowe e Latok: l’abbandono dell’ “otto” in favore del “secchiello”; i Footfangs furono tra i primi ramponi rigidi ed i chiodi da ghiaccio R.A.T.S della Lowe e i Snarg diventarono presto molto diffusi in tutta una generazione di arrampicatori su ghiaccio.

L’eredità che Jeff Lowe lascia a tutti noi è davvero enorme e non è solamente fatta di grandi vie o innovazioni tecniche, ma è la sua visione, la sua forza d’animo incredibile e il suo amore infinito per la montagna. La sua eredità è la sua metanoia.

Arrivederci Jeff.

 

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