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Alpinismo, Primo Piano

Hervè Barmasse e il Gasherbrum IV fatto di prime volte

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È arrivato il momento di raccontare tutto” dice Hervè Barmasse, reduce – insieme al tedesco David Goettler con cui aveva già salito lo scorso anno la parete sud dello Shisha Pangma 8025 m – dalla spedizione estiva sul GIV (7.925 m).

È stata molto difficile. Appena arrivati al campo base, per la prima volta nella mia vita mi sono dovuto scontrare con la Morte, con il Lutto. La tragedia di Maurizio Giordano, caporal maggiore dell’Esercito, impegnato nella scalata (ma su una via diversa rispetto alla nostra) ha inciso pesantemente sul nostro umore e ha reso molto più difficile la concentrazione in vista di una spedizione che, già di per sé, si presentava molto complessa” ha spiegato l’alpinista valdostano, che ricorda anche il dramma durato giorni sul Latok I con Alexander Gukov bloccato in parete, il suo compagno di cordata Sergey Glazunov morto precipitando e la richiesta di aiuto arrivata anche ai piedi dei GIV.

“Aspettando la decisiva finestra di beltempo, è arrivata la richiesta di soccorso ad Alexander Gukov (poi fortunatamente tratto in salvo da un soccorso in elicottero a 6.200 metri) da parte dell’ambasciata russa e dell’esercito pakistano. In ogni caso, non è stata né la morte di Giordano né l’allerta continua per Gukov a far cambiare l’esito della spedizione, perché quando fa brutto tempo puoi essere l’alpinista migliore del mondo ma, se hai un minimo di testa e un minimo di responsabilità e di intelligenza, quando c’è pericolo di valanghe ti fermi e accetti quella che da una parte può essere vista come una sconfitta e da un’altra, che coincide con il mio punto di vista, come un’esperienza in più“.

Anche perché sul GIV, Barmasse ha vissuto due prime volte: l’esperienza del campo base condiviso (“Situazione che, purtroppo, con tutta l’immondizia lasciata in quota dalle altre spedizioni, mi ha profondamente addolorato) e il ruolo di alpinista-papà: “Nonostante la rinuncia alla vetta, c’è stata la felicità di rientrare a casa perché questa è stata la mia prima spedizione da padre e quando hai una famiglia che ti aspetta a casa, alla fine, la rinuncia pesa meno. Che accetti più volentieri perché sai che ti aspettano altre cose, più belle, anzi, molto più belle delle montagne“.

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