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Gukov salvo e fuori pericolo, confessa: “Pensavo che non mi avrebbero salvato”

Alpinismo, Latok I, Alexander GukovIl generale del COAS Qamar Bajwa visita Gukov all’ospedale di Rawalpindi, © Anna Piunova Facebook Page / Bilal Khan
Il generale del COAS Qamar Bajwa visita Gukov all’ospedale di Rawalpindi, © Anna Piunova Facebook Page / Bilal Khan

Si è conclusa la drammatica vicenda dell’alpinista russo Alexander Gukov, rimasto bloccato sul Latok I per quasi una settimana a quota 6.200 metri. Ieri mattina gli elicotteri sono riusciti, dopo diversi giorni in cui condizioni meteo avevano ostacolato ogni tentativo di intervento, ad alzarsi in volo. I venti soffiavano ancora forte, ma le nuvole si erano finalmente diradate e così i bravissimi piloti dell’Askari sono riusciti a raggiungere l’alpinista in parete e, grazie all’utilizzo della long line, a salvarlo.

Un dettaglio che ha rischiato di rovinare l’intera operazione è stato il fatto che il russo non si fosse sganciato dall’ancoraggio che lo teneva assicurato alla parete. Nel momento di sollevare l’alpinista, il forte strattone alla long line ha rischiato di mandare fuori controllo l’elicottero dei soccorritori, ma i piloti hanno mantenuto il sangue freddo e alla fine fortunatamente l’ancoraggio ha ceduto. L’alpinista è stato quindi sollevato e trasportato al sicuro. Dalle prime informazioni dei report sembrava che fosse stata una dimenticanza di Gukov, ma quest’ultimo in ospedale ha chiarito era ormai troppo debole per riuscirci e che i congelamenti gli rendevano impossibile compiere quell’operazione. 

Atterrato a Skardu, dopo aver ringraziato tutti per averlo aiutato, il russo ha affermato: “La notte sognavo di essere di nuovo a casa” ed ammette di essersi già chiesto se sarà il caso di tornare o meno alla montagna in futuro: “ma questa è un’altra storia, ora voglio andare a casa da mia moglie e dai miei bambini“:

Dopo il primo soccorso ricevuto all’ospedale militare di Skardu, Gukov si trova ora all’ospedale di Islamabad, dotato delle strutture più adatte a curarlo. Il russo riporta sintomi di congelamento alle gambe, disidratazione e malnutrizione, ma pare sia fuori pericolo e si stia riprendendo bene. È ancora molto debole, ma è cosciente e riesce a parlare. “Il terzo giorno mi sono abituato senza cibo – dice, raccontando anche di aver sofferto di allucinazioni, e ancora – Valanghe giorno e notte. Pensavo che non mi avrebbero salvatoHo sentito volare gli elicotteri, ma mi sono reso conto che con le nuvole non mi avrebbero potuto vedere e non avrebbero volato“.

In un video pubblicato dalle pagine social di Russianclimb, Gukov dal suo letto di ospedale ringrazia nuovamente l’esercito pakistano, i piloti degli elicotteri e tutti i soccorritori:

I soccorritori parlano di un vero e proprio miracolo. La tenda era coperta di neve ed estremamente difficile da individuare in mezzo alla coltre bianca della parete, tanto che i piloti hanno dovuto sorvolare la zona per ben 45 minuti prima di individuarla. Le provviste erano finite da tempo e il sacco a pelo del russo era fradicio e ghiacciato. Ben poco era rimasto a tenere in vita Alexander.

Il ricordo va ora al ventiseienne compagno di cordata di Alexander, Sergej Glazunov, il cui corpo è ancora sul Latok I coperto dalla neve caduta nei giorni prima del salvataggio. La famiglia ha annunciato che le ricerche cominceranno quando migliorerà il tempo. Ci vorrà del tempo prima che i suoi resti tornino a casa.

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