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Piolet D’or 2018: ecco tutti vincitori

Saranno tre quest’anno le salite premiate ai Piolet D’or, gli oscar dell’alpinismo. L’edizione 2018 dell’evento con la consegna delle piccozze d’oro si terrà a Ladek, Polonia, in occasione del Ladek Mountain Festival (20-23 settembre 2018). 

L’annuncio segue quello di qualche settimana fa circa il premio alla carriera ad Andrej Štremfelj. Pilastro dell’alpinismo internazionale degli anni ’70 e ’80, lo sloveno ha aperto nuove vie sull’Everest, sul GI, sul Dhaulagiri, sullo Shishapangma e su numerosi altri seimila e settemila. 

Quest’anno la scelta non dev’essere certo stata semplice per la giuria tecnica internazionale: la lista delle ascese significative del 2017 è estremamente ricca e costellata di salite notevoli. Le premesse all’annuncio dei vincitori parlano di imprese adatte a pochi, che richiedono estrema forza d’animo, capacità tecniche e dedizione. “Quest’anno abbiamo tre ascese che ricadono in questa non comune categoria – dice il comunicato – Tutte hanno richiesto un alto grado di perseveranza e motivazione, con alcuni degli scalatori che hanno fatto ripetuti tentativi prima di riuscirci. Tutto questo rappresenta i più alti valori alpinistici“.

Piolet d'or, oscar dell'alpinismo, Andrej Štremfelj, Gasherbrum, Shispare, Nuptse, Alex Honnold
La via contrassegnata dal numero 2 è quella che ha portato in vetta i cechi nel 2017, © Marek Holecek

Un primo riconoscimento va ai cechi Marek Holeček e Zdeněk Hák, per la via aperta il luglio scorso in stile alpino sulla parete sud-ovest del Gasherbrum I (8.080 m). Si tratta della prima ascesa completa della parete. Prima del successo, Holecek ha tentato più volte la via, sempre costretto per diverse ragioni ad abbandonare il tentativo oltre i 7.000 metri, nonché perdendo il compagno di cordata Zdenek Hruby nel 2013. L’ultimo tratto di roccia prima della vetta è di una difficoltà talmente elevata che ha richiesto al duo 12 ore di arrampicata per coprire una distanza di 80 metri. La loro salita merita un riconoscimento per la difficoltà della linea e la perseveranza dimostrata dagli alpinisti è un esempio da seguire.

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“Shukriya”, la via aperta dai giapponesi, © Kazuya Hiraide

Il secondo riconoscimento va ai giapponesi Kazuya Hiraide e Kenro Nakajima, per la salita alla vetta dello Shispare (7.611 metri, Karakorum occidentale) realizzata lo scorso agosto. I due hanno aperto in stile alpino una nuova e complessa via sulla parete nord-est, la più ripida della montagna, fino ad allora mai scalata interamente. Hiraide aveva già tentato tre volte di salire lo Shispare, di cui una dal versante nord-est. Il quarto tentativo, quello del 2017, ha visto la cordata lottare contro condizioni meteo avverse, restando in parete per 5 giorni costellati da fitte nevicate e numerose valanghe. La loro ascesa è stata la terza assoluta dello Shispare e perfino la discesa, date le pessime condizioni meteo, ha richiesto grandi sforzi. Anche questa impresa rappresenta quindi i “più alti valori alpinistici” ricercati dalla giuria.

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© Degoulet, Guigonnet, Millerioux

La terza premiata è quella dei francesi Helias MilleriouxFrederic Degoulet e Benjamin Guigonnet, che hanno aperto ad ottobre in stile alpino una nuova via sull’imponente parete sud del Nuptse (7.742 m). Millerioux e Guigonnet hanno tentato due volte la salita, nel 2015 e nel 2016, sempre senza successo. La “Gang des Moustaches” è riuscita nel 2017 a raggiungere il suo obiettivo, attraverso una via fatta di passaggi verticali e tratti molto tecnici di scalata su ghiaccio. Un’impresa che diventerà esempio moderno dell’arrampicata tecnica in Himalaya.

Menzioni speciali andranno infine ad altre due scalate, distintesi lo scorso anno per la loro grande difficoltà tecnica. La prima è del team statunitense composto da Chantel AstorgaAnne Gilbert Chase Jason Thompson, sulla parete ovest del Nilkanth (6.596m). L’ascesa, compiuta in cinque giorni tra settembre e ottobre, è stata descritta come una “technical super-alpine challenge“, per gli ostacoli e le difficoltà che presenta, con i suoi passaggi misti ed estremamente ripidi. La seconda menzione speciale va ad Alex Honnold e a tutte le straordinarie ascese realizzate negli ultimi mesi. Una su tutte l’impressionante salita in free solo di Free Rider su El Capitan, un’impresa che va oltre i confini dell’arrampicata, dimostrando una preparazione tecnica, fisica e mentale di livello superiore. 

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2 Comments

  1. Direi scelte ineccepibili anche se, non dico il piolet, ma almeno una menzione speciale, potevano anche darla alla via di Dellabordella e soci sulla est del Cerro Murallon che, per purezza di stile ed esposizione non ha nulla da invidiare alle altre se non la quota.

    1. Della Bordella ha almeno 4 salite a curriculum da Piolet d’oro e tecnicamente le sue vie sono superiori alla maggior parte di quelle premiate e di pari impegno alpinistico ma se non glielo hanno dato almeno per la Groenlandia di qualche anno fa, almeno per me significa che gli italiani forti non sono considerati perchè non hanno sponsor forti. Anche Huber avrebbe dovuto prenderlo e anche lui non ha sponsor americano

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