• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Interviste, L'approfondimento, Libri, Primo Piano

K2 la storia continua – intervista a Francesco Saladini – di Stefano Ardito

k2, desio, bonatti, saladiniLa spedizione italiana al K2

Il 31 luglio saranno passati 64 anni dalla vittoria italiana sul K2. Ricordare l’abbraccio tra Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sugli 8611 metri della seconda vetta della Terra porta alla mente quel che è successo una ventina di ore prima e qualche centinaio di metri più in basso. 

Francesco Saladini

Walter Bonatti e il portatore hunza Amir Mahdi, dopo aver trasportato l’ossigeno per la cordata di punta, hanno dovuto bivaccare senza riparo, su un gradino scavato nel pendio. Mentre l’alpinista lombardo se l’è cavata senza danni al fisico, il montanaro pakistano ha riportato dei congelamenti molto seri. 

Dal 1954 a oggi, su questa vicenda si è scritto moltissimo. Il libro ufficiale del capospedizione Ardito Desio, le lettere e i libri sempre più aggressivi di Bonatti, le memorie di Compagnoni e Lacedelli. Poi faldoni di atti giudiziari, a seguito della querela i Bonatti contro Nino Giglio, il giornalista della Gazzetta del Popolo di Torino che lo aveva pesantemente accusato. 

Infine i verbali della commissione dei “tre saggi” (Fosco Maraini, Alberto Monticone e Luigi Zanzi), nominati dal Club Alpino Italiano, e il libro K2, la storia finita, arrivato in libreria nel 2007, in cui il CAI fa sue le tesi dei tre esperti.    

Chi credeva che la questione fosse chiusa si sbaglia. In K2, la storia continua (Lìbrati, 82 pagine, 10 euro), pubblicato ad Ascoli Piceno, l’avvocato e alpinista Francesco Saladini riapre la questione. 

Lo fa sfruttando la sua esperienza di montagna, tra il Gran Sasso, i Sibillini e le Alpi. E con la capacità di esaminare in dettaglio le cose che caratterizza chi ha frequentato per decenni i tribunali.  

Come le è venuto in mente di riaprire la “questione delle questioni” della storia dell’alpinismo italiano?

Per anni, come tanti, ho seguito la questione da lontano. Poi, nel 2013, ho letto Bonatti, il fratello che non sapevo di avere, il libro con cui Reinhold Messner si rappacifica con l’alpinista lombardo. 

Cosa ha trovato?

Parlando del K2, Messner scrive “al Campo IX non sarebbe stato possibile trascorrere la notte nella tendina. Troppo piccola”. Ho controllato, e la Super K2 dell’ultimo campo era lunga 2 metri, alta 75 centimetri, larga 125 all’ingresso e 90 sul fondo. Scomoda per due persone infagottate negli abiti d’alta quota, impossibile per quattro. 

Cosa cambia questo dato nella ricostruzione del 30 luglio?

Molte cose. La relazione dei “tre saggi” e K2, la storia finita suggeriscono, senza affermarlo espressamente, la volontà di Compagnoni di escludere Bonatti dal Campo IX per non averlo come concorrente nella salita alla cima. Ma l’ipotesi che Bonatti e Mahdi potessero sperare di entrare anche loro nella tenda non sta in piedi!

Francesco Saladini sull’M6, 1972

Lei ha 85 anni, ha un bel passato di alpinista, è tra gli animatori dell’Associazione Alpinisti del Gran Sasso, nata come Vecchie Glorie del Gran Sasso, che fa un importante lavoro di ricerca storica. Ha partecipato a spedizioni extraeuropee?

Una sola, nel 1976, nell’Hindu Kush afghano. Abbiamo salito l’M6, una cima di 6138 metri. Dopo il ritorno, i litigi nel corso della salita hanno pesato molto tra di noi. 

La vostra, però, era una spedizione tra amici.

Vero, mentre quella del 1954 era una spedizione gerarchica, organizzata in modo militare. Desio era l’ufficiale in comando. Compagnoni, che aveva passato anni alla Scuola Militare Alpina, era il perfetto sergente, che obbedisce agli ordini degli ufficiali e li trasmette alla truppa. 

Un meccanismo che le piace?

Se mi piace o no non conta! Da giovane ero radicale, ho avuto problemi giudiziari per il mio antimilitarismo. Però, se guardiamo alla storia, il metodo militaresco è stato alla base della vittoria italiana del 1954. Le spedizioni americane hanno fallito perché nessuno poteva dare ordini agli altri. 

Torniamo al momento-clou, la sera del 30 luglio 1954 sul K2. L’ultimo capitolo del suo libro sembra un’arringa in tribunale. 

Certo, la professione mi ha insegnato a esporre le cose in modo ordinato… 

Francesco Saladini (a destra) sul Corno Piccolo negli anni Sessanta

E allora?

Penso che Desio abbia sbagliato a non riconoscere, una volta tornato in Italia, il contributo di Bonatti. Credo che Compagnoni, se veramente lo ha fatto, ha pesantemente sbagliato a passare a Nino Giglio i suoi sospetti su Bonatti. 

E Bonatti? 

Bonatti avrebbe fatto una figura migliore se non avesse ripetuto per decenni che Compagnoni era stato un bugiardo. Invece piazzare il Campo IX sulle rocce, fuori dal pendio, era una scelta logica.    

E il CAI? 

Ha fatto un errore doppio, se non triplo. Prima ha taciuto, poi ha sposato acriticamente le posizioni di Bonatti, dando addosso a Compagnoni che invece in montagna non ha sbagliato. L’intervento dei “tre saggi” è stato molto carente. 

Ha avuto delle reazioni ufficiali al suo libro?

Prima di scriverlo ho scritto una lettera al Presidente generale del CAI. Quando lo stavo completando, ho trovato conferma delle mie opinioni in The Ghosts of K2, il libro di Mick Conefrey uscito con il titolo italiano Sulla vetta del mondo.  

K2, la storia continua è l’inizio della sua carriera di scrittore?

Non credo, ma sono contento di quel che ho fatto. E’ un libro piccolo, di un editore di provincia, ma che ha un codice ISBN e che entrerà nelle bibliografie ufficiali.     

Articolo precedenteArticolo successivo

4 Comments

  1. Ma, io continuo a rimanere perplesso in merito a questa ricostruzione che, va detto, conosco solo sulla base delle poche informazioni emerse dall’intervista e dal precedente articolo; nel libro di Cenacchi, Lacedelli dice chiaramente che quella di spostare la tenda rispetto gli accordi è stata un’iniziativa di Compagnoni e lascia intendere che il motivo fosse quello di non farsi raggiungere dal Bonatti.
    Il fatto riguardante le dimensioni della tenda non lo trovo così determinante anche perchè la letteratura delle alte quote è piena di casi in cui alpinisti hanno condiviso lo spazio in numero maggiore rispetto alla portata delle tende.
    Comunque mi riservo di leggere per intero il libro e poi sarò in grado di dare un giudizio definitivo.

  2. Non sono d’accordo con la tesi di Saladini, la dimensione della tenda è un fatto marginale e l’accordo era appunto che solo i due alpinisti per la vetta l’avrebbero occupata, gli altri sarebbero ridiscesi al campo precedente. Ma se Bonatti e Mahdi fossero arrivati al Campo IX, si sarebbe posto il problema su chi realmente dovesse occuparla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.