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Alla scoperta della Valle d’Aosta con il Tour de Six. Le prime tappe

Tour del Six, Monte Rosa, Cervino, puntata 1

Parte da Champoluc il nuovo modello di trekking per scoprire le montagne valdostane. Un percorso nato dalla passione per il proprio territorio di sei rifugisti che han scelto di fare squadra per promuovere un ambiente spettacolare, che abbiamo testato personalmente.

Stiamo parlando del Tour de Six, un giro ad anello che attraversa le valli di Gressoney, Ayas e Valtournenche regalando uno splendido panorama sul massiccio del Rosa e sul Cervino. Una valida alternativa ai classici tour del Monte Rosa e del Cervino. Un modo per scoprirli entrambi vivendo un’esperienza a portata di famiglia.

Tour del Six, Monterosa, Cervino
Il percorso del Tour de Six

Di questo itinerario, per ragioni di tempo, abbiamo percorso la variante Est, ovvero l’itinerario che in quattro giorni di cammino collega i rifugi Ferraro, Grand Tournalin ed Ermitage.

Il percorso parte dalle poste di Champoluc e subito si inoltra nel bosco portando a Mascognaz, storico insediamento Walser dove, girando tra le piccole vie, si possono scoprire i particolari architettonici e i dettagli delle case di un tempo. Costruzioni particolari, funzionali e affascinanti. Edifici che dovevano servire a riparare dal freddo e a conservare gli alimenti.

Da Mascognaz si prosegue comodi, senza molto dislivello, verso Crest e poi ancora in direzione di Soussun e infine del rifugio Ferraro. Giusto a monte dell’abitato di Saint Jacques il rifugio è costruito all’interno del villaggio Walser di Resy.

Si arriva a metà pomeriggio, partendo non troppo presto da Champoluc. Si posa lo zaino giusto in tempo per prendersi una birra al sole sulla bella terrazza del rifugio, affacciato sulle cime del Tournalin della Testa Grigia, e poi andare in cerca di qualche altra interessante meta.

Basta chiedere a Valerie o a suo fratello Julien per ricevere suggerimenti su escursioni più o meno impegnative nella zona. I due fratelli sono pratici conoscitori di queste terre. Le vivono e le frequentano da anni, oggi anche come giovani gestori del rifugio. Han deciso di acquistarlo dalla precedente gestione per portare avanti la loro passione per il territorio, per la montagna e per l’attività di rifugista. Un bel posto a mezza costa. Un edificio dai muri spessi dove sentirsi in famiglia.

Siamo pochi in questi ultimi giorni di giugno, le abbondanti nevicate invernali han fatto ritardare l’inizio di stagione, con noi solo un gruppo di francesi impegnati sull’Alta Via e due coppie: due finlandesi che dopo aver visto le Alpi dall’aereo han scelto di indossare gli scarponi e venirle a scoprire; e due giovani francesi romanticamente in fuga dall’afa della città.

Ci si sveglia con calma in rifugio. Il Tour de Six non è un percorso che richiede levatacce alle cinque o alle sei di mattina. Si parte rilassati, dopo aver assaporato l’aria frizzante delle prime ore del dì. Prima destinazione: lago Blu. Una piccola deviazione di un’oretta per godere del caratteristico azzurro turchese delle acque in quota, quindi si rientra per boschi verso la frazione di Saint-Jacques prima di iniziare la salita al rifugio Grand Tournalin. Questo secondo rifugio è la struttura più alta di tutto il percorso, ed è anche una delle salite più impegnative. In costante pendenza da Saint Jacques l’itinerario prosegue per boschi e poi per praterie aperte, ogni tanto costellate di alpeggi ormai popolati dalla transumanza estiva.

Vacche e marmotte fanno da contorno alla salita che termina al cospetto dei 3379 metri del Grand Tournalin e del Colle di Nana che appare ancora innevato. Ci penseremo domani, quando l’itinerario si spingerà in Valtournenche, la valle del Cervino. Ora ci godiamo una buona birra e un panino in compagnia dei gestori, questa volta veramente giovani: 32 anni lui, 24 lei.

Lui sposato, lei fidanzata, entrambi con una passione e una voglia di fare che si percepisce al primo sguardo. “Siamo al primo anno, dobbiamo ancora tararci su molte cose ma sta andando bene” raccontano Ylenia e Massimo.

Entrambi hanno trascorso alcune stagioni al rifugio Ferraro mentre ora si sono spostati in quota a gestire una struttura più complessa dove la luce non c’è sempre e dove l’acqua calda è contata. “Spesso dobbiamo spiegare le nostre difficoltà dovute alla quota” anche se al Grand Tournalin c’è sempre la comodità di poter rifornire il rifugio senza dover prendere l’elicottero.

“Dobbiamo anche imparare a dosarci con le quantità” sorridono mentre ci servono delle enormi ciotole di zuppe alla valdostana concilianti il sonno. Alle 22.30 le luci si spengono e si accendono le stelle.

 

Dettaglio tecnico

1a tappa: 

Champoluc – Rifugio Ferraro

Tempo: 3 h

Dislivello: 733 m

Lunghezza: 7,700 km

Difficoltà: E

2a tappa:

Rifugio Ferraro – Rifugio Grand Tournalin

Tempo: 3 h 30 min

Dislivello: 854 m

Lunghezza: 6,700 km

Difficoltà: E

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1 Comment

  1. potrebbe essere un bel percorso per un media corsa di montagna (per la gioia dei rifugisti che si vedrebbero passare veloci le persone anzichè averle ospiti)

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