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Alpinismo, Storia dell'alpinismo

10 anni fa sul K2 una delle più grandi tragedie nella storia degli Ottomila

karakorum, K2, 2008, tragediaFoto Archivio Kurt Diemberger

Sono passati esattamente dieci anni, ma la memoria è viva come mai. Impossibile dimenticare la cronaca che in quei giorni arrivava dalla montagna degli italiani. Giorni passati ad ascoltare notizie strazianti e giudizi su quanto intanto accadeva a oltre seimila chilometri di distanza.

Tutto iniziò nel primo giorno d’agosto, quando un folto gruppo di alpinisti era impegnato nell’attacco di vetta al K2. Il primo a morire fu Dren Mandic, precipitato nei pressi del traverso mentre slegato cercava di raggiungere un compagno di spedizione superando un altro alpinista.

Questo incidente, unito ad alcuni errori nel posizionamento delle corde fisse e al grande affollamento di persone, fece si che gli alpinisti raggiunsero la vetta molto tardi. Un errore di calcolo che fu fatale per molti degli uomini impegnati sulla montagna. In cima al K2, tra le 17.20 e le 19.30, arrivarono svariati gruppi. I primi a salire furono i norvegesi, quindi i coreani e infine gli olandesi con l’italiano Marco Confortola. Tutti raggiunsero la vetta senza problemi, ma in discesa con il buio iniziò il vero dramma. Intorno alle 20.30 il grande seracco che insiste sul Collo di Bottiglia ebbe un distacco che travolse e uccise Rolf Bae, norvegese in rientro dopo aver rinunciato alla vetta. Con lui il crollo portò via anche le corde fisse rendendo la discesa molto complicata. Poco dopo infatti morì, scivolando di stanchezza dopo il traverso, il francese Hugues d’Aubarede. Altri scalatori passarono per il Collo di Bottiglia con il buio, nel dettaglio furono le cordate norvegese e coreana e due alpinisti olandesi. Riuscirono a superare il difficile tratto nonostante l’assenza di corde arrivando al sicuro, a campo 4, verso l’una di notte.

Ancora nove scalatori si trovavano sulla parte alta della montagna e alcuni scelsero di bivaccare attendendo l’alba. Tra questi anche Marco Confortola che decise di fermarsi intorno agli 8400 metri perché a causa della scarsa visibilità non mi sentivo sicuro di continuare la discesa. Al mio fianco si fermò anche Gerard “Jesus” con cui scavammo due piccoli buchi nella neve e senza materiale da bivacco cercammo di affrontare la notte nel migliore dei modi”. Più tardi i due furono raggiunti da Wilco Van Rooijen leader della spedizione olandese.

Dopo essersi posizionato per il bivacco, Confortola chiamò via satellitare l’amico Agostino Da Polenza (con cui era stato al K2 nel 2004) per informarlo della difficile situazione sulla montagna. I due si lasciarono dandosi appuntamento per la mattina successiva con la promessa di Marco: “Non ho mai mollato in vita mia, non mollo sicuramente adesso”.

Marco Confortola in vetta al K2. Foto Archivio Confortola

Fermiamo qui per un attimo il racconto degli eventi, prima di proseguire nella cronologia degli accadimenti vorremmo offrirvi un piccolo spunto di riflessione attorno a quanto accaduto e lo facciamo attraverso le parole di Maurizio Gallo. Riflessioni che la guida alpina ha rilasciato a “ilsussidiario.net” pochi giorni dopo la tragedia: penso che la causa di quel che è successo sia maggiormente ascrivibile alla sfortuna. Si è trattato sicuramente di una tremenda fatalità la cui causa è tutt’al più da attribuire a fattori climatici difficilmente calcolabili piuttosto che all’inesperienza. […] Quando crolla un seracco come quello e segue una valanga di neve non credo che si possa dare la colpa al fatto che la spedizione fosse commerciale. La caduta di un seracco che rimuove tutte le corde fisse è un evento in sé straordinario e rappresenta un grave pericolo a prescindere dal carattere più o meno commerciale della spedizione che ne rimane vittima. Personalmente non mi entusiasma l’idea di portare persone prive di un’adeguata preparazione a 8.000 metri di quota. Ma anche qui dobbiamo distinguere. Infatti vengono chiamate “commerciali” anche spedizioni come questa sul K2, che di commerciale ha ben poco.”

La storia prosegue domani…

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6 Comments

  1. Mi sono sempre chiesto perché non sono tornati indietro finchè erano in tempo; non si arriva in vetta al k2 alle 7 di sera

  2. A 10 anni già passati ho visto la storia e mi sono davvero dispiaciuto….Che possiate riposare in pace