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L’autunno caldo dei politici e dei lupi – di Stefano Ardito

L’autunno che sta per iniziare sarà difficile per i lupi italiani. E non per cause naturali. La specie, che qualche decennio fa ha sfiorato l’estinzione, ha raggiunto una consistenza stimata tra i 1500 e i 3000 esemplari, molti dei quali attraversano regolarmente i confini con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. 

Tra le Dolomiti e lo Stelvio, negli ultimi anni, i predatori arrivati dall’Appennino e dal Piemonte hanno incontrato quelli arrivati sulle Alpi dai Balcani. Lo status di specie tutelata, insieme alle tante aree protette italiane, sembravano fino a pochi mesi fa una garanzia sufficiente per il futuro. Ma la politica ci dice che non è così. 

Ad aprire le ostilità, come abbiamo raccontato a luglio, è stato Arno Kompatscher, presidente della Provincia autonoma di Bolzano. Il 29 giugno, in un incontro di ARGE ALP, una comunità transfrontaliera che interessa Italia, Svizzera, Germania e Austria, Kompatscher ha invitato l’Unione Europea ad “allentare lo status di protezione del lupo in alcune regioni alpine”. Due giorni dopo, ha ripetuto la richiesta in un’intervista all’ANSA. 

A rispondergli, l’8 luglio, è stato Sergio Costa, ministro dell’Ambiente (in quota Cinque Stelle) del governo presieduto da Giuseppe Conte. 

In un’intervista ad Alessandra Arachi del Corriere della Sera, il ministro ha invitato “i presidenti di Trento e Bolzano a fare un passo indietro”, e a “ritirare le leggi che prevedono l’abbattimento dei lupi”. 

Il lupo è una specie protetta, un patrimonio per l’Italia” ha proseguito Costa, prima di annunciare una battaglia contro ogni forma di bracconaggio. Per i lupi, se i provvedimenti delle Province autonome in materia di abbattimento selettivo verranno approvati, il ministro sarà “costretto” a “impugnare le loro leggi davanti alla Corte Costituzionale”.

Negli stessi giorni, il WWF e l’Ente Nazionale Protezione Animali hanno annunciato una “mobilitazione totale”, contro questa “pagina orrenda nella storia del Paese”.

Altra benzina sul fuoco, all’inizio di agosto, è stata gettata da Luca Zaia, presidente della Regione Veneto ed esponente di punta della Lega Nord. Dopo alcuni attacchi dei lupi alle greggi dell’Altipiano di Asiago, ha dichiarato all’ANSA che “il minimo è usare dei traccianti di gomma, che non li ammazzano, ma che quantomeno danno la garanzia di tenerli distanti”. 

Pochi giorni dopo, in un incontro con gli amministratori di Asiago, si è dichiarata favorevole a questa idea Vannia Gava, parlamentare friulana della Lega Nord e sottosegretario all’Ambiente. 

Anche in questo caso, però, è arrivato lo stop da parte di Sergio Costa. Per il ministro, che attende un parere motivato dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), “l’uso di proiettili di gomma per allontanare la fauna selvatica non è ammissibile”.

A chiedere la linea dura contro i lupi, però, non sono solo la Südtiroler Volkspartei (il partito di Arno Kompatscher) e la Lega Nord. L’8 agosto, in un incontro al Passo Pordoi, è stata messa a punto una richiesta al Governo italiano e all’Unione Europea di “poter gestire in autonomia i lupi, con la possibilità di abbattimenti selettivi”. 

A firmarla gli assessori all’Agricoltura della Provincia di Trento, Michele Dallapiccola, della Provincia di Bolzano Arnold Schuler e della Regione Toscana Marco Remaschi. 

In Trentino, dove si voterà a ottobre, la giunta provinciale è formata da PD, Unione per il Trentino, Union Autonomista Ladina e Partito Popolare Trentino Tirolese. Remaschi invece è un esponente del PD nella giunta presieduta da Enrico Rossi, uno dei fondatori di LEU, il partito di Pier Luigi Bersani e Pietro Grasso, che ha nella tutela dell’ambiente un punto centrale del programma.  

Molto, nelle prossime settimane, dipenderà dai risultati elettorali e dalle posizioni dei partiti. Fin d’ora, però, ci permettiamo di ricordare all’assessore Remaschi due cifre. 

Nel suo intervento al Pordoi, l’amministratore ha affermato che “in Toscana vive circa un migliaio di lupi”, e che per indennizzare i danni da predazione la Regione spende un milione di euro all’anno. 

La prima cifra, di fronte a una stima nazionale di 2000-3000 capi, sembra francamente esagerata. La seconda, con altrettanta franchezza, sembra ampiamente tollerabile per una terra ricca come quella di Firenze, Siena e Pisa. 

Il bilancio della Regione Toscana per il 2018 prevede un totale di 17 miliardi e 303 milioni di euro di uscite. Il milione di euro di cui si lamenta Marco Remaschi è pari allo 0,0058% del totale. E’ davvero una cifra eccessiva, per tutelare una specie straordinaria e simbolica come il lupo?     

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