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Karl Unterkircher Award, vince il Nanga Parbat invernale di Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara

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E’ la prima invernale del Nanga Parbat di Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara a vincere la quinta, ed ultima, edizione del Karl Unterkircher Award, ad annunciarlo sabato sera Silvio Mondinelli, presidente della giuria.

Evento biennale, il Karl Unterkircher Award è rivolto a tre alpinisti o gruppi di alpinisti europei che hanno dimostrato particolari abilità alpinistiche o hanno preso parte a spedizioni in stile alpino di grande valore. L’iniziativa è stata concepita come un premio d’onore, un riconoscimento al fair play, e non è dunque da intendersi come un concorso.

Domenica la cerimonia in ricordo dei dieci anni dalla morte di Karl

La scelta si è rivelata oltremodo difficile per l’altissimo livello di tutte le salite nominate che, rappresentando espressioni diverse dell’alpinismo contemporaneo, risultano difficilmente confrontabili .Tutte e tre le imprese sono pagine importanti della storia del confronto tra gli uomini e le montagneL’assegnazione del premio non è quindi voler porre una salita sopra le altre, quanto evidenziare una di queste pagine” ha premesso la giuria nella motivazione.

A dieci anni dalla scomparsa di Karl sul Nanga Parbat, la giuria ha deciso di attribuire il premio alla spedizione che proprio su quella montagna ha realizzato la prima invernale con la seguente motivazione:

“Lo spirito di Karl resterà sempre su questo gigante himalaiano che – come ha scritto Kurt Diemberger –  non è semplicemente “la montagna nuda” limata dalle valanghe oppure “il re delle montagne”, ma anche il “Diamir” dove abitano tutti gli spiriti dei monti. La giuria è stata particolarmente colpita dalla storia di Ines Papert e Luka Lindic sul Kyzyl Asker in Cina e dalla capacità di cogliere l’attimo di Marcel Schenk e Simon Gietl sul Pizzo Badile. Entrambe queste imprese rispecchiano in tutti i modi lo stile di Karl nell’affrontare le montagne“.

 

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11 Comments

  1. forse ricordo male, ma non ci furono molte polemiche sulla salita al Nanga? mi riferisco alla situazione che si creò con Daniele Nardi e che portò alla sua ritirata mentre li al campo rimasero i due compagni di cordata. A sentire la sua versione non è che ci fù molto “fair play”, però forse ricordo male.

    1. Non solo, ma parlare di stile alpino in riferimento alla spedizione al Nanga è semplicemente assurdo….

      … Ciliegina sulla torta, poi, il fatto che il premio venga ritirato da chi ha utilizzato le corde fisse per giunta posate da altri…

      La salita al pizzo Badile, invece, è stata sicuramente una grandissima impresa questa in stile “veramente alpino”

  2. qui si va oltre l’imbarazzo.
    “un riconoscimento al fair play”

    come no: team iniziale che si è rotto per incomprensioni e incidenti (Nardi, Bielecki pure) ; Lunger e Moro che dovevano fare l’altra via ma si erano resi conto di non averne né capacità né coraggio (questo è il FATTO: Tomek e la Revol, stesso anno, hanno macinato fino ai 7700mt e oltre su quella via, il duo nostrano nemmeno 6000mt).

    Stile alpino: inesistente, massiccio uso di corde fisse e guida d’alta quota pagata (Ali Sadpara)

  3. Quindi questo premio paragona lo stile di Moro e la Lunger allo stile di Karl Unterkircher? Ed il FairPlay anche? Karl non avrebbe mai abbandonato nessuno a 80m dalla vetta come Moro, Sadpara e Txikon hanno fatto con la Lunger. E’ stata lasciata li, tra l’altro in condizioni di debolezza e per poco in discesa non ci rimetteva la pelle con la caduta che ha fatto. La Lunger è un ottima sci-alpinista che probabilmente non ha fatto una parete nord ghiacciata in vita sua cosa che metteva in una posizione di maggiore responsabilità il suo compagno di cordata Moro che avrebbe dovuto assicurarla sui ripidi pendii di discesa.
    Sullo stile poi?
    Moro e Lunger hanno abbandonato la loro via che non sono stati capaci di fare mentre Tomeck e la Revol nello stesso momento salivano in alto. Poi senza colpo ferire si sono spostati su una via che era completamente attrezzata…era questo lo stile di Karl?
    Per me Karl si sta rivoltando nella tomba nel vedere questa follia e questa corruzione dell’alpinismo. E non basta, Tomek ed Elisabeth questo passato inverno hanno completato una via in puro stile alpino…che fine hanno fatto? Il premio è europeo e Tomk polacco e la Revol francese, perché non sono stati scelti loro?
    A parità di montagna non c’è paragone sullo stile, sull’eroismo di Elisabeth nel tentare di portare giù Tomeck a scapito della sua salute!!
    Come può un uomo come Silvio Mondinelli accettare questa distorsione dei fatti e questo decadimento dell’alpinismo? Come può accettare un uomo tutto d’un pezzo come lui un premio del genere? Come possiamo tutti noi accettare queste bugie? Dov’è l’alpinismo che conta, perché non si fa avanti e dice le cose come stanno a livello ufficiale?

  4. IMBARAZZANTE… premio per il fair play? Per lo stile alpino? Eccetera…?
    Mi chiedo quali “forti venti” hanno portato ad una tale sfacciataggine.

    Non voglio neanche parlare di coloro che hanno “vinto” questo premio 
(Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara) ma mi lascia molto amaro in bocca
    chi si fa raggirare da “raggiratori professionisti” …

  5. Concordo con i commenti critici. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi Silke, moglie di Karl, alpinista prudente, schivo e attentissimo al compagno di cordata. Giuseppe Mazzotti scriveva nel 1935, e mi pare pertinente ricordarlo …così… per ridimensionare il trionfo del muscolo e dell’immagine trionfalistica della motivazione del premio: “la montagna resta quella che è: alta e grande. Sono gli uomini che, accostandola, si rivelano per quello che valgono”.

  6. Premi assegnati non dal buon senso e vera critica costruttiva, ma da logiche regole di sponsor (purtroppo).
    Peccato che certi personaggi abbiano sponsor cosi potenti….

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