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Neve e ancora neve ai Gashebrum. Non va meglio su K2, Broad Peak e Nanga Parbat

alpinismo, pakistan, karakorumFoto @ Spedizione italiana dell’esercito al GIV

Meteorologicamente parlando, questo inizio stagione in Karakorum si sta rivelando davvero un disastro.

Gli alpinisti sono oramai ai campi base da settimane, ma le uscite in parete si contano sulle dita di una mano e comunque non si va oltre a campo 1 (a parte sul K2). 

Il problema è che nevica, incessantemente, e le finestre di bel tempo, se arrivano, sono brevi e non sfruttabili a pieno a causa dei pendii che scaricano, diventando pericolosi per chi sale. Inoltre, l’abbondante neve fresca continua a coprire le tracce battute dagli alpinisti, costretti ogni volta ad un duro lavoro che alla lunga potrebbe iniziare a stancare il fisico (e pure lo spirito). In tutto questo, c’è anche il tema dell’acclimatamento, che non sta procedendo.

Andiamo però a vedere cosa sta succedendo sulle varie montagne.

Avevamo lasciato i Gasherbrum qualche giorno fa con l’arrivo di un timido sole che aveva ridestato gli animi degli alpinisti, i quali si erano affrettati a salire per installare i campi alti. Proposito in realtà realizzato solo in parte a causa dei motivi che sopra dicevamo.

Gli italiani al GIV sono finalmente riusciti a fissare campo 1, a 6000 metri, e a passare almeno una notte in quota, ma la mattina dopo, quando avrebbero voluto andare a campo 2, non hanno potuto alzare nemmeno il naso un po’ più in alto costretti a scendere di fretta a causa dell’imminente arrivo dell’ennesima bufera.

Stessa sorte per Adam Bielecki e compagni sul GII, che, malgrado le buone intenzioni, non sono andati oltre campo 1 a causa delle nevicate. Rientrati senza arrivare a campo 2 anche gli ungheresi Dávid Klein e Szilárd Suhajda. Al base anche Viemo e Corona.

E non va molto meglio al K2 ed al vicino Broad Peak.

In realtà, sulla seconda montagna della Terra, le grandi spedizioni commerciali sono riuscite a fissare la via fino a campo 2. Il merito è tutto dell’imponente numero di lavoratori d’alta quota (quasi tutti sherpa, pochi i pakistani) che dispongono, tra cui spicca anche un nome famoso, quello di Ali Sadpara, che è alle dipendenze della nepalese Seven Summits.

Sul Broad Peak, invece, è ancora tutto fermo a campo 1.

Le valanghe bloccano la progressione anche sul Nanga Parbat, dove sono impegnati gli alpinisti Alex Gavan e il turco Tunc Findik, che su Facebook pubblicano oscuri messaggi che farebbero intuire una rinuncia definitiva data l’impossibilità di raggiungere la quota di 7000 metri per trascorrevi una notte al fine di completare l’acclimatamento. Non sarebbe la prima defezione sul Nanga, già abbandonato dall’alpinista Mike Hor a causa delle pessime condizioni meteo e della montagna.

La speranza è che con luglio la bassa pressione possa abbandonare le vette del Karakorum dando finalmente tregua alle varie spedizioni. Dita incrociate! 

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