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Bacci e Moroni: i Ragni 80 anni dopo sullo Sperone Walker per prepararsi al Jannu

David Bacci, Luca Moroni, Sperone Walker, Grandes Jorasses, 80 anniErano gli anni ’30 del ‘900, per la precisione era l’alba del 4 agosto 1938 quando la cordata composta da Riccardo Cassin, Luigi Esposito e Ugo Tizzoni si muoveva verso l’inviolato Sperone Walker sulla Nord delle Grandes Jorasses. Si trattava, insieme alla Nord dell’Eiger, di uno dei grandi problemi alpinistici dell’epoca.

Si tratterà di una delle più belle vie alpinistiche nella storia delle Alpi.

Una salita che “esattamente ottanta anni dopo” hanno ripetuto i Ragni David Bacci e Luca Moroni.

“In realtà volevamo farla in inverno poi, sia a causa del poco tempo a disposizione che a causa delle condizioni della via non siamo riusciti” racconta Luca Moroni. “Volevo farla da tanto. Salire la Cassin sulla nord delle Jorasses, oltre al valore simbolico, per me significa completare il trittico delle tre classiche Nord” confessa David Bacci. Così, dopo lo sfortunato inverno, i due Ragni si sono detti “la facciamo in estate!” e così è stato. I due sono partiti sabato 4 agosto da Chamonix e domenica 5, alle quattordici, erano già a riposarsi sulla cima più alta del gruppo.

Una bella ripetizione da parte di due Ragni di Lecco per ricordare Riccardo Cassin e tutti i primi salitori di questa elegante e impegnativa linea che affascina e attrae da ottant’anni generazioni di alpinisti. “Siamo saliti da soli: passata la Mer de Glace non abbiamo più incontrato nessuno. Da soli, sulla via, c’era un’atmosfera speciale che ci ha fatti tornare al clima dei tempi andati”.

Un tiro dopo l’altro Bacci e Moroni hanno ricordato la prima salita di questa via. “Abbiamo pensato a Cassin, Tizzoni ed Esposito in continuazione. Era impossibile non ricordarli a ogni passaggio, non pensare all’attrezzature con cui sono andati in vetta”. Armati solo di corde di canapa e con pochissime informazioni a disposizione i tre, battuti sul tempo da Harrer e compagni sulla Nord dell’Eiger (loro originario obiettivo), hanno raggiunto la parete e hanno iniziato a salire trovando solo nei primi metri tracce di un tentativo precedente. “Sono stati veramente degli assi” commenta Moroni ripensando a quel che i tre han portato a termine.

Questa salita non voleva però essere unicamente un modo per ricordare una salita avvenuta ormai ottanta anni fa, riportando al presente i momenti e le difficoltà incontrate dai primi salitori. Con questa scalata i due alpinisti volevano prepararsi e testarsi per capire come sta andando l’allenamento in previsione della spedizione per cui partiranno il dieci settembre. Destinazione? I 7710 metri del Jannu, un imponente e verticale monumento roccioso che si staglia poco distante dal Kangchenjunga. Una bella montagna su cui si sono cimentate poche spedizioni, tra le più interessanti va certamente citata quella diretta dall’alpinista di origini torinesi Guido Magnone che, nel 1957 fu costretto a rinunciare ad appena 300 metri dalla vetta. Oltre a questa una citazione doverosa va alla spedizione francese guidata da Lionel Terray che nel 1962 ne raggiunse la vetta per prima.

Si tratta di una montagna difficile sia tecnicamente che per la sua grande elevazione rispetto al territorio circostante che la rende spesso soggetta a forti venti.

Cosa vorranno fare i due Ragni sul Jannu? Avremo modo di scoprirlo tra qualche settimana.

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