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Primo Piano, Sicurezza in montagna

Zecche in montagna? Con il caldo in quota aumentiano i casi. Come comportarsi e soprattutto prevenire

Non è così improbabile essere attaccati dalle zecche se si va in montagna, soprattutto in ambienti dove vi sono animali. In particolare questi parassiti prediligono i boschi di latifoglie umidi e ombreggiati, i luoghi erbosi, i cespugli, il sottobosco e i prati incolti. Il pericolo maggiore della zecca è che il suo “morso” potrebbe trasmettere infezioni come la malattia di Lyme e la Tick-Borne Encephalitis (Tbe), la meningoencefalite, che colpisce il sistema nervoso con possibili implicazioni importati e danni irreversibili. 

Un rischio da non sottovalutare, basti pensare che nel bellunese dall’inizio dell’anno sono stati ben 13 i ricoveri per Tbe. Qualche giorno fa la notizia di un gruppo di una trentina di giovani scout finito in ospedale nel pescarese per la rimozione delle zecche dopo una notte in tenda.

Negli ultimi anni il clima caldo, anche in montagna, ha fatto aumentare i casi. È bene quindi proteggersi. Cosa fare allora?

Prima di tutto, come dice la saggezza popolare, prevenire è meglio che curare ed allora è buona norma camminare nel centro dei sentieri, evitando in tal modo di venire in contatto con la vegetazione circostante, soprattutto dove l’erba è alta. Per la medesima ragione è sconsigliato sdraiarsi sull’erba soprattutto nelle zone a rischio.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, è bene indossare calzature alte e ben chiuse e pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe, possibilmente di colore chiaro così che sia più facile individuare i parassiti ed eventualmente spazzolarli via dagli indumenti prima di entrare in casa.

Se si è rientrati da una zona considerata a rischio, è utile effettuare un accurato esame visivo e tattile della cute del corpo e degli indumenti, onde rimuovere gli eventuali parassiti presenti, ponendo attenzione alle zone del corpo preferite dalle zecche: testa, collo, parte posteriore delle ginocchia e fianchi, provvedendo all’immediata rimozione di eventuali zecche presenti. Potrebbe essere il caso anche di utilizzare sostanze repellenti, in genera acquistabili in farmacia, chiedendo consiglio al farmacista per l’utilizzo, soprattutto in caso di bambini.

Se si hanno animali domestici, controllare anche loro con attenzione e utilizzare antiparassitari.

In caso si è stati “morsi” da una zecca, non si deve ricorrere a sostanze particolari (etere, cloroformio, ammoniaca, alcool etilico, acetone, creme, ecc) per facilitarne il distacco dalla cute. La zecca può essere facilmente rimossa servendosi di una pinzetta, tenendola il più possibile aderente alla cute, tirando delicatamente ed evitando così che il rostro (apparato buccale) rimanga infisso nella cute. Nel corso della rimozione si deve cercare di non schiacciare il corpo della zecca evitando così un rigurgito che può aumentare la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Qualora la testa rimanga conficcata nella cute si può tentare di rimuoverla servendosi di un ago sterile, come si fa di solito per rimuovere una scheggia di legno. Disinfettare con accuratezza la cute prima e subito dopo la rimozione del parassita, evitando sostanze che colorino la pelle. Si deve cercare di non toccare con le mani nude il parassita, utilizzando invece dei guanti, evitando in tal modo di infettarsi; le mani vanno poi accuratamente lavate. Quando la zecca si stacca rimane un piccolo rigonfiamento di colore rosso, dove successivamente si forma una piccola crosta.

 Una volta che la zecca è stata rimossa, si deve prestare attenzione per 30-40 giorni (periodo di osservazione) alla comparsa di eventuali sintomi di malattia. La zecca può, infatti, veicolare virus, batteri o altri agenti patogeni, che possono essere trasmessi all’ospite. È bene annotare il luogo e la data in cui si è verificata la puntura della zecca. In caso di comparsa di arrossamento cutaneo, di febbre, di dolori muscolari, di dolori o di infiammazione in corrispondenza delle articolazioni di ingrossamento delle ghiandole linfatiche o di sintomi simili all’influenza, contattare il proprio medico curante. Può essere utile conservare il parassita per poterne permettere il riconoscimento.

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